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Energie rinnovabili: la soluzione climatica più pratica e disponibile

Un Rapporto dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili indica che raddoppiare gli investimenti annuali nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica e reindirizzare gli investimenti previsti per le fonti fossili, oltre a far rimanere il mondo nella traiettoria dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi, creerebbe 7 milioni di posti di lavoro in più e aumenterebbe il PIL globale del 2,5%, rispetto ai piani attuali.

In occasione del Climate Action Summit (New York 23 settembre 2019), il Vertice sul Clima voluto dal Segretario dell’ONU per sollecitare i Governi ad una politica climatica più ambiziosa, IRENA (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili) per supportarne lo scopo ha lanciato, in collaborazione con il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), la Campagna “It’s possible” che ha l’obiettivo di informare sulle potenzialità delle tecnologie per l’energia rinnovabile e, a sua volta, incoraggiare azioni concrete per il clima.

Le informazioni della Campagna sono la sintesi del Rapporto Transforming the energy system and holding the line on the rise of global temperatures”, presentato nel corso dell’evento, che si segnala per l’esplicita richiesta rivolta ai leader del settore pubblico e privato di raddoppiare gli investimenti annuali nelle energie rinnovabili per mantenere il mondo al di sotto dei +2 °C di temperatura media globale alla fine del secolo rispetto ai livelli pre-industriali, e di fare tutto il possibile per limitarlo a +1,5 °C.

Con soli altri 11 anni a disposizione per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici, come indicato nel Rapporto speciale (SR15) su come sarebbe il mondo con un riscaldamento globale a +1,5 °C, redatto dal Gruppo intergovernativo dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (IPCC), IRENA sottolinea che investimenti annuali di 4.300 miliardi dollari nel settore energetico fino al 2030 costituiscono la soluzione climatica più pratica e prontamente disponibile nel mondo. 

Nonostante l’urgenza, infatti, gli attuali piani e modelli di investimento, secondo IRENA, mostrano una forte discrepanza con il percorso necessario a garantire un futuro climaticamente sicuro, quando investendo di più nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica, insieme ad una più profonda elettrificazione, si può tagliare il 90% delle emissioni correlate all’energia.

È possibile limitare i cambiamenti climatici e soddisfare la crescente domanda mondiale di energia accelerando rapidamente la velocità con cui distribuiamo l’ energia rinnovabile – ha dichiarato il Direttore generale dell’IRENA, Francesco La CameraSolo una trasformazione energetica guidata dalle fonti rinnovabili ci consentirà di soddisfare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dell’Accordo di Parigi. Le energie rinnovabili sono l’unico strumento pronto e disponibile che abbiamo per mantenere la traiettoria di 1,5 °C nei prossimi 11 anni. Al contempo, tramite le energie rinnovabili, possiamo anche favorire la crescita economica e realizzare uno sviluppo sostenibile. Ma c’è un’urgente necessità di ripensare le decisioni sugli investimenti energetici a lungo termine per garantirci un futuro sostenibile di cui abbiamo bisogno. Raddoppiare gli investimenti nelle energie rinnovabili ci offre l’enorme opportunità di migliorare la salute, creare posti di lavoro, offrire nuove occasioni economiche e affrontare i cambiamenti climatici. Nessun’altra soluzione è plausibile“.

Al 2050 sono previsti Piani energetici e investimenti in tutto il mondo pari a 9.500 miliardi di dollari, ma quei piani e i relativi investimenti non sono sempre indirizzati verso sistemi a prova di clima, secondo l’analisi di IRENA che si è concentrata su due principali futuri percorsi:
– quello basato sui piani attuali ovvero sul percorso fissato dalle attuali politiche pianificate;
– e quello per una trasformazione energetica pulita e resiliente al clima.

La conclusione è che la trasformazione energetica globale può creare un sistema energetico migliore, in grado di garantire che le temperature globali medie alla fine del secolo non superino di 1,5 °C i livelli pre-industriali. Affinché ciò possa verificarsi, afferma il Rapporto, il ritmo e l’intensità degli investimenti nelle energie rinnovabili devono essere accelerati senza ulteriore indugio. Inoltre, tale accelerazione richiede politiche che creino un ambiente favorevole per sbloccare gli investimenti

Di seguito i principali risultati del Rapporto.

  • La creazione di un sistema sicuro per il clima richiede investimenti per 110.000 miliardi di dollari nel settore energetico entro il 2050, rispetto ai 95.000 miliardi di dollari attualmente previsti. I 18.600 miliardi di dollari di investimenti pianificati per i combustibili fossili entro il 2050 debbono essere reindirizzati in modo sostanziale, mentre quelli annuali nelle energie rinnovabili debbono essere più che raddoppiati per il prossimo decennio.  
  • Entro il 2050 gli investimenti nella transizione energetica dovrebbero assommare a circa 2.700 miliardi dollari all’anno, tra cui 735 miliardi nelle rinnovabili, circa 1.100 miliardi per l’efficienza energetica, 374 miliardi di dollari in applicazioni per uso finale e biocarburanti, 372 miliardi per la rete.
  • Ogni dollaro investito nella transizione energetica offrirà rendimenti maggiori da tre a sette volte, compresi quelli relativi al miglioramento della salute umana e alla riduzione delle spese correlate ai danni causati dai cambiamenti climatici e dei sussidi ai combustibili fossili.
  • La trasformazione energetica creerebbe 7 milioni di posti di lavoro in più e aumenterebbe il PIL globale del 2,5%, rispetto ai piani attuali.

Un capitolo del Rapporto viene dedicato alle politiche per assicurare che la transizione sia equa. Massimizzare i benefici degli investimenti nella trasformazione energetica e minimizzare al contempo i costi economico-sociali di tale adeguamento, si osserva, richiedono una maggiore concettualizzazione della “giusta transizione” in un quadro politico più ampio in cui l’energia funge da catalizzatore di crescita economica, inclusiva e sostenibile.

Tra le righe sembra che il tema della “Just transition” debba essere messo in conto dagli investitori pubblici e privati. Prevista dall’Accordo di Parigi, dove in premessa c’è l’impegno a “tener conto degli imperativi di una transizione giusta per la forza lavoro e della creazione di posti di lavoro decorosi e di qualità, in linea con le priorità di sviluppo definite a livello nazionale”, la questione è centrale nel dibattito politico in corso per conseguire sia gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 che quelli climatici dell’Accordo di Parigi.

Se è vero, infatti, che la transizione energetica farà aumentare il PIL e i posti di lavoro a livello globale, i guadagni non sono automatici e alcune comunità potrebbero subire impatti negativi, soprattutto nelle regioni che finora hanno fatto grande affidamento sui combustibili fossili. Occorre investire, quindi, anche in formazione e riqualificazione dei lavoratori e in misure di sicurezza sociale per coloro che non possono essere ricollocati.

Finora, la maggior parte degli investimenti effettuati, ha osservato lo Studio Climate change and the Just transition. A guide for investor action” del Grantham Research Institute, in collaborazione con Principles for Responsible Investment (PRI) e la Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC), non ha tenuto conto della dimensione sociale nelle proprie strategie climatiche, un passaggio ineludibile se si vuole che la transizione sia giusta per tutti.

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