Sostenibilità

Corruzione: l’Italia lascia il fanalino di coda alla Bulgaria

corruzione Italia lascia fanalino di coda alla Bulgaria

Transpirancy International, Organizzazione della società civile che lotta contro la corruzione, ha presentato a Roma il 27 gennaio 2016 (lo stesso giorno in cui i media diffondevano i particolari dell’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli sul mondo del calcio, denominata ” Fuorigioco”) il suo annuale Rapporto “Corruption Perceptions Index” (CPI), giunto quest’anno alla sua XXI edizione.

Si tratta, appunto, di un indice composito, costruito con sondaggi e inchieste, realizzati da vari organismi indipendenti, internazionalmente riconosciuti, che valuta le percezioni dei livelli di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e nella classe politica, aggregando dati di 12 fonti diverse (almeno tre per ogni nazione). Ad ogni Paese viene assegnata una valutazione che va da 0 (il livello più alto di corruzione)a 100 (praticamente la corruzione non esiste).

I Paesi più “virtuosi” dei 168 monitorati nel 2015 risultano: Danimarca (91 di valutazione), Finlandia, Svezia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi (con lo stesso punteggio c’è anche la Norvegia); mentre i più corrotti sono risultati: Sud Sudan (con lo stesso punteggio dell’Angola), Sudan, Afghanistan, Corea del Nord e Somalia (gli ultimi due Paesi hanno lo stesso più basso punteggio: 8).

Ma perché si stima la percezione del fenomeno e non il dato reale?
Semplicemente perché un dato reale non esiste o, meglio, non è calcolabile. La corruzione è infatti un reato difficile, se non impossibile, da rilevare nella sua interezza soprattutto a causa dell’elevatissima cifra oscura, cioè la parte sommersa del fenomeno.

“Il Corruption Perceptions Index del 2015 mostra chiaramente che la corruzione rimane una piaga di tutto il mondo – ha dichiarato José Ugaz, Presidente di Transparency International – Ma il 2015 è stato anche un anno in cui la gente di tutto il mondo è scesa nuovamente in piazza per protestare contro la corruzione, inviando un forte segnale a chi è al potere: è il momento di affrontare la grande corruzione”.

Per “grande corruzione” si intende l’abuso di potere ad alto livello che favorisce i pochi a spese dei molti, provoca danni gravi e diffusi a singoli individui e all’intera società e per lo più rimane impunita.
Transparency International invita tutti ad agire, votando a unmaskthecorrupt.org, per conoscere quali casi il pubblico ritiene che siano meritevoli di urgente attenzione e sui quali Transpirancy Internationalprenderà una decisa posizione. Mancano ancora 13 giorni per votare i casi selezionati nelle precedenti fasi.

A livello globale, l’arretramento più vistoso è stato del Brasile, a seguito dello scandalo della Petrobras che avrebbero gonfiato i contratti per costruire infrastrutture petrolifere, guadagnando almeno 800 milioni di dollari che sarebbero serviti in parte per finanziare la campagna elettorale dei partiti al Governo del Paese; al contrario, Mongolia e Guatemala sono i Paesi che hanno mostrato gli sforzi più efficaci per fermare la corruzione.

L’Italia si colloca al 61° posto (alla pari di Lesotho e Montenegro) con un punteggio di 44, guadagnando un punto e 8 posizioni nel ranking mondiale rispetto allo scorso anno, ma è pur sempre penultima in Europa, dopo aver lasciato il fanalino di coda alla Bulgaria.
“Constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un’inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni – ha commentato Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia, alla presentazione dei risultati a cui hanno partecipato, Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, e Ivan Lo Bello, Presidente di Unioncamere – Come dimostra la cronaca, la strada è ancora molto lunga e in salita, ma con la perseveranza i risultati si possono raggiungere. In questi giorni la Camera ha approvato le norme sul whistleblowing, le pubbliche amministrazioni stanno diventando via via più aperte e trasparenti, una proposta di regolamentazione delle attività di lobbying è arrivata a Montecitorio. Azioni queste che denotano come una società civile più unita su obiettivi condivisi e aventi come focus il bene della res publica porti necessariamente un contributo fondamentale al raggiungimento di traguardi importanti”.

Il CPI 2015 per l’Italia è calcolato utilizzando 8 differenti fonti di dati che hanno catturato la percezione di esperti e uomini d’affari della corruzione negli ultimi due anni (World Economic Forum Executive Opinion Survey 2015; IMD World Competitiveness Yearbook 2015; Bertelsmann Foundation Sustainable Governance Indicators 2015; World Justice Project Rule of Law Index 2015; Political Risk Services International Country Risk Guide 2015; Economist Intelligence Unit Country Risk Ratings 2015; Global Insight Country Risk Ratings 2014).

“Un passo in avanti del nostro Paese nelle classifiche internazionali sulla percezione della corruzione è sempre una buona notizia – ha commentato a sua volta il Presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello – Per compiere un salto di qualità importante occorre però un ruolo più forte della società civile che deve acquisire la consapevolezza che un sistema dove è grande la corruzione non crea ricchezza e alimenta profonde distorsioni del mercato. La battaglia per legalità e trasparenza è resa meno difficile dalla rivoluzione digitale in atto ed anche su questo fronte occorre insistere con decisione per fare della macchina pubblica un attore trasparente, imparziale e rispettoso delle regole del mercato”.

A livello di cittadini, c’è Eurobarometer della Commissione UE, il cui ultimo sondaggio (Annual Report on Corruption) riporta che il 97% considera il fenomeno della corruzione molto (58%) o abbastanza (39%), ma poi, come testimonia il Global Corruption Barometer, condotto da Transparency International in diversi Paesi, tra cui l’Italia, solo il 56% degli italiani è disposta a segnalare un episodio di corruzione, rispetto alla media globale del 69%. I motivi che spingono a rimanere in silenzio sono soprattutto la paura, la sfiducia e la triste convinzione che nulla può cambiare.

Transpirancy International Italia ha creato il servizio ALAC con l’obiettivo di incoraggiare chi ha qualcosa da segnalare nell’interesse pubblico. ALAC è infatti il primo esempio italiano di servizio di assistenza per chi decide di segnalare episodi di corruzione e si avvale del software Globaleaks, che permette l’invio di segnalazioni in totale sicurezza e anonimato.

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