Cibo e alimentazione

Etichette alimentari: necessità di armonizzazione a livello UE

Secondo i revisori dei Conti dell’UE (ECA), i ritardi nell’aggiornamento del quadro normativo dell’UE in materia di etichette alimentari hanno contribuito alla proliferazione di sistemi e dichiarazioni volontarie che confondono anziché informare i consumatori, lasciandoli in difficoltà nel fare scelte consapevoli, oltre che permettere la proliferazione di dichiarazioni ambientali che equivalgono al greenwashing.

Anziché aiutare le persone a prendere decisioni informate quando acquistano cibo, il numero crescente di etichette alimentari possono confondere ed anche fuorviare i consumatori europei.

A lanciare l’allarme è la Corte dei conti europea (ECA) che ha pubblicato il 25 novembre 2024 laRelazione speciale“Etichettatura alimentare nell’UE. I consumatori possono perdersi nel labirinto di etichette” cheha verificato il quadro giuridico dell’UE e come viene monitorata la comprensione delle etichette da parte dei consumatori, esaminando, inoltre, i sistemi di controllo degli Stati membri, le modalità con cui verificano che le imprese del settore alimentare rispettino le norme relative all’etichettatura e il modo in cui la Commissione e gli Stati membri riferiscono in merito a tali controlli.

In base alla definizione adottata nell’UE, per “etichetta” si intende “qualunque marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento”.

Peraltro, le etichette fornisconoinformazioni sul contenuto e sulle proprietà degli alimenti, e sono anche utilizzate perrendere i prodotti più attraenti sottolineandone i presunti benefici, come esseresani,biologiciosenza glutine.

Nell’UE le informazioni sugli alimenti da fornire ai consumatori sono disciplinate da un insieme di norme generali, come il Regolamento dell’UE sulla legislazione alimentare generale del 2002, il Regolamento relativo alle indicazioni del 2006 e il Regolamento sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori del 2011 (regolamento FIC). L’etichettatura degli alimenti nell’UE è anche disciplinata da una serie di norme più specifiche che stabiliscono requisiti per specifici prodotti alimentari (ad esempio, vino, uova, miele, olio d’oliva, alimenti destinati ai bambini nella prima infanzia).

Le norme dell’UE, pertanto, assicurano che le etichette forniscano ai consumatori informazioni di base, il che è sicuramente un utile punto partenza. Tuttavia, gli auditor hanno trovatouna serie di lacune preoccupanti nella legislazione, nonché problemi con controlli e sanzioni.

“Invece di portare chiarezza, le etichette alimentari troppo spesso creano confusione; ci sono centinaia di schemi, loghi e affermazioni diverse che le persone devono decifrare – ha affermatoKeit Pentus-Rosimannus, il membro dell’ECA responsabile dell’audit –Le aziende possono essere molto creative in ciò che mettono sulle confezioni e le norme dell’UE non sono state al passo con un mercato in continua evoluzione, lasciando circa 450 milioni di consumatori europei vulnerabili a messaggi, intenzionalmente o meno, fuorvianti”.

L’audit ha riguardatoil periodo tra il 2011 e il 2023. Gli auditor della Corte hanno incontrato rappresentanti della Commissione (Direzione generale Salute e sicurezza alimentare e direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale) ed intervistato le autorità competenti inBelgio,ItaliaeLituania. Questi Stati membri sono statiselezionati in base all’equilibrio geografico,alla complessità dei sistemi di etichettatura dei prodotti alimentarie allacopertura di alcune tematiche chiave in materia di etichettatura(ad esempio, etichettatura d’origine e etichettatura nutrizionale fronte pacco).

Nella strategia “Dal produttore al consumatore” del 2020, la Commissione aveva annunciato che avrebbe valutato una possibile estensione dell’indicazione obbligatoria dell’origine o della provenienza a determinati prodotti. A settembre 2024, la Commissione non aveva ancora pubblicato una proposta al riguardo, mentre 7 Stati membri dell’UE (Grecia, Spagna, Francia,Italia, Lituania, Portogallo e Finlandia) hanno adottatosistemi nazionali obbligatori di etichettatura per determinati prodotti alimentari. La coesistenza di più sistemi nell’UE può, secondo l’ECA, può causare una frammentazione del mercato e confondere i consumatori. 

Leetichette nutrizionali front-of-packcomeNutri-Score,NutrInform BatteryeKeyholenon sono armonizzate a livello UE enon esiste un consenso tra le parti interessate europee su quale sistema di etichettatura utilizzare. Tuttavia,norme standardizzate potrebbero aiutare i consumatori a identificare opzioni alimentari più sane e potenzialmente prevenire malattie legate alla dieta. Invece, lacoesistenza di più schemi nei paesi UE, ognuno con significati e scopi diversi, ha l’effetto opposto, ovvero confondere anziché guidare i consumatori.

Esempi di sistemi di etichettatura fronte pacco raccomandati dagli Stati membri

Inoltre,una debole legislazione UE può portare a ingannare i consumatori. Ad esempio, le norme UE consentono l’uso di indicazioni nutrizionali e sulla salute anche per prodotti ad alto contenuto di grassi, zucchero e/o sale, significa che i prodotti zuccherini, come le barrette energetiche, possono essere pubblicizzati come “ad alto contenuto di proteine“. Allo stesso modo, i consumatori sono sempre più esposti a indicazioni sulla salute non regolamentate su sostanze vegetali o “botaniche” (come “contribuisce al recupero di energia” o “migliora le prestazioni fisiche“), anche quando ciò “non è supportato da prove scientifiche”.

Alcuni consumatori potrebbero persino sentirsi offesi. Lepersone con allergie alimentaripotrebbero trovarsi di fronte a un’etichettatura degli allergeni eccessivamente cauta e a dichiarazioni vaghecome “può contenere“. In pratica, ciò limita la loro scelta di prodotti. I vegetarianie iveganisono particolarmente colpiti:l’uso dell’etichettatura vegana e vegetariana non è regolamentato, poiché non esiste una definizione a livello UE di tali prodotti.

La confusione è aggravata dalcrescente numero di etichette, loghi e dichiarazioni volontarie utilizzate per attrarre i consumatori. Tra queste rientrano le etichette “pulite” sull’assenza di determinati elementi (ad esempio “senza antibiotici“) e qualità non certificate (ad esempio “fresco” e “naturale“), ma anche un’ampia gamma didichiarazioni ambientali che equivalgono algreenwashing. Le attuali norme UE sono purtroppo incapaci di impedire tali pratiche, osservano i revisori.

Nonostante queste critiche, gli auditor hanno rilevato cheeducare i consumatori non sembra essere una priorità. L’UE ha stanziato solo circa 5,5 milioni di euro per campagne di sensibilizzazione sull’etichettatura alimentare dal 2021 al 2025 e le campagne per i consumatori degli Stati membri sono sporadiche. Ad esempio,l’indicazione della data di scadenza, sebbene obbligatoria, è poco compresa, con i consumatori confusi dal significato e dalle implicazioni di “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro“.

Leaziende alimentari possono anche trarre vantaggio dalle debolezze nei controlli e nelle sanzioni. I controlli in genere funzionano bene per gli elementi obbligatori dell’etichettatura alimentare. Al contrario, ci sonopochi o nessun controllo per quanto riguarda le informazioni volontarie, come le indicazioni nutrizionali e sulla salute, o le vendite di cibo online (che sono aumentate vertiginosamente dopo la pandemia), dove i siti web al di fuori dell’UE sono quasi impossibili da controllare. Nel caso delleviolazioni, i revisori dell’UE concludono che le sanzioni non sono sempre dissuasive, efficaci o proporzionate.

L’audit dell’ECA si conclude con delleRaccomandazionialla Commissione UE.
–Colmare le lacune del quadro giuridico dell’UE in materia di etichettatura degli alimenti:
a) affrontare con urgenza le azioni in sospeso previste dal regolamento FIC e dal regolamento sulle indicazioni, in particolare per le tematiche per le quali ci si attende l’adozione di un atto giuridico (ossia, indicazioni per i prodotti botanici e l’etichettatura precauzionale degli allergeni);
 b) intraprendere ulteriori lavori sulle questioni in sospeso relative all’etichettatura d’origine e alle bevande alcoliche.
–Impegnarsi maggiormente per analizzare le pratiche in materia di etichettatura:
a) analizzare proattivamente e periodicamente le pratiche in materia di etichettatura a cui i consumatori sono esposti;
b) insieme agli Stati membri, migliorare gli orientamenti per le imprese del settore alimentare.
–Monitorare le aspettative dei consumatori e intraprendere azioni per aiutarli a capire meglio le etichette degli alimenti:
a) insieme agli Stati membri, monitorare sistematicamente le esigenze dei consumatori e la loro comprensione delle etichette degli alimenti;
b) sostenere gli Stati membri negli sforzi per migliorare la comprensione delle etichette alimentari da parte dei consumatori, ad esempio attraverso campagne di sensibilizzazione o una guida sull’etichettatura degli alimenti per i consumatori.
–Rafforzare i controlli degli Stati membri sulle etichette volontarie e sul commercio al dettaglio online: sollecitare gli Stati membri a rafforzare i controlli sulle etichette volontarie degli alimenti e sul commercio al dettaglio online, fornendo orientamenti ed esempi di buone pratiche.
–Migliorare la rendicontazione relativa all’etichettatura degli alimenti:
a) migliorare la coerenza dei dati comunicati dagli Stati membri sui controlli sull’etichettatura degli alimenti, anche razionalizzando le modalità di rendicontazione degli Stati membri;
b) nell’aggiornare la piattaforma online del sistema di allarme rapido per gli alimenti ed i mangimi, migliorare la qualità dei dati e aumentare la condivisione delle informazioni sull’etichettatura degli alimenti con il pubblico.

Immagine di copertina: Fonte ECA

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