26 Settembre 2021
Cambiamenti climatici Scienze e ricerca Società

Nessuna buona decisione può essere presa senza buoni dati

Un nuovo studio, coordinato dalla Fondazione CMCC, sottolinea la necessità che la comunità scientifica e quella delle agenzie che provvedono agli inventari nazionali sulle emissioni di gas serra dovrebbero collaborare e comunicare di più, affinché le informazioni da fornire ai decisori politici siano sempre più allineate e confrontabili.

Se non lo puoi misurare, non lo puoi migliorare”.
Questo concetto espresso da Lord Kelvin, noto per aver sviluppato la scala che prende il suo nome  per misurare la temperatura assoluta, è vero anche riferito al contesto delle politiche climatiche, dove il raggiungimento degli obiettivi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) dipende essenzialmente dall’abilità della comunità internazionale di misurare in maniera accurata l’andamento delle emissioni di gas serra e, di conseguenza, di alterare questi trend.

Gli inventari dei gas serra rappresentano il collegamento essenziale tra le iniziative e le politiche nazionali e internazionali per il clima, da un lato, e le scienze ambientali e del clima dall’altro. Le comunità scientifiche e degli inventari dei gas serra si sono approcciate al problema dei cambiamenti climatici da diverse prospettive, e avvalendosi di terminologie, strumenti, metodi e requisiti non sempre perfettamente corrispondenti.

Ciò è particolarmente vero per il cosiddetto settore LULUCF (Land use, land-use change and forestry), sull’uso del suolo, sui cambiamenti nell’uso del suolo e sulle foreste, che da solo rappresenta circa un quarto delle riduzioni delle emissioni promesse dai Paesi nei loro cosiddetti “Nationally Determined Contributions (NDCs) o “Contributi Nazionali Determinati”, previsti dall’Accordo di Parigi per fare tutto il possibile per limitare il riscaldamento globale entro la fine del secolo a 1,5° C.

Tra tutti i settori degli inventari dei gas serra, il settore LULUCF è forse il più difficile da trattare, per l’elevata complessità delle sue dinamiche dei flussi di carbonio e per la problematicità nel distinguere e separare le emissioni e gli assorbimenti attribuibili alle attività umane, da quelli considerati come “naturali”.

Lo Studio Emerging reporting and verification needs under the Paris Agreement: How can the research community effectively contribute?”, pubblicato sulla Rivista Environment Science and Policy e coordinato dalla Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) migliora la comprensione da parte del mondo della ricerca scientifica dei requisiti per l’inventario dei gas serra, ai sensi dell’attuale Convenzione Quadro e (in futuro) dell’Accordo di Parigi, identificando le questioni da affrontare per migliorare l’inventario dei gas serra.

La nostra ricerca aspira a gettare un ponte tra la comunità scientifica e quella delle agenzie degli inventari – ha spiegato Lucia Perugini, ricercatrice del CMCC e a capo dello studio – In particolare, fornisce una panoramica degli attuali e dei futuri requisiti per il reporting e la verifica dei gas serra ai sensi dell’Accordo di Parigi, descrivendo dove e come la comunità scientifica possa contribuire a produrre input, dati, metodi e soluzioni utili per le agenzie di inventario, sulla base della letteratura disponibile”.

Attualmente, secondo quanto appurato da un altro recente Studio pubblicato su Nature Climate Change e diretto dal Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE, a cui ha contribuito la stessa Perugini, esiste una differenza pari a circa 5,5 Gigatonnellate di CO2 all’anno (GtCO2/Y) nella stima delle emissioni antropogeniche globali derivanti dai diversi usi del suolo fornita dai modelli globali (e valutata nell’ultimo Rapporto di Valutazione IPCC, AR5) e dagli Inventari nazionali dei gas serra (riferita alla Convenzione Quadro, UNFCCC), dal momento che la comunità globale degli esperti di modellistica e i Governi nazionali, infatti, si avvalgono di metodi diversi per fare le loro valutazioni.

Come conciliare quindi le differenze concettuali nella stima delle riserve di carbonio forestali delle diverse misurazioni, dai modelli e dagli inventari nazionali dei gas serra?

Ciascun approccio ha i suoi vantaggi e i suoi limiti, sottolinea il comunicato del CMCC, il vero problema è che non sono pienamente confrontabili. La scienza non deve abbandonare i suoi metodi, ma piuttosto trovare delle soluzioni per garantire la possibilità di un confronto.

I risultati dello studio sottolineano la necessità di aumentare la comunicazione e la collaborazione tra la comunità scientifica e quella degli inventari, facilitando:
– da un lato, una maggior comprensione da parte della scienza dei termini, definizioni e linee guida che i Paesi usano per realizzare le proprie stime delle emissioni;
– dall’altro, una maggiore produzione e comunicazione di strumenti e metodologie innovativi dalla parte del mondo della ricerca, per il miglioramento di tali inventari.

Il processo politico beneficerebbe notevolmente di una scienza più attenta alle specifiche esigenze degli inventari dei gas serra; d’altro canto, gli inventari dei gas serra rappresentano una valida fonte di dati costantemente rivista e aggiornata, sicuramente utile per le ricerche degli scienziati.

Marcella Garaffa

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