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Diritti umani: i progressi dell’industria delle energie rinnovabili

Il Rapporto 2025 su energie rinnovabili e diritti umani della Ong BHRRC che monitora i progressi del settore delle energie rinnovabili nell’integrazione dei diritti umani nelle sue operazioni evidenzia i progressi compiuti, nonostante il contesto difficile creato da politiche governative avverse, elevati costi di interesse e inflazione. Comunque permangono lacune per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani dei popoli indigeni.

Nonostante le aziende dell’energia rinnovabile di tutte i settori abbiano compiuto progressi per quanto riguarda i rischi relativi ai diritti umani, permangono importanti lacune per i diritti dei popoli indigeni e rischi della filiera dell’energia solare.

È quanto emerge dalRapporto“Renewable Energy & Human Rights Benchmark 2025”, giunto alla IV edizione e pubblicato il 16 settembre 2025 daBusiness & Human Rights Resource Centre(BHRRC), ONG internazionale che propone diporre i diritti umani al centro delle attività imprenditoriali per garantire un’economia giusta, la giustizia climaticae la fine agli abusi.

II Rapporto 2025 ha valutato35 delle più grandi aziende mondiali di energia rinnovabile in 4aree chiave essenzialiaffinché il settore possa guidare una transizione energetica rispettosa dei diritti:
–Approvvigionamento responsabile dei minerali;
–Rispetto dei diritti dei popoli indigeni;
–Impegno per la prosperità condivisa;
–Rispetto e protezione per i difensori dei diritti umani.

“La crisi climatica è la più grande sfida globale che l’umanità abbia mai affrontato, e implementare rapidamente la capacità di energia rinnovabile èfondamentale – ha scritto nella premessa al RapportoJoan Carling, Direttrice esecutivo diIndigenous Peoples Rights International–Il rispetto dei diritti e la prosperità condivisa sono imperativi, ma i diritti dei popoli indigeni non sono e non sono mai stati un ostacolo alla realizzazione di progetti eolici e solari responsabili. Al contrario, i popoli indigeni sono pionieri nella lotta contro il cambiamento climatico e sono alleati degli attori progressisti che rispettano i nostri diritti e la nostra dignità. Tutto inizia con un impegno, non con una mera dichiarazione di intenti, per rispettare i diritti, soprattutto quando le tutele legali sono deboli. Questo richiede leadership, come dimostrato da alcune aziende presenti nel Benchmark di quest’anno”.

Evidenziando che ci troviamo in un momento straordinario nella transizione verso le energie rinnovabili, poiché il settore sta compiendoprogressi significativi nell’integrazione dei diritti umani nelle sue attività, nonostante il contesto difficile creato da politiche governative avverse (in particolare negli Stati Uniti), elevati costi di interesse e inflazione, la Ong sottolinea cheè necessario fare di più per quanto riguarda alcuni dei rischi più evidenti per i diritti umani, in particolareper quelli dei popoli indigeni che non vengono rispettati, come segnala un numero preoccupante di denunce di abusi legati ai diritti dei popoli indigeni.

“Il rispetto dei diritti dei Popoli Indigeni è un imperativo legale e morale che crea fiducia duratura, riduce la probabilità di conflitti e sostiene la sostenibilità a lungo termine dell’azienda– ha dichiaratoAlancay Morales Garro, Senior Project Manager e Specialista in Diritti dei Popoli Indigeni presso il Business & Human Rights Resource Centre –Inoltre, riduce il rischio concreto di danni finanziari, legali e reputazionali, che hanno dimostrato di minare la capacità del settore di implementare la capacità di energia rinnovabile al ritmo necessario per iniziare ad affrontare la crisi climatica. La nostra analisi dimostra che affrontare questa sfida è la cosa giusta da fare ed è anche essenziale per la fiducia degli investitori e il successo dei progetti. Con i governi che chiedono di triplicare la capacità di energia rinnovabile entro il 2030, le aziende devono agire con decisione per rispettare i diritti dei Popoli Indigeni. Colmare questa lacuna nei diritti dei Popoli Indigeni è assolutamente cruciale per una transizione energetica giusta e sostenibile“.

Tra i risultati principali:
– Progressi nelle principali politiche e pratiche sui diritti umani in generale:
 18 aziende su 27 (67%) hanno migliorato o mantenuto i punteggi del benchmark del 2023.
–Integrazione della due diligence sui diritti umani nelle operazioni e nelle catene di fornitura: 5 produttori di pannelli solari su 6, 12 sviluppatori di progetti su 18 e 2 produttori di turbine eoliche su 3 hanno migliorato i loro punteggi.
– Impegno a fornire rimedi e/o accesso a meccanismi di reclamo adeguati per i lavoratori e le comunità interessate: 5 produttori di pannelli solari su 6, 12 sviluppatori di progetti su 18 e un produttore di turbine eoliche su 3 hanno migliorato i loro punteggi.
– Gli sviluppatori di progetti con sede in Europa sono all’avanguardia nelle politiche e nelle pratiche fondamentali in materia di diritti umani, tra cui Ørsted, Iberdrola ed Enel Green Power.
–I produttori di pannelli solari sono in ritardo rispetto ai produttori di turbine eoliche, ma stanno facendo progressi costanti. Vestas continua a distinguersi tra i produttori di turbine eoliche.
– Rapidi progressi nel rispetto dei difensori dei diritti umani: 8 aziende (una in più rispetto alla precedente edizione) hanno politiche di tolleranza zero nei confronti di attacchi o minacce contro i difensori dei diritti umani.

Nel 2025 i punteggi medi sono aumentati in tutte le tematiche, ma il punteggio medio è ancora inferiore al 50% anche nella questione con il punteggio più alto. Fonte: BHRRC, 2025

Tuttavia, permangono ancora alcune lacune cruciali:
– L’approvvigionamento responsabile dei minerali è ancora una pratica nascente: sebbene sia fondamentale per evitare interruzioni e ritardi, solo un produttore di pannelli solari e solo tre produttori di turbine eoliche hanno adottato politiche adeguate.
–Nessuna azienda presente nel benchmark attualmente divulga pubblicamente la propria intera filiera di fornitura di energia solare, elemento fondamentale per rispondere al rischio di esposizione al grave problema del lavoro forzato nella regione autonoma uigura delloXinjiang(Cina), come denunciato dalloSpecial Rapporteursui diritti umani delle Nazioni Unite.  
–Lacune critiche nei diritti dei popoli indigeni: solo 2 aziende su 22 hanno adottato politiche sufficienti sui diritti dei popoli indigeni e solo un’azienda ha una politica sul consenso libero, preventivo e informato (FPIC).
– Un inizio incoraggiante per la prosperità condivisa, che deve però tradursi nel raggiungimento dei bisogni e delle aspirazioni delle comunità. Sebbene si siano registrati chiari miglioramenti nell’impegno concreto con le comunità, le aziende devono progredire negli accordi di condivisione dei benefici che produrranno risultati tangibili per le comunità.

“Il settore delle energie rinnovabili si trova a un bivio: non solo sta costruendo le infrastrutture del nostro futuro sistema energetico globale, ma ha anche il potenziale per contribuire a un ordine economico globale più equo e a una prosperità condivisa per tutti nella transizione energetica– ha affermatoCaroline Avan, Responsabile Risorse Naturali e Transizione Energetica Giusta del BHRRC e principale autrice del report 2025–Di positivo, una parte del settore ha dimostrato di compiere passi seri in questa direzione. I risultati del Renewable Energy & Human Rights Benchmark 2025 mostrano che queste aziende stanno iniziando a comprendere che una rapida transizione energetica può essere solo equa e rispettosa dei diritti. Sembrano inoltre comprendere che promuovere la prosperità condivisa per le comunità locali in cui operano non è solo la cosa giusta da fare, ma offre loro anche un vantaggio competitivo. Questi sono tutti segnali positivi che il settore si sta muovendo nella giusta direzione“.

Ranking of company Fonte, BHRRC, 2025

Al Rapporto 2025, quest’anno è collegato ilmanuale“Responsible renewable energy investment: What investors need to know” che illustra come gli investitori possono interagire con i settori dell’eolico e del solare, riducendo l’esposizione a rischi operativi e legali e politiche e pratiche di alto livello in materia di diritti umani, e contribuire al contempo a sostenere l’accelerazione della diffusione delle energie rinnovabili, elemento fondamentale per rispondere alla crisi climatica, e raggiungere l’obiettivo di triplicare l’energia rinnovabile al 2030, secondo quanto sottoscritto dai Paesi allaCOP28 di Dubai.

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