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Indicatori BES nel DEF 2018: alcuni progressi, ma anche dati “insostenibili”

Indicatori BES nel DEF 2018

L’Italia è il primo Paese dell’Unione europea e del G7 ad aver introdotto gli Obiettivi di Benessere Equo e Sostenibile (BES) nella politica economica, ovvero di strumenti in grado di superare i limiti del PIL come indicatore delle performance economiche e sociali, capaci di misurare il benessere e la sostenibilità, economiche, ambientali e sociali.

La Legge n. 163 del 4 agosto 2016, infatti, ha stabilito che gli indicatori BES debbano essere incorporati nel ciclo di programmazione economico-finanziaria mediante due documenti predisposti dal Ministro dell’Economia e delle Finanze:
– un Allegato al Documento di Economia e Finanza (DEF) che riporta l’andamento nell’ultimo triennio degli indicatori BES e le previsioni sull’evoluzione degli stessi nel periodo di riferimento del DEF, anche sulla base delle misure previste per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica;
– una Relazione che il Ministro dell’Economia e delle Finanze presenta alle Camere entro il 15 febbraio di ciascun anno e che deve prevedere l’andamento degli indicatori BES nel triennio coperto dalla Legge di Bilancio alla luce delle misure in essa contenute.

Nel DEF 2017 è stato condotto un primo esercizio di previsione su un sottoinsieme di indicatori BES:
– il reddito medio disponibile aggiustato pro capite;
– il tasso di mancata partecipazione al lavoro (con relativa scomposizione per genere);
– l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile ( rapporto fra il reddito equivalente totale ricevuto dal 20% della popolazione con il più alto reddito e quello ricevuto dal 20% della popolazione con il più basso reddito);
– le emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti pro capite.

Lo scorso febbraio per la prima volta è stata predisposta la Relazione BES che, in coerenza con l’esercizio sperimentale condotto in occasione della presentazione dell’Allegato BES al DEF 2017, ha riportato una previsione dell’andamento dei quattro indicatori ivi considerati nel triennio 2018-2020 alla luce della Legge di Bilancio 2018 e del quadro macroeconomico (QM) aggiornato.

Durante il periodo intercorso fra l’Allegato BES 2017 e la Relazione di febbraio 2018, il Comitato BES, presieduto dal Ministro dell’Economia e delle Finanze e composto dal Presidente dell’Istat e dal Governatore della Banca d’Italia e da due esperti della materia di comprovata esperienza scientifica (Enrico Giovannini, Professore di Statistica economica all’Università di Roma “Tor Vergata” e Luigi Guiso, Professore di Economia politica all’Einaudi Institute of Economics and Finance di Roma), ha selezionato 12 indicatori BES per i quali, in occasione dei documenti ufficiali summenzionati, si devono fornire andamento e previsioni per il periodo di programmazione economico-finanziaria di riferimento.

Tali indicatori , elencati nel Decreto del 16 ottobre 2017 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, oltre ai 4 iniziali summenzionati inseriti nell’Allegato BES al DEF 2017, sono:
– indice di povertà assoluta (incidenza a livello individuale);
– speranza di vita in buona salute alla nascita;
– eccesso di peso;
– uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione;
– indice di criminalità predatoria (numero di vittime di furti in abitazione, borseggi e rapine per 1.000 abitanti);
– rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e senza figli ;
– indice di efficienza della giustizia civile (durata media effettiva in giorni dei procedimenti di cognizione civile ordinario definiti dei tribunali);
– indice di abusivismo edilizio (numero di costruzioni abusive per 100 costruzioni autorizzate dai comuni).

Secondo l’ultimo Rapporto BES dell’Istat (link: http://www.regionieambiente.it/nel-rapporto-bes-2017-crescono-il-benessere-ma-anche-le-disuguaglianze/), pubblicato a dicembre 2017, le 12 dimensioni del benessere sono le seguenti: 1) salute; 2) istruzione e formazione; 3) lavoro e conciliazione dei tempi di vita; 4) benessere economico; 5) relazioni sociali; 6) politica e istituzioni; 7) sicurezza; 8) benessere soggettivo; 9) paesaggio e patrimonio culturale; 10) ambiente; 11) innovazione ricerca e creatività; 12) qualità dei servizi.

Ora, il DEF 2018, varato dal Governo il 26 aprile 2018, fa il punto sulla situazione a legislazione vigente, senza pronunciarsi sugli interventi futuri, in mancanza di un nuovo Governo e di un accordo programmatico che determini la linea di politica economica.

Per quanto riguarda gli indicatori del BES (Allegato), il documento contiene comunque importanti novità perché presenta un quadro al 2017 dei 12 indicatori per valutare l’impatto delle politiche, ma avanza anche una proiezione al 2021.

Il quadro che ne emerge è fatto di luci e ombre. “Nel complesso, si evince come la crisi del 2008-2013 abbia intaccato il benessere dei cittadini, in particolare accentuando le disuguaglianze e aggravando il fenomeno della disoccupazione e della povertà assoluta, soprattutto fra i giovani – vi si legge – È tuttavia già in corso un recupero dei redditi e dell’occupazione; si attenuano fenomeni di esclusione sociale quali la mancata partecipazione al mercato del lavoro e l’abbandono scolastico precoce; migliorano alcuni indicatori di efficienza del settore pubblico, quali la durata dei processi civili. Molto resta da fare, i progressi non sono uniformi, ma esiste una base su cui proseguire ed allargare lo sforzo di miglioramento del benessere, dell’equità e della sostenibilità sociale, economica ed ambientale. L’inserimento dell’analisi del benessere nei documenti programmatici è funzionale a una maggiore attenzione dei decisori politici e dell’opinione pubblica verso questi temi così rilevanti per i cittadini”.

Rinviando all’analisi completa per dettagliate informazioni, ci limitiamo a segnalare l’andamento di 2 indicatori BES, uno del dominio “Ambiente” e l’altro del dominio “Paesaggio e patrimonio culturale”, che mostrano tendenze che non vanno nella direzione di uno Sviluppo sostenibile.

– Emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti. Tale indicatore, incluso anche nella strategia Europa 2020, consente di illustrare, in via diretta, l’andamento della qualità dell’ambiente e il relativo impatto delle politiche, e di misurare, in via indiretta, la sostenibilità in termini di rischio di cambiamenti climatici. Esso misura le tonnellate di CO2 equivalente emesse su base annua da attività agricole, urbane e industriali, per abitante ed include le emissioni di anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O) con pesi che riflettono il potenziale di riscaldamento in rapporto all’anidride carbonica.

Le emissioni pro capite hanno registrato una riduzione significativa tra il 2005 e il 2015, ultimo anno per cui si dispone di dati definitivi. Nel periodo 2005-2009 l’indicatore si è ridotto di 1,8 tonnellate di CO2 pro capite nel periodo 2009-2015 di 1,2 tonnellate di CO2 pro capite. Dal 2014 si osserva un incremento della CO2 pro capite: per il 2016 l’Eurostat prevede un lieve incremento di 0,1 tonnellate e per il 2017 l’Istat prevede un ulteriore incremento dell’indicatore (0,2 tonnellate)”. 
Tali ultime previsioni sono superiori a quelle che erano state stimate nel DEF 2017 e contraddicono le indicazioni formulate nell’occasione che davano l’Italia sulla strada del decoupling (disaccoppiamento) tra crescita del PIL e produzione di CO2.

– Indice di abusivismo edilizio. Tale indice fornisce una misura diretta del deterioramento del paesaggio ma può leggersi anche come una proxy del rispetto della Legge nell’utilizzazione del territorio. Da un corretto equilibrio nel rapporto di forza fra interessi pubblici e privati dipendono, infatti, sensibilmente il benessere collettivo e la coesione delle comunità locali.
Nella Relazione finale del Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile si evidenzia che l’indicatore “cattura il grado di sfruttamento del suolo e il degrado del paesaggio e costituisce un’approssimazione del fenomeno del consumo di suolo, l’indicatore che il Comitato avrebbe voluto includere nella lista. Tuttavia, per quest’ultimo non si dispone al momento di un indicatore che (…) possa essere immediatamente utilizzato per i fini previsti dalla legge. Si propone, pertanto, «l’abusivismo edilizio» in via temporanea, in attesa di poter adottare il «consumo di suolo» quando i dati saranno di qualità adeguata”.

Il numero di abitazioni abusive costruite per 100 legali è passato da 11,9 nel 2015 a oltre 19 negli ultimi tre anni, seppure con una lieve e recente tendenza alla diminuzione.

L’indice di abusivismo edilizio registrato al Sud e nelle Isole si mantiene su livelli sempre notevolmente più elevati rispetto a quello registrato nelle altre ripartizioni territoriali; ad esempio, nel 2005 tale indice è pari a 4,3 e 33,2 rispettivamente nella ripartizione Nord-Est e Sud, nel 2010 i valori nelle due ripartizioni sono pari rispettivamente a 3,9 e 31,1 e, infine, nel 2017 nella ripartizione Nord-Est l’indicatore è pari a 5,5 e nel Sud raggiunge il 49,9.

Anche in termini di variazioni nell’ultimo triennio si registrano tendenze divergenti fra le diverse ripartizioni: tra il 2015 e il 2017 a fronte di riduzioni nelle ripartizioni Nord-Ovest (da 7,2 a 5,9) e Nord-Est (da 6,3 a 5,5) si osservano aumenti dell’indice di abusivismo al Centro (da 19,0 a 20,7), al Sud (da 40,0 a 49,9) e nelle Isole (da 45,3 a 47,1).

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