Circular economy Sostenibilità

Guida WBCSD indica alle imprese il percorso verso l’economia circolare

Guida WBCSD imprese economia circolare

Presentata dal WBCSD una Guida per le imprese che vogliono intraprendere il percorso verso l’economia circolare, cogliendo le opportunità di un business di 4.500 miliardi di dollari al 2030 e contribuendo anche a raggiungere gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi e quelli dello Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU.

Al World Circular Economy Forum di Helsinki (5-7 giugno 2017), World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), un’organizzazione che riunisce più di 200 tra le principali aziende al mondo, che insieme danno lavoro a 19 milioni di persone e producono un fatturato pari a 8.500 miliardi di dollari, ha lanciato la “CEO Guide to the Circular Economy“, sviluppata in collaborazione con Accenture e firmata da 14 Amministratori delegati di alcune delle imprese aderenti, tra i quali quelli di BASFPhilips, UnileverDanoneTata, e di Francesco Starace Amministratore delegato di Enel SpAscelta per il progetto Futur-e, che “gestisce 23 centrali termiche non più in esercizio inserendole in un singolo portafoglio, operando una riconversione economica di questi siti a beneficio delle comunità locali, degli stakeholder, e preservando l’ambiente“, come si può leggere nella Guida.

Troppo spesso ci troviamo di fronte a soluzioni sociali e ambientali che non hanno valore economico. Con l’economia circolare, le soluzioni sociali, ambientali e commerciali, viceversa, si compenetrano fin dall’inizio. – ha sottolineato Maria Mendiluce, a capo della Strategia Clima ed Energia del WBCSD, nel presentare la Guida al Forum – Una leadership forte e visionaria dell’Amministratore delegato è essenziale per l’attuazione dell’economia circolare e per raggiungere nuovi livelli di crescita economica sostenibile“.

Ma perché le imprese dovrebbero intraprendere il percorso verso l’economia circolare?

In primo luogo per la scarsità delle risorse e le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime, rispondono gli autori.
La crescita delle popolazione e dell’economia fanno aumentare la richiesta e il consumo di risorse. Negli ultimi 40 anni, l’estrazione annuale dei materie prime è più che triplicata.

Con la prevista crescita della popolazione mondiale, aumenta anche il numero dei consumatori che entrano a far parte della cosiddetta classe media, con conseguente incremento della domanda globale di risorse, che è prevista raggiungere 130 miliardi di tonnellate nel 2050, quando nel 2014 si era fermata a 50 miliardi. Ciò determinerebbe un sovrasfruttamento del 400% rispetto alle capacità del Pianeta.

Pur tenendo conto dei normali miglioramenti tecnologici e dell’efficienza delle risorse, saremo ancora fuori budget di circa 40 miliardi di tonnellate di risorse naturali all’anno.

Un’altra ragione per cui è necessario che le imprese intraprendano il nuovo percorso è la volatilità dei prezzi delle risorse.

La grandezza e la velocità di crescita della domanda e le correlate frequenti fluttuazioni dei prezzi potrebbero determinare l’aumento a più lungo termine dei prezzi delle materie prime e all’insicurezza degli approvvigionamenti.
I rischi del non agire sarebbero assai elevati.

Viceversa muoversi verso l’economia circolare produrrebbe una crescita del PIL, sbloccando 4.500 miliardi di dollari entro il 2030 e aumentando la capacità di resilienza delle economie globali.

Indirizzarsi verso un’economia circolare può aiutare le aziende ad essere pronte quando verranno introdotte quelle politiche che dovranno essere adottate in merito alle normative e ai prezzi delle esternalità e alle potenziali variazioni dei sistemi di tassazione.

Le imprese che hanno puntato sui vantaggi economici della sostenibilità attraverso riuscite trasformazioni circolari costituiscono dei punti di riferimento per i policy maker, convincendoli ad introdurre nuove politiche che mettano tutti sullo stesso piano.

Inoltre, le azioni di economia circolare possono contribuire a raggiungere gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi e quelli di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030.

Vengono, quindi, riportati alcuni esempi sulla base delle esperienze dei CEO coinvolti nel Rapporto, dei benefici economici e sociali che possono derivare dalla diffusione dell’economia circolare:
– in Francia, si sono creati 500.000 posti di lavoro in più;
– nell’UE le soluzioni offerte dall’economia circolare potrebbero ridurre i consumi energetici del 37%;
– in India la diffusione di misure di economia circolare permettono di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 40%;
– le foreste gestite in modo sostenibile assicurano la disponibilità a lungo termine di risorse rinnovabili per la produzione di materiali bio-based e l’introduzione dei principi dell’economica circolare nella gestione dell’acqua può contribuire a ridurre lo stress idrico in molte regioni chiave;
– le potenzialità di ritorno economico delle misure circolari introdotte in alcuni determinati settori, come per le imprese dell’automotive, raggiungerebbero entro il 2030 tra i 400 e i 600 miliardi di dollari, raddoppiando gli attuali utili.

Come possono iniziare le imprese questo nuovo percorso

La Guida mira a dare ai dirigenti e ai leader commerciali gli strumenti necessari per attuare i principi dell’economia circolare, mettendo in evidenza 5 modelli di business e le 3 tecnologie disruptive (dirompenti) che le aziende possono esplorare e implementare per cogliere l’opportunità di 4.500 miliardi di dollari che l’economia circolare rappresenta.

Di seguito, vengono indicati i modelli indicati nella Guida:
1) Approvvigionamenti circolari: utilizzo delle energie rinnovabili e fattori di produzione biotecnologici o completamente riciclabili;

2) Recupero delle risorse: recuperare le risorse riutilizzabili dai materiali, dai sottoprodotti o dai rifiuti;

3) Allungamento della durata del prodotto: prolungare il ciclo di vita dei prodotti tramite la riparazione, la sostituzione e la rivendita, come pure tramite l’innovazione e la progettazione del prodotto;

4) Piattaforma di scambio: connettere tra loro gli utilizzatori del prodotto ed invitarli a condividerne l’uso, l’accesso o il possesso per incrementarne l’utilizzo;

5) Prodotti come servizi: prendere le distanze dal possesso di un prodotto e offrirne ai clienti la disponibilità a pagamento, consentendo alle aziende di conservare i benefici della produttività e del possesso di risorse circolari per aumentare l’uso del prodotto.

Le tecnologie “disruptive” su cui puntare sono:1) Teconologie digitali, come Internet delle cose (IoT), big data, archiviazione di dati in blocchi (bockchain) e l’identificazione e/o memorizzazione automatica di informazioni di prodotti (RFID) che aiutano le imprese a tracciare le risorse e a controllarne l’utilizzo e lo spreco.

2) Tecnologie della fisica, come la stampante a 3D, la robotica, lo stoccaggio e raccolta di energia, la progettazione modulare e le nanotecnologie, che aiutano le imprese a tagliare i costi di produzione e quelli dei materiali e a ridurre l’impatto ambientale.

3) Tecnologie biologiche come le bioenergiemateriali bio-based, la biocatalisi, le colture idroponiche e aeroponiche, che aiutano le imprese ad abbandonaredalle fonti di energia basate sui combustibili fossili.

La Guida offre un “Call to Action” a 6 fasi per le aziende interessate ad iniziare:
1. Avviare una visione circolare;

2. Scegliere il proprio modello circolare;

3. Lavorare in gruppo;

4. Iniziare in piccolo e crescere gradualmente; (Start small and scale):

5. Collaborare;

6. Valutare i progressi.

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