Un recente studio di coorte a livello di popolazione in Catalogna, ha trovato che l’esposizione di lunga durata all’inquinamento atmosferico (PM2.5, NO2, Black carbon e O3) riduce fino al 10% della risposta immunitaria ai vaccini anti-Covid, denunciando ulteriormente la necessità di introdurre limiti di inquinamento atmosferico più severi, come raccomandato dall’OMS.
Livelli più elevati di inquinamento atmosferico sarebbero correlatia risposte anticorpali inferiori in caso di vaccini anti COVID-19.
È il risultato delloStudio“Long-term exposure to air pollution 1 and COVID-19 vaccine antibody response in a general population cohort (COVICAT Study, Catalonia)”, condotto dalBarcelona Institute for Global Health(ISGlobal), in collaborazione con l’istituto di ricerca tedescoTrias i Pujol(IGTP) e pubblicato il 5 aprile 2023 su Environmental Health Perspectives .
Come noto, l’inquinamento atmosferico è collegato a esiti negativi per la salute, tra cui cancro ai polmoni, malattie cardiovascolari e respiratorie e diabete. Fin dagli inizi della pandemia di Covid-19 si era acceso il dibattitonella comunità scientifica sulla possibilità che il particolato atmosferico (PM) potesse agire da carrier in fase aereodispersa, ovvero ‘trasportare’ il virus SARS-CoV-2 in atmosfera. Tant’è che in Italia,nella primavera 2020 era stato avviato il Progetto “Pulvirus”, nato dall’Alleanza scientifica fra ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), ISS (Istituto Superiore di Sanità) e SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale), con l’obiettivo di dare risposte congiunte e con fondamento scientifico sul ruolo dell’inquinamento atmosferico sulla diffusione del nuovo coronavirus. Dopo 2 anni di analisi, lo scorso gennaio sono stati presentati irisultatiche non escludono il ruolo di vettore del PM, ma anche che non c’era conferma che il virus rimanga vivo e attivo durante il “trasporto”.
Lo studio suEnvironmental Health Perspectives si è concentrato, invece, sull’associazione tral’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosfericoe la risposta anticorpale indotta dal vaccino.
“È stato dimostrato che gli inquinanti atmosferici influenzano le risposte immunitarie –ha affermato il ProfessorManolis Kogevinas, Direttore scientifico presso l’Istituto per la salute globale di Barcellona (ISGlobal) e principale autore dello Studio –Quindi in questo studio abbiamo voluto determinare se l’inquinamento atmosferico influisca anche sulle risposte anticorpali ai vaccini COVID-19“.
Kogevinas e i suoi colleghi hanno analizzato i dati di 927 partecipanti della coorteGenomes for Life, di età compresa tra 40 e 65 anni, che hanno risposto a questionari e fornito campioni di sangue nell’estate del 2020 (subito dopo il primo blocco) e nella primavera del 2021 (dopo l’inizio della vaccinazione contro il COVID-19). Tutti avevano ricevuto una o due dosi dei principali vaccini somministrati in Spagna (prodotti daAstraZeneca,PfizeroModerna). Il team di ricerca ha misurato gli anticorpi IgM, IgG e IgA contro cinque antigeni virali (tre dei quali sullaproteina Spikecontenuta nel vaccino). L’esposizione a particolato fine (PM2.5), black carbon (BC), biossido di azoto(NO2) e ozono (O3) è stata stimata per ciascun partecipante in base alla sua residenza prima della pandemia.
“La collaborazione di tutti i volontari della coorte, con più di dieci anni di dati –ha dichiaratoRafael de Cid, Direttore del ProgettoGenomes for Lifee co-autore dello Studio –ci ha permesso di stimare in modo affidabile il livello di esposizione ambientale di tutti i partecipanti“.
I risultati mostrano che negli individui non infettati, l’esposizione pre-pandemia a PM2.5, NO2 e BC era associata a una riduzione dal 5% al 10% degli anticorpi Spike indotti dal vaccino . La diminuzione degli anticorpi è stata dimostrata sia per le risposte IgM precoci che per le risposte tardive misurate da IgG. La risposta di IgG dopo la prima dose ha raggiunto il picco più tardi nei partecipanti esposti a livelli di inquinamento atmosferico più elevati e livelli di IgG più bassi sono persistiti per diversi mesi dopo la vaccinazione. I risultati sono stati simili per i 3 vaccini.
“L’inquinamento atmosferico può indurre un’infiammazione cronica, che è stata associata a un effetto negativo sull’efficacia del vaccino– ha spiegato Carlota Dobaño, Professoressa associata di ricerca presso l’IS Global di Barcellona e co-autrice senior dello studio –I nostri risultati sono coerenti con l’evidenza che gli inquinanti organici persistenti riducono le risposte ai vaccini nei bambini“.
Il fatto che precedenti infezioni portino a risposte vaccinali più elevate potrebbe spiegare perché l’effetto degli inquinanti è stato osservato solo nelle persone senza una precedente infezione. Tuttavia, avvertono gli autori, il ruolo dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico sull’immunità ibrida (infezione più vaccinazione) merita ulteriori indagini.
Lo studio non ha esaminato se la riduzione delle risposte anticorpali comportasse un aumento del rischio di“breakthrough infections” (le infezioni, generalmente molto rare, che colpiscono le persone vaccinate) e della loro gravità.
“Tuttavia – ha conclusoCathryn Tonne, anche lei Professoressa associata di ricerca all’IS Global di Barcellona e co-autrice dello Studio –i nostri risultati che si aggiungono al crescente numero di prove sugli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico anche ai livelli relativamente bassi osservati nell’Europa occidentale, chiedonolimiti di inquinamento atmosferico più severi, come raccomandato dall’OMS”.
