Demografia

Intenzioni di fecondità: 10 milioni di italiani non vogliono figli

il Rapporto dell’Istat sulle intenzioni di fecondità degli italiani fornisce indicazioni importanti circa il potenziale di fecondità futura a breve e medio termine e l’analisi può contribuire a orientare le politiche in materia di sostegno alla natalità.

In Italia sempre meno persone intendono avere figli.

Il dato emerge dalreportIntenzioni di fecondità” che l’Istat ha pubblicato il 22 dicembre 2025, dopo la diffusione il 18 dicembre delCensimento e dinamica della popolazione.Anno 2024che aveva certificato un lieve calo della popolazione abitualmente dimorante in Italia al 31 dicembre 2024 pari a58.943.464 individui. (-0,5 per mille), condecrementi più accentuati nel Sud e Isole, unadiminuzione più lieve al Centro, mentrenel Nord-ovest e nel Nord-est si osservano incrementi. A contenere la flessione della popolazione a livello nazionale e a sostenere la lieve crescita riscontrata nel Nord, è stata adinamica positiva della popolazione straniera(5.371.251 individui (+22,4 per mille rispetto al 2023), la cuiincidenza sul totale della popolazione residente raggiunge il 9,1%(era pari all’8,9% nel 2023).

Il nuovo report esplicita questadrammatica situazione demograficacon oltre10,5 milioni di persone che non vogliono avere figli o altri figli né nei tre anni successivi l’intervista, né in futuro.Solo il 21,2% delle persone tra 18 e 49 anni intende avere un figlio. All’origine della sceltaun terzo cita motivi economici, il9,4% condizioni lavorative inadeguatee l’8,6% mancanza di un partner.

Tra chi ha già un figlio,circa un terzo degli uomini e poco più di un quarto delle donne riferiscono di volerne un altro nei tre anni successivi all’intervista(rispettivamente, 32,4% e 26,0%), testimoniando l’intenzione di proseguire o portare a compimento il proprio progetto riproduttivo.

Se non si hanno figli, invece, la quota di quanti riferiscono di volerne entro tre anni scende decisamente per gli uomini (23,6%), mentre cresce per le donne (29,7%); infine, se i figli avuti sono già almeno due, queste percentuali si riducono considerevolmente per entrambi i sessi (5,8% degli uomini e 4,2% delle donne).

Tra ledonne, la metà pensa che l’arrivo di un figlio peggiori le proprie opportunità di lavoro(tra le 18-24enni oltre il 65%), mentre il59,0% degli uomini non prospetta effetti su di sé.

Quasiil 90% dei 18-24enni non intende procreare entro tre anni, collegando questa scelta con tutta probabilità alla volontà di portare a compimento il proprio percorso di studio e formazione; tra questi, però, la grande maggioranza (81,8%) esprime il desiderio di avere comunque un figlio in futuro (quasi 3 milioni di persone).

In particolare, peri ragazzi la quota è pari all’87,2%(il 44,7% afferma di esserne certo), mentre per leragazze il valore si ferma al 75,5%(il 37,3% dice di esserne certa). Su posizioni opposte si collocanoi 45-49enni che non vogliono un figlio entro tre anni; gruppo in cui sono maggiormente presenti individui che hanno già realizzato il proprio progetto riproduttivo: il 95,0% non intende avere figli in futuro, e ancor più tra le donne (96,9%), ormai prossime alla conclusione del periodo fecondo.

Poco meno di 5 milioni di persone, quasi il 60% di chi non ha avuto figli e non intende averne nei tre anni, vorrebbe averne in futuro. Sono, in particolare, gli uomini senza figli a vedersi padri nel lungo periodo(62,6% e un quarto manifesta intenzioni certe), mentretra coloro che hanno già avuto uno o almeno due figli le percentuali di quanti non intendono averne altri sono molto elevate(rispettivamente, il 92,4% e il 97,0%).

Il28,5% indica come priorità per la natalità le misure di sostegno economico, seguono iservizi per l’infanzia(26,1%) e leagevolazioni abitative(23,1%). Meno della metà delle donne che desideravano un figlio nel 2016 sono riuscite ad averlo nei tre anni successivi.

L’Istat sottolinea come da alcuni decenni l’Italia stia attraversando un’importante trasformazione demografica segnata da un costante calo delle nascite (1,18 figli per donna nel 2024, era 1,29 nel 2003). Nel 2024 sononati in Italia solo 369.944 bambini, quasiuna donna su due, tra i 18 e i 49 anni, non ha figli. Non per rifiuto della maternità, ma per impossibilità di conciliarla con il resto della vita.

Sempre più spesso, infatti, i giovani scelgono di rimandare o rinunciare al progetto di costruire una famiglia con figli, traincertezze economiche,precarietà lavorativaecambiamenti dei modelli di vita. L’età media alprimo parto supera i 32 anni, l’indipendenza economica arriva tardi, la stabilità lavorativa ancora più tardi.

In un contesto in cui la maggior parte delle persone in età feconda utilizza metodi contraccettivi per controllare le nascite (il 65,1% tra le 15-49enni), leintenzioni riproduttive forniscono indicazioni importanti circa il potenziale di fecondità futura a breve e medio termine e la loro analisi può contribuire a orientare le politiche in materia di sostegno alla natalità.

Le ripercussioni di queste mancate nascite si avvertiranno sullamancanza di lavoratori domani, di contributi ridotti e di una previdenza che collasserà inevitabilmente con più pensionati rispetto ai lavoratori.

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