Circular economy

Economia circolare: supporta mitigazione dei cambiamenti climatici

Un briefing dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), basato un rapporto Tecnico dell’ETC CEche ha analizzato 131 studi con risultati quantificabili e metodologicamente solidi, conferma che l’economia circolare può supportare la mitigazione dei cambiamenti climatici, tagliando emissioni di gas serra principalmente con la riduzione della domanda di materie prime.

Il nuovobriefingAssessing the climate mitigation potential of circular economy”, pubblicato il 19 febbraio 2026 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), conferma che l’economia circolare può supportare la mitigazione dei cambiamenti climatici. Tuttavia,la significativa variabilità nei metodi, nei confini del sistema e negli scenari limita la comparabilità diretta tra gli studi. Sono necessari una maggiore trasparenza metodologica e quadri di valutazione armonizzati per migliorare la solidità e la comparabilità delle analisi future.

Il briefing si basa su unRapporto tecnicodel 2026 del Centro Tematico Europeo sull’Economia Circolare e l’Efficienza delle Risorse (ETC CE), che haanalizzato 131 studi con risultati quantificabili e metodologicamente solidi, delle oltre 460 pubblicazioni pubblicate tra il 2020 e marzo 2025 su tale argomento, e che fornisce una panoramica consolidata del potenziale di mitigazione climatica dell’economia circolare, identificando ipunti criticie ipotenziali “frutti a portata di mano”. La revisione valuta sia leriduzioni relative delle emissioni, espresse come variazioni percentuali rispetto agli scenari di normalità, sia leriduzioni assolute in gigatonnellate di CO2 equivalente fino al 2050.

Le misure di economia circolare tagliano le emissioni di gas serra principalmenteriducendo la domanda di materie prime primarie. Le emissioni derivanti dall’estrazione e dalla lavorazione rappresentano circa il 55% delle emissioni globali di gas serra. Misure adottate prima dell’uso, come laprogettazione circolaree lasostituzione dei materiali, riducono l’impiego di risorse. Durante l’uso,l’estensione della durata di vita dei prodotti attraverso la riparazione e il riutilizzo limita la domanda di nuovi materiali. Dopo l’uso, ilriciclaggio e una migliore gestione dei rifiuti riducono l’estrazione primaria e le emissioni di metano dalle discariche.

I potenziali di mitigazione riportati negli studi analizzativariano dal 2% al 99%, riflettendo diverse ipotesi e metodologie. I risultati aggregati indicano unpotenziale di riduzione globale medio di circa il 33%,che rappresenta una stima teorica.

Intermini relativi, lagestione dei rifiuti mostra il potenziale di mitigazione medio più elevato, pari al 52%. Seguonocostruzioni ed edilizia con il 48%,mentretrasporti,industriaeagricoltura mostrano percentuali di riduzione inferiori.

Intermini assoluti,agricoltura e sistemi alimentarioffronoil potenziale globale più elevato, con riduzioni fino a 7,3 gigatonnellate di CO2 equivalente entro il 2050, seguiti dacostruzioni ed ediliziacon un massimo di 6,8 gigatonnellate.
Le differenze tra risultati relativi e assoluti riflettono le diverse intensità di emissione nei vari settori.

La revisione indica inoltre che misure dal lato della domanda,come cambiamenti nella dietaeriduzione degli spazi abitativi, possono portare a sostanziali riduzioni assolute delle emissioni, sebbene i risultati varino notevolmente a seconda delle ipotesi.Il riciclo e il trattamento dei rifiuti dominano la letteratura, mentre le misure a monte nella progettazione del prodotto, nel riutilizzo e nella sostituzione dei materiali sono valutate meno frequentemente.

Nel complesso, i dati confermano che l’economia circolare può supportare la mitigazione dei cambiamenti climatici. Tuttavia, la significativa variabilità nei metodi, nei confini del sistema e negli scenari limita la comparabilità diretta tra gli studi. Sono necessari unamaggiore trasparenza metodologica e quadri di valutazione armonizzati per migliorare la solidità e la comparabilità delle analisi future.

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