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Crisi climatica: si combatte anche rivedendo la “guerra alla droga”

Un Rapporto di unaCoalizione internazionale per la riforma delle politiche sulla droga e la giustizia ambientale sottolinea che per combattere la crisi climatica dovrebbero devono essere riviste anche le politiche proibizionistiche sulla droga (“l’elefante nella stanza”) che, indirettamente, concorrono ad alimentare la deforestazione e l’ingiustizia climatica.

Il proibizionismo sulle droghe è un fattore chiave per la criminalità organizzata, la corruzione e la corruzione dello Stato in regioni ecologicamente fragili. Per affrontare la crisi climatica è necessaria un’azione urgente e coordinata da parte dei movimenti ambientalisti e della politica sulle droghe, per sostituire il proibizionismo con una regolamentazione che sostenga le persone e il pianeta.

È l’appello delRapporto“Revealing the Missing Link to Climate Justice: Drug Policy” pubblicato daDrug Policy Reform & Environmental Justice, una coalizione internazionale di organizzazioni (Health Poverty Action,LEAP Europe,SOS Amazônia, Transnational Institute e  Washington Office on Latin America) che si pone l’obiettivo di aumentare laconsapevolezza di come le attuali politiche sulla droga minino la giustizia ambientale.  

Secondo il Rapportola proibizione globale della droga ha alimentato la distruzione ambientale in alcuni degli ecosistemi più critici del pianeta, minando gli sforzi per affrontare la crisi climatica. Finché non si riconoscerà e affronterà il problema (l’elefante nella stanza) ovvero il sistema globale di proibizione criminale della droga, noto come “guerra alla droga”.

“C’è un problema non riconosciuto al centro della lotta contro i cambiamenti climatici– ha affermatoClemmie James,coordinatrice della Coalizione –Non c’è solo l’uso del petrolio o della riluttanza dei singoli individui a cambiare il proprio stile di vita. Non c’è solo la difficoltà di una transizione rapida ed equa verso un’energia più pulita, o delle incertezze su quando verranno raggiunti determinati ‘punti critici’. C’è anche la droga. Tradizionalmente queste due questioni sono state viste come distinte e non correlate. Una ha a che fare con la criminalità, la violenza e la salute, l’altra con la natura, le emissioni e la futura abitabilità di questo pianeta. Ma in questo nuovo rapporto, mostriamo come, in realtà, queste due agende siano inestricabilmente legate e come non fermeremo i cambiamenti climatici senza cambiare la politica internazionale sulla droga”.

Nel Rapporto viene evidenziato, infatti, cheil proibizionismo ha spinto la produzione e il traffico di droga verso “frontiere ambientali chiave”come la foresta amazzonica e le giungle del Sud-est asiatico, mentre nei rari casi in cui oppio, cannabis e coca vengono coltivati legalmente per rifornire l’industria farmaceutica e delle bevande, la loro coltivazione avviene in contesti agricoli convenzionali.

Iprofitti derivanti dalle attività illegali legate alla droga alimentano anche una rete di altre attività criminali che causano danni ambientali, come ilcommercio illegale di fauna selvatica,legname tropicale,oggetti archeologici,oro e altri minerali, nonché investimenti in attività agricole legali come carne di manzo, olio di palma, soia e avocado. Secondo gli autori del Rapporto I profitti della droga forniscono anche denaro iniziale per il traffico di esseri umani.

I dati più recenti diGlobal Witnessmostrano che nel 2022, quasi due terzi di tutti gli omicidi di difensori ambientali in tutto il mondo sono avvenuti in soli 4 Paesi: Colombia, Brasile Messico e Honduras, Paesi che svolgono un ruolo fondamentale nella produzione e nel traffico di cocaina e altre droghe verso gli Stati Uniti, l’Europa e altri mercati globali. Nel 75% dei casi, gli omicidi dei difensori dell’ambiente non potrebbero essere collegati ad alcuna industria legittima.

Da una prospettiva di giustizia ambientale ed economica, il rapporto sostiene che la guerra alla droga perpetua un ciclo di povertà e persecuzione contro i più vulnerabili della società. Il traffico di droga può fornire unreddito dignitoso o un mezzo di sopravvivenza dove non ce n’è altro, specificando checirca 200.000 famiglie vivono della coltivazione della coca in Colombia. Anche quando questi agricoltori sono perseguitati dalla polizia o dall’esercito, i benefici in termini di sostentamento derivanti dalla coltivazione di droghe illegali spesso li costringono a tornare all’attività nonostante gli alti rischi.

Mentre i piccoli agricoltori svantaggiati rischiano l’eradicazione dei loro raccolti, l’arresto e l’incarcerazione, coloro che costituiscono i vertici dell’organizzazione del traffico illegale di droghe rimangono in gran parte indenni perché il loro potere, il loro denaro o la loro violenza permettono loro di sfuggire ai procedimenti giudiziari e di influenzare le élite nel processo decisionale.

Per combattere i danni del proibizionismo e garantire che le iniziative sul clima siano efficaci, il rapporto afferma che la necessità di una regolamentazione efficace e responsabile delle droghe, avvertendo chele riforme devono essere olistiche e fondate sui diritti umani, sulla salute pubblica, sullo sviluppo sostenibile e sulla giustizia ambientale.

Pur riconoscendo che i mercati regolamentati della droga sollevano questioni difficili, gli autori affermano che in alternativa si continuerà “a subire i palesi fallimenti del proibizionismo e a cederne il controllo a gruppi criminali organizzati e distruttivi. Non esiste una terza opzione che li farà scomparire magicamente o che renderà vittoriosa la ‘guerra alla droga’”.

Il documento è corredato da alcuni casi studio e foto che denunciano danni sociali e ambientali delle politiche proibizionistiche, tra cui:
– IlDarién Gaptra Panama e Colombia, un tratto di foresta pluviale montuosa impraticabile senza strade e senza legge, controllato da un cartello della coca e che ora fa affari anche conil traffico di clandestiniche cercano ogni giorno di risalire l’istmo per raggiungere la loro meta finale, gli Stati Uniti.
– L’estrazione mineraria illegale del bacino amazzonico, attività in cui vengono investiti i profitti del traffico di cocaina.
– Laperdita di foreste e di terre dei nativi nell’Honduras, dopola“guerra alla droga”condotta dalle autorità governative con la collaborazione l’Agenzia federale antidroga (DEA) statunitense.

– ladeforestazione dell’Alta Guineaper il commercio illegale di legame pregiato, dopo che un colpo di Stato finanziato dai proventi della droga, aveva defenestrato il Governo che aveva annunciato il divieto totale di disboscamento.  

“In vista della 30a Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP30) che sarà ospitata in Brasile nel 2025– ha concluso James –invitiamo le organizzazioni e gli individui ad aprire gli occhi e ad unirsi al dialogo sulla regolamentazione delle droghe, con l’obiettivo di progettare un nuovo sistema normativo legale che integri l’azione sulla giustizia ambientale e crisi climatica. Non fermeremo la deforestazione e i cambiamenti climatici senza riformare la politica sulla droga”.

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