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Indice Globale della Fame (GHI) 2022: le crisi diventano catastrofi

Il Global Hunger Index (GHI) 2022, l’indice globale della fame, da cui emerge una situazione allarmante in molte zone del mondo, in drastico peggioramento da inizio pandemia, è stato presentato dalla Fondazione CESVI che cura l’edizione italiana dell’annuale Rapporto delle Ong WelthungerhilfeeConcern Worldwide, in contemporanea con l’inaugurazione della Mostra fotografica “The Last Drop” di Fabrizio Spucches (Acquario Civico di Milano.5 novembre – 11 dicembre 2022).

Senza un cambiamento radicale, né il mondo nel suo complesso né all’incirca 46 Paesi raggiungeranno entro il 2030 un livello di fame basso. È fondamentale agire subito per ricostruire la sicurezza alimentare su basi nuove e durature, altrimenti si rischia di andare incontro a crisi alimentari catastrofiche e sistematiche in futuro.

È questo il messaggio che viene dall’Indice Globale della Fame 2022 – Global Hunger Index (GHI 2022) dal titolo “Trasformazione dei sistemi alimentari e governance locale”,presentato il 4 novembre 2022 nel corso di una Conferenza stampa trasmessa onlinedaFondazione CESVI, l’organizzazione umanitaria italiana fondata a Bergamo nel 1985, che è curatrice dell’edizione italiana del Rapporto delle OngWelthungerhilfe e Concern Worldwide.

Giunto alla XVII edizione l’Indice Globale della Fame 2022 esamina come si sta sviluppando la situazione della fame nel mondo. È uno strumento progettato per misurare e monitorare in modo completo la fame e la malnutrizione a livello globale, regionale e nazionale, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e la comprensione della lotta contro la fame e richiamare l’attenzione su quelle aree del mondo in cui i livelli di fame sono più alti e dove è maggiore la necessità di ulteriori sforzi per eliminarla.

Misurare la fame è complicato. Per utilizzare le informazioni del GHI in modo più efficace, è utile capire come vengono calcolati i punteggi GHI e cosa possono e non possono dirci.

Il punteggio GHI di ogni Paese è calcolato sulla base di una formula che combina 4 indicatori che insieme catturano la natura multidimensionale della fame:
–Denutrizione: la quota della popolazione con apporto calorico insufficiente.
–Arresto della crescita infantile: la percentuale di bambini di età inferiore ai cinque anni che hanno un’altezza ridotta per la loro età, che riflette la denutrizione cronica.
–Deperimento infantile: la quota di bambini di età inferiore ai cinque anni che hanno un peso ridotto rispetto alla loro altezza, che riflette una sottonutrizioneacuta.
–
Mortalità infantile:la quota di bambini che muoiono prima del quinto anno di età, riflettendo in parte la fatale combinazione di alimentazione inadeguata e ambienti insalubri.

Gli indicatori inclusi nella formula GHI riflettono le carenze caloriche e una cattiva alimentazione. L’indicatore di denutrizione cattura la situazione di accesso al cibo della popolazione nel suo insieme, mentre gli indicatori specifici per i bambini riflettono lo stato nutrizionale all’interno di un sottoinsieme particolarmente vulnerabile della popolazione per il quale una carenza di energia alimentare, proteine ​​e/o micronutrienti (vitamine essenziali e minerali) comporta un alto rischio di malattia, scarso sviluppo fisico e cognitivo e morte. L’inclusione del deperimento e dell’arresto della crescita infantile consente al GHI di documentare la denutrizione acuta e cronica. Combinando più indicatori, l’indice riduce al minimo gli effetti di errori di misurazione casuali. Questi quattro indicatori fanno tutti parte del set di indicatori utilizzato per misurare i progressi verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda al 2030.

L’Indice globale della fame 2022 denuncia una triste realtà. Il cocktail tossico di conflitti, cambiamenti climatici e pandemia di COVID-19 aveva già lasciato milioni di persone esposte agli shock dei prezzi alimentari e vulnerabili a ulteriori crisi. Ora il conflitto in Ucraina, con i suoi effetti a catena sulle forniture globali e sui prezzi di cibo, fertilizzanti e combustibile sta trasformando una crisi in una catastrofe.

Ma la velocità e la gravità della crisi alimentare globale riflettono il fatto che milioni di persone vivevano già sull’orlo precario della fame, un’eredità dei fallimenti passati nel costruire sistemi alimentari più giusti, sostenibili e resilienti. Il rapporto di quest’anno si concentra quindi sulla trasformazione dei sistemi alimentari e sulla governance locale.

Secondo il Rapporto multiagenziale dell’ONU“Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” (SOFI 2022), nel2021 le persone denutrite erano 828 milionie secondo le stime del GHI 2022, senza un cambiamento radicale, né il mondo nel suo complesso né all’incirca 46 Paesi raggiungeranno entro il 2030 un livello di fame basso.
È fondamentale agire subito per ricostruire la sicurezza alimentare su basi nuove e durature, altrimenti si rischia di andare incontro a crisi alimentari catastrofiche e sistematiche in futuro.

La fame è allivello “allarmante” in 9 Paesi: per 5 il dato è certo (Repubblica Centrafricana,Ciad,Repubblica Democratica del Congo,MadagascareYemen), mentre altri 4 sono provvisoriamente classificati come tali, anche se non ci sono dati sufficienti per calcolarne i punteggi (Burundi,Somalia,Sud SudaneSiria).
A questi si aggiungono altri35 Paesia livello “grave”.

Il Paese con il punteggio GHI peggiore è loYemena causa del conflitto interno iniziato nel 2015 e delle conseguenze della guerra in Ucraina, tra cui le difficoltà di approvvigionamento alimentare. Seguono: laRepubblica Centrafricana, dove il 52,2% della popolazione è denutrito, dato più alto del mondo per il 2022, e la mortalità infantile è al 10,3%;  il  Madagascar, dove, nel biennio 2019-2021, il 48,5% della popolazione era denutrito e nel 2021 il tasso di arresto della crescita infantile riguardava il 39,8%, con il 5% di mortalità sotto i 5 anni.

“La situazione è in ulteriore peggioramento– ha sottolineatoGloria Zavatta, Presidente di Fondazione CESVI –Le ultimestimedi FAO-WFP prevedono che 45 milioni di persone in 37 nazioni nel gennaio 2023 avranno così poco cibo da essere gravemente malnutrite e rischiare la morte. È inaccettabile ed è necessario intervenire subito per invertire questa drammatica rotta”.

Ad aggravare il quadro incidono le conseguenze dicambiamenti climatici,guerreepandemia.
I cambiamenti climatici indotti dalle attività antropiche stanno provocando eventi metereologici estremi sempre più frequenti e intensi, riducendo la disponibilità di cibo e acqua. Negli ultimi mesi si sono susseguitiforti alluvioniin Pakistan che hanno sommerso un terzo del Paese e ucciso almeno 1.300 persone, unsupertifonein Giappone che ha costretto 9 milioni di persone a evacuare le loro case, un’anomalaondata di caldoche in Cina, Europa e USA ha prosciugato i fiumi e provocato incendi boschivi. Secondo le proiezioni,i cambiamenti climatici rappresenteranno l’ostacolo principale al raggiungimento dell’Obiettivo 2. Porre fine alla fame dell’Agenza 2030.

Anche iconflitti armati, che ugualmente contribuiscono all’insicurezza alimentare, sono aumentati. Su 193 milioni di persone esposte a conflitti, 139 milioni hanno vissuto condizioni di insicurezza alimentare. Ai conflitti in corso, molti dei quali complessi, prolungati e spesso trascurati dall’occidente, si aggiunge quello in Ucraina, caratterizzato da un forte impatto su forniture alimentari e prezzi, oltre che da un forte legame tra guerra e fame.

Inoltre gli aumenti straordinari dei prezzi del cibo, causati anche dall’inadeguatezza dei sistemi alimentari sul contrasto alla fame, gravano soprattutto sulle famiglie povere e possono innescare ulteriori disordini e guerre, alimentando il ciclo di fame e conflitti.

“Stiamo vivendo la terza crisi globale dei prezzi alimentari in 15 anni, e ciò dimostra che la trasformazione dei nostri sistemi alimentari, oggi, è più che mai urgente– ha sottolineatoValeria Emmi, Networking and Advocacy Senior Specialist di CESVI–Per porre fine alla fame e all’insicurezza alimentare in modo duraturo, il processo di trasformazione dei sistemi alimentari deve mettere al centro le comunità locali. Numerosi esempi nel mondo dimostrano che una leadership locale è capace di sollecitare adeguatamente chi deve prendere le decisioni ad assumersi la responsabilità della lotta alla fame e all’insicurezza alimentare, non solo nei contesti democraticamente più stabili, ma anche in quelli fragili. Proprio nei contesti fragili o estremamente fragili in un’epoca di crisi crescenti e protratte, servono maggiori risorse per rispondere ai bisogni umanitari più urgenti e per rendere i nostri sistemi alimentari capaci di adattarsi e superare gli shock”.

La presentazione dell’Indice Globale della Fame 2022è avvenutain occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica “The Last Drop” diFabrizio Spucchese con lacuratela di Nicolas Ballario(Acquario Civico di Milano,5 novembre – 11 dicembre 2022, con orario 10:00-17:30 dal martedì alla domenica),che suggerisce un interessante spunto di riflessione attraverso un parallelismo fra l’insicurezza alimentare nel Corno d’Africa e il conflitto in Ucraina. Su uno sfondo di guerra, siccità, bombardamenti e fame, la provocatoria domanda:è più grave la morte di un bambino in Ucraina o quella di un bambino in Kenya?

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