26 Settembre 2021
Circular economy Mari e oceani Sostenibilità

Rifiuti marini: linee guida Direttiva SUP e decisione per attrezzi di pesca

Al fine di ridurre i rifiuti marini di plastica, la Commissione UE ha pubblicato gli orientamenti per l’armonizzazione della Direttiva sulla plastica monouso, che deve essere recepita entro il 3 luglio 2021, ed ha adottato una Decisione di esecuzione per monitoraggio e comunicazione degli attrezzi di pesca immessi sul mercato e dei rifiuti di attrezzi da pesca raccolti.

La Commissione UE ha fornito oggi (31 maggio 2021) le Linee Guida sulle norme dell’UE sulla plastica monouso e ha adottato una Decisione di esecuzione relativa a monitoraggio e comunicazione degli attrezzi di pesca immessi sul mercato e dei rifiuti di attrezzi da pesca raccolti.

Con la Direttiva (UE) 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente (la Direttiva SUP), l’’UE sta riducendo la quantità di rifiuti generati, disciplinando i dieci articoli di plastica monouso e attrezzi da pesca più comunemente rinvenuti sulle spiagge europee e promuovendo la transizione verso l’economia circolare e alternative sostenibili.

Oltre l’80 % dei rifiuti marini è costituito da plastica. I prodotti di plastica monouso (single-use plastic products) vengono utilizzati una sola volta o per un breve periodo di tempo prima di essere gettati via; è quindi più probabile che sia questo tipo di prodotti a finire nei nostri mari rispetto alle opzioni riutilizzabili. La plastica si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge, nell’UE e nel mondo, con gravi rischi per la vita marina e la salute umana.

Se la plastica è un materiale pratico, utile e prezioso, quando diventa rifiuto causa danni all’ambiente e ha ripercussioni negative sulla nostra economia, danneggiando attività quali il turismo, la pesca e i trasporti marittimi e generando costi di pulizia. Nell’ambito del Green Deal europeo, l’UE sta creando un’economia circolare in cui la plastica è utilizzata in modo più sostenibile, poi riutilizzata e riciclata, senza creare rifiuti o inquinamento.

Le norme adottate oggi mirano a ridurre i rifiuti marini derivanti dai prodotti di plastica monouso e dagli attrezzi da pesca e a promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli commerciali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili.

Ridurre l’uso della plastica monouso contribuisce a proteggere la salute delle persone e del pianeta – ha affermato il Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo Frans Timmermans – Le norme dell’Unione europea sono una pietra miliare nella lotta ai rifiuti marini; in aggiunta stimolano modelli commerciali sostenibili e ci avvicinano a un’economia circolare in cui i prodotti riutilizzabili prevalgono su quelli monouso. È questo l’obiettivo del Green Deal europeo: proteggere e ripristinare il nostro ambiente naturale, stimolando nel contempo le imprese a innovare“.

In base alla succitata Direttiva, entro il 3 luglio 2021 gli Stati membri devono garantire che determinati prodotti di plastica monouso non siano più immessi sul mercato dell’UE. Si tratta di prodotti specifici per i quali esistono sul mercato alternative economicamente accessibili che non sono di plastica: bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande, aste per palloncini, ma anche alcuni prodotti in polistirene espanso (tazze e contenitori per alimenti e bevande) e tutti i prodotti in plastica oxo-degradabile.

Per altri prodotti di plastica, quali attrezzi da pesca, sacchetti di plastica monouso, bottiglie, contenitori per bevande e alimenti per il consumo immediato, pacchetti e involucri, filtri del tabacco, articoli sanitari e salviettine umidificate, si applicano misure diverse, tra cui: obblighi di etichettatura, regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR), campagne di sensibilizzazione e specifiche di progettazione per limitare l’uso di questi prodotti, ridurne il consumo ed evitare che siano abbandonati nell’ambiente.

Gli Orientamenti mirano a garantire che le nuove norme siano applicate correttamente e uniformemente in tutta l’UE. Il recepimento armonizzato nella legislazione nazionale è importante per il corretto funzionamento del mercato interno per quanto riguarda i prodotti disciplinati da tali norme. Gli orientamenti spiegano le definizioni e i termini chiave e sono stati sviluppati attraverso ampie consultazioni con gli Stati membri e interazioni con un’ampia gamma di portatori di interessi.

La Decisione di esecuzione relativa al monitoraggio e alla comunicazione degli attrezzi da pesca e dei rifiuti di attrezzi da pesca raccolti consente agli Stati membri di adempiere all’obbligo di riferire, a partire dal 2022, sugli attrezzi da pesca contenenti plastica immessi sul mercato e gli attrezzi da pesca raccolti in mare. L’obiettivo è incentivare il recupero di tutti gli attrezzi da pesca e migliorarne la gestione attraverso regimi di responsabilità estesa del produttore.

Inoltre, sulla base dei dati, gli Stati membri dotati di acque marine dovranno fissare, entro il 31 dicembre 2024, un tasso minimo nazionale di raccolta annuale dei rifiuti di attrezzi da pesca contenenti plastica da riciclare, al fine di stabilire obiettivi quantitativi vincolanti di raccolta dell’Unione. Secondo la Valutazione di impatto che accompagnava la proposta di Direttiva della Commissione UE del 2018, gli attrezzi da pesca abbandonati, perduti o gettati in mare rappresentano il 27 % dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge, e una percentuale significativa degli attrezzi da pesca immessi sul mercato non viene raccolta e trattata.

L’impatto dei rifiuti di plastica sull’ambiente, sugli oceani, sulla vita marina e sulla nostra salute è drammatico e di portata mondiale – ha sottolineato a sua volta il Commissario UE per l’Ambiente, gli Oceani e la Pesca, Virginijus SinkevičiusI rifiuti di plastica continuano ad accumularsi e ogni anno nell’UE vengono perse o gettate in mare 11.000 tonnellate di attrezzi da pesca, il che aggrava il problema della pesca fantasma. Le norme per ridurre l’inquinamento da plastica sono ambiziose e rispondono alle richieste dei cittadini di agire con decisione, rendendo l’UE un precursore nella lotta globale contro i rifiuti marini. Oggi facciamo un passo in avanti nell’occuparci delle gravi ripercussioni dei prodotti di plastica monouso e degli attrezzi da pesca abbandonati e ci avviciniamo a un’economia più circolare“.

Ciclo di pesca fantasma (Fonte: Ghostdiving.org)

Il termine “pesca fantasma” si riferisce alla cattura indiscriminata, provocata passivamente da reti e attrezzature da pesca perse o abbandonate in mare, di organismi marini vertebrati ed invertebrati che finiscono intrappolati tra le maglie. Le cause dell’abbandono in mare di reti/attrezzi da pesca sono determinate sia da sfavorevoli condizioni meteorologiche sia da problemi tecnici che possono creare difficoltà anche gravi agli operatori di bordo per aggrovigliamenti, incagliamenti, ecc durante le operazioni di pesca. Sono stati però registrati anche casi di abbandono deliberato, soprattutto in situazioni in cui l’attrezzo/rete risulta danneggiato e non più utilizzabile: un mezzo di smaltimento semplice ma per niente responsabile dal punto di vista del rispetto dell’ambiente marino (Fonte: Ghost)

Marcella Garaffa

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