In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, è stato presentato il XXI Rapporto sul servizio idrico integrato, a cura dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, che ha preso in esame le tariffe applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2025 in riferimento ad una famiglia tipo composta da 3 persone per un consumo annuo di 182 metri cubi, pari ad una bolletta dell’acqua di 528 euro.
Cresce ancora la bolletta per l’acqua: è di 528 euro la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane nel 2025 rispetto ai 500 euro (+5,4%) del 2024. Confrontando il dato con il 2019, il costo a livello nazionale è aumentato di ben il 30%.
Lo evidenzia il XXI Rapporto sul servizio idrico integrato, curato dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva,e realizzato nell’ambito del Progetto “Vita da Generazione SpreK.O.”, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
Il Rapporto ha preso in esame le tariffe per il servizio idrico integrato applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2025 in riferimento ad una famiglia tipo composta da 3 persone un consumo annuo di 182 metri cubi.Se ci si attestasse un consumo di 150 mc l’anno, la spesa sarebbe di 415 euro con un risparmio di 113 euro, cioè circa in media il 21% della bolletta idrica.
Frosinone resta in testa alla classifica delle province più care con una spesa media annuale di 973€, mentre Milano conquista anche nel 2025 la palma di capoluogo più economico con 203€. Fra i capoluoghi di provincia, aumenti a due cifre percentuali per Reggio di Calabria e Crotone (aumento superiore al +19%), Campobasso e Isernia (oltre il 17%), Aosta e Palermo (oltre il 14%), Catania e Treviso (+del 12%), L’Aquila e Teramo (con più dell’11%).

Oltre che tra le regioni, evidenti differenze di spesa continuano ad esistere anche all’interno delle stesse regioni. Solo per citare gli esami più evidenti, nel Lazio tra Frosinone e Latina intercorre una differenza di 529 euro, in Sicilia fra Enna e Catania di 405 euro.
In base agli ultimi dati Istat (anno 2022), la dispersione idrica raggiunge il 42,4% nel territorio complessivo italiano. In alcune aree del Paese (soprattutto Sud e Isole) si disperde più della metà dei volumi d’acqua immessi in rete. Spicca in negativo la Basilicata dove va disperso il 65,5%, segue a breve distanza l’Abruzzo (62,5% di acqua dispersa) mentre la Valle d’Aosta si ferma sotto il 30% (ma peggiora comunque il dato rispetto al 2020). Fra i capoluoghi di provincia molto negativo il dato di Potenza, dove la dispersione idrica supera il 70%.
La fotografia emerge dal XXI Rapporto sul servizio idrico integrato, a cura dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. Il Rapporto ha preso in esame le tariffe per il servizio idrico integrato applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2025 in riferimento ad una famiglia tipo composta da 3 persone un consumo annuo di 182 metri cubi. Se ci attestiamo su un consumo di 150 mc l’anno, la spesa sarebbe di € 415 con un risparmio di € 113 cioè circa in media il 21% della bolletta.
Il quadro che emerge è quello di un Paese profondamente frammentato, doveil diritto all’acqua viene garantito con standard qualitativi e costi estremamente difformi a seconda del territorio di residenza. Leregioni centrali presentano mediamente le tariffe più elevate, con una spesa media annua di 705 euro, mentregli aumenti più importanti rispetto al 2024 si registrano al Nord con il +6,4%, seguito dal Sud con il +5,3% e dal Centro con +4,3%.
La regione in cui si rileva la bolletta idrica più bassa è ancora il Molise (274 euro) che però rispetto all’anno precedente registra un aumento di ben il17,5%, incremento record a livello nazionale. La regione con laspesa più elevatarisulta essere la Toscana (770 euro) con un aumento del 2,9%. Oltre al Molise, unincremento a due cifresi registra anche inValle d’Aosta(+14,8%) e inAbruzzo(+10,7%).
In base agli ultimi dati Istat (anno 2022), la dispersione idrica raggiunge il 42,4%nel territorio complessivo italiano. In alcune aree del Paese (soprattuttoSudeIsole) si disperdepiù della metàdei volumi d’acqua immessi in rete.
Consumi, disservizi e livelli di soddisfazione dei cittadini
Secondo i dati Istat, nel 2024 l’86,4% delle famiglie allacciate si dichiara molto (20,6%) o abbastanza (65,8%) soddisfatta del servizio idrico, mentre il 13,6% è poco o per niente soddisfatto. Lasoddisfazionediminuisce spostandosi dal Nord verso il Sud e le Isole, dove ladurata media delle interruzioniraggiunge le227 ore/anno per utente,contro meno di un’ora nel Nord. Nel 2024, la quota di famiglie soddisfatte è 91,7% nel Nord-Est e nel Nord-Ovest, scende al 85,8% al Centro, poi al 81,8% al Sud fino al 72,3% nelle Isole.
Riguardo alla qualità e alle caratteristiche organolettiche (odore, sapore, limpidezza) della risorsa, I dati Istat dicono che in media circauna famiglia su 4 è poco o per niente soddisfatta, con situazioni di maggiore criticità al Sud e soprattutto nelle Isole dove il 49,5% diesse dichiarano di non fidarsi a bere acqua del rubinetto,a fronte di unamedia nazionale del 28,7%, comunque alta. Risaltano in modo particolare i dati dellaSiciliadove a fronte del 29,2% di famiglie che lamenta irregolarità nella fornitura del servizio il 50%non si fida a bere acqua di rubinetto. Segue la Calabria – dove il 29,9% riscontra irregolarità nel servizio e il 39,9% non si fida dell’acqua di rubinetto, mentre non sembra riscontrarsi la stessa logica in Toscana, Umbria ed Emilia Romagna dovea basse percentuali di famiglie che lamentano irregolarità nella fornitura (rispettivamente appena il 6,3%, 4,2% e 4,4%) corrispondono percentuali elevate di famiglie che dichiarano di non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto (34,9%, 28,7%, 26,4%).

La sfida del 2026: PNRR e Governance
Il settore si trova in un passaggio cruciale. Rispetto agli investimenti,a metà 2025 risultava concluso solo il 2% degli interventi PNRR, con un ulteriore 51% in fase di collaudo. Cittadinanzattiva lancia l’allarme sul cosiddetto “effetto scalino”:il rischio cioè di un crollo degli investimenti al termine dei fondi straordinari europei. Inoltre, tra il 2025 e il 2028scadranno 42 concessioni che interessano 11 milioni di abitanti, un’occasione decisiva perscegliere modelli di gestione trasparenti ed efficienti.
“Di fronte ad una nuova emergenza che sta investendo le famiglie italiane, colpite in misura sempre più estesa dall’aumento del costo di beni e servizi– ha affermato Tiziana Toto, Responsabile nazionale delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva –nell’ambito della gestione della risorsa idrica chiediamo ai soggetti che gestiscono la governance del servizio (dal livello nazionale a quello locale) che si intervenga su quattro priorità: ridurre il water service divide, perché la qualità del servizio ma anche il costo non può dipendere dal luogo in cui si vive; garantire continuità di investimento oltre il PNRR e rendere strutturale la capacità di programmazione e realizzazione; rafforzare la trasparenza e l’accountability verso i cittadini su piani, cantieri e risultati degli investimenti; garantire maggiore tutela sociale e accessibilità economica, rendendo pienamente efficace il bonus idrico e proteggendo le famiglie vulnerabili”.
