17 Gennaio 2022
Diritto e normativa Società

Direttiva NEC: 20 Stati membri UE non in linea con gli impegni al 2020

direttiva NEC

L’ Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato il briefing NEC Directive reporting status 2018” che riassume i progressi compiuti dall’UE e dai suoi Stati membri nel rispettare i limiti di emissione di alcuni inquinanti atmosferici molto nocivi per la salute umana e per l’ambiente, stabiliti dalla Direttiva 2016/2284/UE National Emission Ceilings (NEC).

Il meccanismo di applicazione prevede che, per ogni Stato membro, siano innanzitutto individuati livelli indicativi di emissione per il 2025, da stabilirsi sulla base di una “traiettoria lineare” verso i limiti di emissione applicabili a partire dal 2030. Gli Stati membri avranno tuttavia la possibilità, a determinate condizioni, di seguire una traiettoria non lineare, qualora risultasse economicamente o tecnicamente “più efficiente”.

La Direttiva doveva essere recepita dagli Stati membri entro il 1° luglio 2018 e in Italia entrerà in vigore il 17 luglio prossimo il Decreto legislativo 30 maggio 2018, n. 81 attuativo della Direttiva, fatto salvo il periodo transitorio fino al 2019 in cui si applicano i vecchi limiti. Le disposizioni relative agli inventari nazionali delle emissioni sono state anticipate al 2017.

L’obiettivo strategico è il miglioramento della qualità dell’aria nell’Unione attraverso l’indicazione di percentuali di riduzione delle emissioni nazionali applicabili dal 2010 in poi a ossidi di azoto (NOx); anidride solforosa (SO2); composti organici volatili non metanici (COVNM); ammoniaca (NH3), e dal 2020 anche per polveri sottili (PM2,5), conformemente agli impegni nazionali di riduzione delle emissioni che derivano dalla versione rivista del Protocollo di Goteborg.

Gli ossidi di azoto (NOx), emessi da autoveicolinavigeneratori di energiaindustrie e abitazioni, nuocciono alla salute in quanto formano particolato secondari, contribuiscono alla formazione delle piogge acide, oltre a causare l’eutrofizzazione, e costituiscono uno degli principali elementi responsabili dell’aumento dei livelli di ozono troposferico (O3).

L’anidride solforosa (SO2), prodotta dai generatori di energia, da industrietrasportinavi e abitazioni, come i NOx danneggia la salute umana attraverso la formazione di particolato secondario e contribuisce all’acidificazione dei terreni e delle acque interne.

composti organici volatili non metanici (COVNM), emessi dai solventi di prodotti e da industrie, dagli autoveicoli, dal riscaldamento domestico e dai generatori di energia, costituiscono uno dei principali elementi responsabili della formazione dell’ozono troposferico.

L’ammoniaca (NH3) deriva dalle attività connesse a concimi fertilizzanti  nell’agricoltura, e danneggia la salute umana in quanto elemento base del particolato secondario, contribuendo all’acidificazione e all’eutrofizzazione.

Il particolato primario è una polvere sottile, emessa da autoveicoli, navi, generatori di energia e dalle abitazioni a causa della combustione di fonti fossili o biomasse. Proviene anche da fonti naturali come il sale marino, le particelle di terreno portate dal vento e dalla sabbia. A creare problemi per la salute sono le particelle con un diametro inferiore a 10 micrometri (μm) (PM10) e specialmente quelle con un diametro inferiore a 2,5 μm (PM2,5). Possono provocare malattie respiratorie, malattie cardiovascolari e cancro ai polmoni.

L’analisi dell’AEA si basa sugli ultimi dati relativi alle emissioni degli inquinanti atmosferici per il periodo 2010-2016, forniti dai Paesi membri al febbraio 2018 e fornisce una valutazione sulle proiezioni dal 2020 al 2030 quali riportate dagli Stati nei rispettivi rapporti sui propri impegni di riduzione nel corso di tali anni.

Dal Rapporto emerge che nel 2016:
– le emissioni degli inquinanti atmosferici NOx, NH3, SO2, COVNM, sono diminuite nel complesso nell’UE dal 2010;
– le emissioni di NOx sono diminuite del 3,7%, ma Austria e Irlanda le hanno superate rispettivamente del 3% e del 40%, mentre in termini assoluti, i maggiori produttori di NOx nel 2016 sono stati la Germania, seguita da Gran Bretagna e Spagna;
– tutti gli Stati membri hanno raggiunto i massimali previsti per la SO2, diminuita del 16%, con Polonia, Germania e Spagna Paesi maggiori emettitori;
–  per il terzo anno consecutivo, tuttavia, le emissioni di NH3 sono aumentate in tutta l’UE ( +0,5% rispetto al 2015; +2% nel periodo 2014-2016) a causa delle emissioni riportate nel settore agricolo, in particolare sono aumentate in 15 Stati membri dell’UE;
– le emissioni di COVNM sono diminuite dell’0,4% rispetto all’anno precedente, con 16 Stati membri che hanno comunicato riduzioni, ma l’Ungheria ha aumentato il suo massimale del 3% e tra i principali emettitori c’è l’Italia che segue la Germania e precede la Gran Bretagna;
– la Direttiva NEC non include massimali al 2010 per il PM2,5, in riduzione dello 0,8% rispetto al 2015 (17 Stati membri hanno comunicato riduzioni) con la Francia maggior emettitore, seguita da Italia e Polonia.

Indica che i massimali di emissione o gli impegni di riduzione sono stati raggiunti, fissati o anticipati.  La Direttiva NEC non include massimali per il PM2,5

 Indica che i massimali o gli impegni di riduzione non sono stati conseguiti, fissati o anticipati.

Complessivamente sono 20 gli Stati membri non in linea con gli impegni di riduzione fissati per il 2020 per uno o più inquinanti, sulla base delle politiche e misure attuate, che salgono a 27 se si guarda agli impegni assunti al 2030.

È necessario implementare misure aggiuntive di riduzione delle emissioni – sottolinea l’Agenzia – affinché questi Paesi raggiungano i loro futuri impegni di riduzione delle emissioni”.

Il briefing integra l’ultimo Rapporto sulla Qualità dell’aria in Europa, che aveva confermato come, nonostante dei miglioramenti, le persone che vivono nelle città europee sono esposte a scarsa qualità dell’aria che continua a causare la morte prematura di più di 400.000 europei ogni anno.

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