27 Novembre 2022
Clima Energia

Decarbonizzazione Italia 2030: gap di 110 mil/ton/CO2 di emissioni

È stato presentato da E&S Group del POLIMI il 1° “Zero Carbon Policy Agenda Report” che contiene lo stato della decarbonizzazione in Italia e il gas di emissioni da ridurre per conseguire gli obiettivi prefissati al 2030, nonché le proposte di policy per colmare il divario sulla base dell’analisi delle 6 aree di attività individuate dall’Osservatorio.

La distanza per raggiungere l’obiettivo UE di riduzione di emissioni di CO2 del 55% al 2030 per l’Italia equivale a 110 milioni di tonnellate di CO2 e in uno scenario business as usual (BAU) il Paese potrebbe raggiungere un risparmio di sole 44 milioni di tonnellate di CO2. Senza trasversali e sinergici interventi che coinvolgano almeno 6 principali pilastri sarà impossibile il raggiungimento della neutralità climatica al 2050.

È quanto emerge da “Zero Carbon Policy Agenda Report” dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, presentato il 18 ottobre 2022 nel corso del Convegno in presenza e online Zero Carbon Policy Agenda Report. La decarbonizzazione in Italia: quanto siamo lontani dagli obiettivi?”.

Il Rapporto, il primo dal momento che l’OsservatorioZero Carbon Policy Agenda” si è costituito nel 2022, adotta diverse “chiavi di lettura” fra loro complementari, ossia la stima dello scenario atteso e l’analisi degli obiettivi normativi attraverso le più recenti dinamiche che caratterizzano la decarbonizzazione nel nostro Paese.al 2030, termine previsto per il taglio del 55% delle emissioni posto dalla normativa climatica UE.

In particolare, il rapporto analizza i seguenti temi:
– la tematica della decarbonizzazione e la definizione dei pilastri per la decarbonizzazione individuati dall’Osservatorio
;
l’analisi dello stato dell’arte delle policy per la decarbonizzazione in Italia;
la stima dello scenario atteso di decarbonizzazione per il nostro Paese;
– la valutazione dei gap (tra gli obiettivi auspicati e quelli raggiungibili nello scenario atteso) e delle potenziali sfide (incoerenze o conflitti potenziali);
proposizione di una agenda politica che consenta di colmare i gap e che possa costituire una guida concreta per i policy maker verso la decarbonizzazione.

Sono 6 i pilastri della decarbonizzazione individuati dall’Osservatorio che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel processo di transizione energetica delle imprese:
la produzione di energia rinnovabile (con particolare attenzione all’idrogeno come nuovo vettore energetico);
– l’adeguamento delle infrastrutture di rete;
– l’efficientamento energetico (con forte spinta della digitalizzazione);
– la mobilità sostenibile;
– lo sviluppo di configurazioni efficienti (smart communities e smart cities);
– l’adozione del paradigma di economia circolare.

Nella prima parte della presentazione, il Prof. Vittorio Chiesa Direttore di E&S Group, ha analizzato lo stato della decarbonizzazione in Italia e la distanza che deve essere colmata per conseguire gli obiettivi prefissati.

Dal 1990 ad oggi nell’UE le emissioni sono calate del 26%, con un’accelerazione negli ultimi anni (-21% dal 2005). In Italia le emissioni sono diminuite del 20% e il 2005 è stato il peggiore anno dal 1990. Siamo dunque di 6 punti sotto la media europea. Trasporti e produzione di calore ed energia sono i settori che incidono maggiormente (47%).

In uno scenario BAU (Business as usual) preso in esame dal Rapporto, al 2030 ci sarebbero miglioramenti in tutti i pilastri individuati dall’Osservatorio, a partire da quello della produzione di energia e calore con le emissioni che dovrebbero diminuire grazie all’aumento del ricorso alle rinnovabili, Tuttavia, rispetto agli obiettivi del Pacchetto “Fit for 55fotovoltaico ed eolico rimarrebbero a 23 MtCO2 di distanza dall’obiettivo, fermandosi ad una potenza installata rispettivamente di oltre 28 e 15 GW, quando per cogliere l’obiettivo si dovrebbe installare una potenza di oltre 68 e 23 GW.

Anche nei trasporti, l’aumento dei veicoli elettrici farà calare le emissioni, ma rimarrà un gap tra il target fissato e l’obiettivo ragionevolmente raggiungibile di 38 MtCO2.

Messe assieme tutte le azioni, nello scenario BAU si passerebbe dalle attuali 353 MtCO2 a 309 MtCO2, con una riduzione al 2030 di circa di 44MtCO2, mentre per raggiungere i target normativi dovrebbero ammontare a 199 MtCO2, cioè 110 MtCO2 in meno.

Emissioni di CO2: analisi del contesto attuale (AS-IS) e riduzione al 2030 nello scenario Bau (Fonte: E&S Group)

Nella seconda parte della presentazione, il Prof. Davide Chiaroni, Vicedirettore di E&S Group, ha illustrato le proposte dell’Osservatorio per colmare il gap, suddivise in 3 macro-aree, in ordine di rilevanza:
propostetrasversali”, che considerano la tematica della decarbonizzazione in modo olistico e rappresentano il presupposto indispensabile per la transizione;
propostepillar-specific”, giudicate rilevanti per complementare la normativa esistente sui singoli pilastri abilitanti la decarbonizzazione;
proposte “ancillari”, che possono agire da ulteriore acceleratore del processo di transizione agendo in maniera più lata sulla accettabilità e la consapevolezza della transizione.

Tra le proposte trasversali ci sono:
– la definizione di una roadmap per la decarbonizzazione con orizzonte temporale di lungo periodo ed obiettivi periodici chiari che permettano di gestire il periodo transitorio  verso gli obiettivi di decarbonizzazione a lungo termine,  identificando tutte le nuove tecnologie disponibili in modo sinergico e sistemico e i sistemi di incentivazione e finanziamento in modo da dare stabilità e sicurezza agli investitori;
– un’etichetta emissiva che integri quella energetica con un riferimento all’impronta carbonica del prodotto (LCA) da applicare a tutte le tipologie di prodotti a partire dagli edifici, spostando il focus dai consumi di energia alle emissioni di largo consumo, affinché il consumatore finale sia in grado di cogliere l’impronta carbonica dei diversi prodotti, non solo della loro efficienza.

F onte: Slide di presentazione del Prof. Davide Chiaroni

Tra le proposte “pillar specifici” ci sono:
– la semplificazione degli iter amministrativi di autorizzazione, installazione e connessione delle rinnovabili e l’introduzione di meccanismi di incentivazione per l’idrogeno e biocombustibili;
fissare obiettivi e/o incentivi per lo sviluppo della rete di trasmissione e distribuzione in grado di supportare il trend di elettrificazione e quelli per lo sviluppo di storage anche stagionale;
– per l’efficienza energetica: fissare obiettivi in termini di riduzione delle emissioni e dei consumi di energia primaria; semplificare ed accorciare l’iter di accesso agli incentivi; legare gli incentivi a risultati misurabili in termini di consumi ed emissioni; fissare obiettivi massimi di emissioni per i nuovi edifici; introdurre normative chiare ed incentivi per tutte le tecnologie di efficienza energetica, includendo anche teleriscaldamento e recupero di calore da cascami industriali, cicli ORC, ecc;
– per la mobilità sostenibile, fissare obiettivi e/o incentivi per la decarbonizzazione del trasporto merci ed “off-road”; adattare una prospettiva di LCA al fine di garantire la neutralità tecnologica;
. per le comunità energetiche, fissare obiettivi espliciti di attivazione delle energy communities sul territorio, secondo le indicazioni del REPowerEU, promuovendo il ruolo di aggregazione /facilitazione della PA, soprattutto a livello locale;
– per l’economia circolare, fissare incentivi per lo sviluppo delle filiere, a partire da quelle di maggior potenziale, e garantire la libera circolazione delle risorse (prodotti, sottoprodotti, materiali e componenti) fra gli attori appartenenti alla filiera stessa, superando le attuali barriere legate alla definizione di “waste” e “end waste”;
– per la cattura della CO2, fissare obiettivi e/o incentivi per lo sviluppo della tecnologia, fondamentale nei settori difficili da decarbonizzare;
– per la compensazione delle emissioni (carbon offsetting): definire una metodologia di calcolo chiara e certificata dell’impronta di carbonio e un quadro normativo per l’offsetting chiaro e condiviso; creare un registro nazionale dei crediti di offsetting ed incentivare lo sviluppo di progetti di offsetting in Italia; adattare alle specificità delle piccole e medie imprese (PMI) il recepimento della Direttiva sul reporting di sostenibilità (CSRD).

Secondo Chiaroni, tali proposte contribuiranno al raggiungimento dell’obiettivo solo se applicate in modo sinergico e non, come spesso fatto sino ad ora, considerando le diverse azioni come mutuamente esclusive, ed ha auspicato che queste siano uno spunto di riflessione innovativo per il policy maker rispetto alle politiche già in atto e permettano, insieme all’attivo coinvolgimento della società tutta (dai cittadini alle aziende), quel cambio di passo per rimettere il Paese sulla corretta via della decarbonizzazione.

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