23 Maggio 2022
Cibo e alimentazione Salute

Dieta mediterranea: da confronto con altre diete si conferma la migliore

Un nuovo Studio di ricercatori del Gruppo Giovani del SINU, che mette a confronto gli effetti sul peso corporeo e sui fattori di rischio cardiovascolare di 11 diete popolari, conferma che la dieta mediterranea è la più bilanciata e la migliore per gestire il peso e prevenire le malattie croniche non trasmissibili.  

Sul numero di luglio 2020 di Advanced in Nutrition è stata pubblicata la RicercaEffects of Popular Diets on Anthropometric and Cardiometabolic Parameters: An Umbrella Review of Meta-Analyses of Randomized Controlled Trials” condotta dal Gruppo Giovani della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) che ha valutato l’effetto di numerose diete su peso corporeo e fattori di rischio cardiovascolare, sfatando alcuni miti e confermando alcune certezze, tra cui la superiorità della dieta mediterranea.

Sovrappeso, obesità e patologie a carattere metabolico sono in continuo aumento a livello globale, confermandosi tra i principali problemi di salute pubblica del XXI secolo. Uno scenario che ha favorito il moltiplicarsi di proposte di diete che promettono spesso risultati rapidi e definitivi: accolte con molto favore dal pubblico, ma non dalla comunità medico-scientifica che, non da ora, segnala come alcuni interventi, drastici o squilibrati dal punto di vista nutrizionale, possano piuttosto avere conseguenze negative sullo stato di salute, oltre a non assicurare il mantenimento della perdita ponderale nel lungo periodo.

Per chiarire il rapporto tra interventi dietetici e stato di salute, la ricerca, una umbrella review (rassegna sistematica di oltre 80 articoli per un totale di 500 meta-analisi disponibili), ha analizzato le 11 diete più popolari, valutando gli effetti sui parametri antropometrici (oltre al peso, l’indice di massa corporea) e sui fattori di rischio cardiometabolico (livelli ematici di colesterolo totale, Ldl, Hdl e trigliceridi, quelli di glucosio, insulina, emoglobina glicata e la pressione arteriosa).

Gli approcci dietetici considerati sono stati:
Diete Low-carb: restrizione dell’assunzione di carboidrati, variabile ma sempre inferiore al 45% delle calorie complessive, indicate dal livello minimo di riferimento – LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia);
Diete iperproteiche: incremento dell’assunzione di proteine (generalmente a scapito di carboidrati), variabile ma sempre inferiori del 20-25% delle calorie complessive, indicate da LARN;
Diete ipolipidiche: restrizione dell’assunzione di grassi, generalmente meno del 30% delle calorie complessive;
Dieta paleolotica: consumo esclusivo di alimenti derivanti da caccia, pesca e raccolto di vegetali spontanei, escludendo i derivanti da pratiche agricole, il frumento, i legumi, i latticini e gli alimenti processati;
Diete a basso indice/carico glicemico: limitazione degli alimenti ad alto indice/carico glicemico, come alcuni vegetali e alcuni tipi di frutta;
Restrizione calorica intermittente: restrizione calorica in determinate giornate o fasce orarie, alternata a periodi di normale assunzione di cibo;
Dieta mediterranea: elevato consumo di alimenti di origine di origine vegetale (verdura, frutta, legumi e cereali), olio d’oliva come principale fonte di grassi, moderato consumo di pesce, uova, latticini e vino (solo durante i pasti), e basso consumo di carne;
Dieta nordica: consumi elevati di pesce e alimenti di origine vegetale (cereali integrali, semi oleaginosi, patate, radici e bacche) e limitati di carne e uova, olio di canola come principale fonte di grassi, grande attenzione alla stagionalità e provenienza locale dei prodotti;
Diete vegetariane: consumo prevalente o esclusivo di vegetali, con esclusione solamente di carne e pesce (vegetariana) o con esclusione di qualsiasi alimento di origine animale, compresi latticini, uova e miele (vegana);
Dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension): riduzione drastica dell’apporto di sodio, consumo di abbondanti quantità di frutta e verdura, assunzione adeguata di cereali integrali, legumi, pesce azzurro e frutta secca oleosa, riduzione del consumo di carni rosse e zucchero e abolizione di cibi conservati sotto sale o affumicati;
Dieta portfolio: a base vegetale, comprensiva di alcuni grammi di steroli vegetali, di fibre viscose (avena, orzo, psillio, legumi, melanzane, okra), di proteine vegetali e di noci.  

La ricerca suggerisce che, a prescindere dal tipo di dieta utilizzato, è la riduzione dell’apporto energetico a tradursi quasi sempre in una perdita di peso – ha affermato Monica Dinu, Ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica all’Università di Firenze e principale autrice dello Studio – L’effetto sui fattori di rischio cardiometabolico, invece, appare più eterogeneo. Alcuni dei modelli alimentari analizzati, infatti, hanno evidenziato possibili effetti collaterali non favorevoli, in particolare sul profilo lipidico“.

Tra tutte le diete analizzate, la Dieta mediterranea e quella DASH sono risultate le più bilanciate, in quanto prevedono il consumo di tutti i gruppi alimentari e favoriscono l’apporto di verdura, frutta, frutta oleaginosa, cereali integrali e pesce. Inoltre, entrambe sono risultate le migliori per gestire il peso e per prevenire le malattie croniche non trasmissibili, prima di tutto il diabete di tipo 2.

Non solo. Sono emersi possibili effetti collaterali di diete drastiche o squilibrate.
“Le diete iperproteiche o la dieta paleolitica, per esempio, non solo non risultano più efficaci rispetto ad altre nel promuovere la perdita di peso nel lungo periodo, ma possono indurre effetti indesiderati su alcuni parametri rilevanti, primo tra tutti il profilo lipidico – ha concluso la Dinu – Per altri modelli alimentari, come la dieta vegetariana o la dieta nordica, le evidenze a supporto sono ancora troppo limitate“.

Gli autori dello studio, invitano inoltre a riflettere sul fatto che l’81% dei lavori scientifici analizzati è risultato di qualità bassa, o molto bassa. I criteri con cui sono state definite le diete di intervento e le diete di controllo sono risultati molto eterogenei, rendendo piuttosto difficoltoso il confronto tra i diversi protocolli, e nella maggior parte delle meta-analisi erano stati inclusi sia soggetti sani e sia soggetti con patologie, a volte nemmeno specificate.

Uno Studio condotto dall’Università di Edimburgo ha trovato che la dieta mediterranea oltre a prevenire malattie come diabete, ictus ed ipertensione, svolge una funzione benefica sul cervello delle persone anziane, rallentandone l’invecchiamento.

La dieta mediterranea è anche quella più sostenibile, come ha evidenziato il Rapporto Food in the Anthropocene”, pubblicato nel 2018 su The Lancet Medical Journal, che l’ha individuata come riferimento della “Planetary Health Diet” ovvero di una dieta sana in un sistema alimentare sostenibile.

La “Planetary Health Diet prevede l’assunzione di 2.500 chilocalorie al giorno che, in una gamma flessibile, si traducono approssimativamente in: 230 grammi di cereali integrali500 di frutta e verdura250 di latticini14 di carni (bovine o suine o ovine); 29 di pollo;13 di uova28 di pesce75 di legumi50 di noci31 di zuccheri (aggiunti e non). Condimento consigliato gli oli vegetaliextravergine di oliva o colza.

La transizione verso diete salutari entro il 2050 richiederà sostanziali cambiamenti dietetici – ha affermato uno degli autori, il Prof. Walter Willett (Università di Harvard – Dipartimento di Epidemiologia e Nutrizione), senza dubbio il più famoso nutrizionista del mondo, che collaborato, tra l’altro, al famoso “Healthly Eating Plate”, la guida per una sana alimentazione – Il consumo globale di frutta, verdura, noci e legumi dovrà raddoppiare, e il consumo di alimenti come carne rossa e zucchero dovrà essere ridotto di più del 50%. Una dieta ricca di alimenti a base vegetale e con meno alimenti di origine animale permette di migliorare sia la salute umana sia di apportare benefici ambientali”.

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