Biodiversità e conservazione

Biodiversità insulare: esposta in modo eccessivo ai cambiamenti globali

Uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori evidenzia come la biodiversità insulare, che ospita quasi il 20% della biodiversità, sia soggetta in modo sproporzionato alle molteplici pressioni associate ai cambiamenti globali in atto, come i cambiamenti climatici, il cambiamento dell’uso del suolo e le invasioni biologiche.

Gli ecosistemi insulari sono esposti a livelli allarmanti di cambiamenti globali. Entro il 2050, il cambiamento climatico rappresenterà la minaccia principale per il 65% di essi; il 22% sarà colpito principalmente dal cambiamento dell’uso del suolo; e il 13% dovrà affrontare maggiori minacce derivanti dalle invasioni biologiche.

Il monito giunge dalloStudio“Global threat exposure of islands in a changing world”, pubblicato il 27 luglio 2026 suProceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) e condotto da un team internazionale di ricercatori nell’ambito del ProgettoRIVAGE, finanziato dal FRB CESAB 2024-2027, il cui obiettivo è divalutare la vulnerabilità degli ecosistemi insulari ai cambiamenti climatici, al cambiamento dell’uso del suolo e alle invasioni biologiche.

Le isole rappresentano uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità del nostro pianeta, con alti livelli di endemismo, ma sono anche tra i più fragili.Oltre l’80% delle estinzioni e più di un terzo di tutte le specie terrestri a rischio di estinzione si sono verificate sulle isole.

Numerosi studi hanno indagato le cause di questo declino, masi sono concentrati su minacce o taxa specifici. Pertanto, manca un quadro completo della vulnerabilità degli ecosistemi insulari ai cambiamenti globali.

IlProgetto RIVAGE,riunendo esperti in valutazione della vulnerabilità, biogeografia insulare, diversità funzionale e filogenetica, nonché esperti di piante e vertebrati con un particolare interesse per la macroecologia e la conservazione, si propone dicolmare questa lacuna raccogliendo dati globali pubblicati di recente sulla vulnerabilità delle isole ai cambiamenti globali per quanto riguarda uccelli, piante e mammiferi.

Sebbene rappresentinosolo il 7% della superficie terrestre, gli ecosistemi insulari ospitano quasi il 20% della biodiversità mondiale. Dall’innalzamento del livello del mare alle invasioni biologiche, le isole sono soggette a molteplici pressioni associate ai cambiamenti globali in atto, eppure continuano a essere trascurate nelle strategie globali di conservazione della biodiversità, compreso ilKunming-Montreal Global Biodiversity Framework(KMGBF).

Lo Studio pubblicato sulla PNAS, guidato daClara MarinodellaFondation pour la Recherche sur la Biodiversité – Centre de synthèse et d’analyse sur la biodiversité(FRB- Cesab) e diEcologie Société et Evolution(Università di Parigi-Saclay, CNRS, AgroParisTech), rivela cifre allarmanti: entro il 2050, il 65% degli ecosistemi insulari sarà minacciato principalmente dai cambiamenti climatici; il 22% subirà soprattutto gli  effetti dei cambiamenti nell’uso del suolo, in particolare nel Pacifico (Micronesia e Fiji), nel Mar Baltico, nel Golfo del Bengala e nel Sud-est asiatico; e il 13% sarà minacciato principalmente dalle invasioni biologiche, un rischio maggiore per le isole temperate come quelle del Nord Europa. Ma anche le isole del Mediterraneo italiane nella cartigrafia degli hotspot non mancano nemmeno le isole italiane, da quelle meridionali all’Arcipelago Toscano.

Esposizione cumulativa delle isole ai cambiamenti globali.Le isole di tutto il mondo sono esposte in misura variabile alle tre minacce analizzate: invasioni biologiche, cambiamenti climatici e cambiamenti nell’uso del suolo, come mostrato dalla gradazione di colore. Le isole del Nord Europa, del Mar Cinese Orientale e del Pacifico sono tra quelle maggiormente esposte a tutte e tre le minacce e costituiscono “punti critici di esposizione”. © Clara Marino

Le mappe che mostrano i livelli di esposizione delle16.578 isole analizzateconsentono di identificare facilmente i territori insulari maggiormente minacciati. Alcuni Paesi e suddivisioni territoriali, come leSeychelles, ilBangladesh, laCina, laPolinesia francesee laMicronesia, ospitano un numero statisticamente sproporzionato di isole altamente esposte, evidenziandopunti critici geografici di esposizione cumulativa dove gli sforzi di conservazione potrebbero essere particolarmente urgenti.

Secondo lo Studioentro il 2050 la maggior parte delle isole sarà contemporaneamente esposta a una triplice minaccia derivante dagli impatti combinati del cambiamento dell’uso del suolo, del cambiamento climatico e delle invasioni biologiche.

Sulla base di tali risultati, gli autori auspicano una maggiore protezione delle isole nei31 paesi identificati come aventi un numero sproporzionatamente elevato di punti critici di esposizione, attraverso strategie adattate al contesto locale. Il ripristino degli ecosistemi e lo sviluppo di aree protette sono tra le soluzioni che possono limitare gli impatti dei cambiamenti climatici e ridurre le opportunità di insediamento di specie aliene invasive.Le mappe di esposizione prodotte da questa ricerca sono strumenti preziosi per dare priorità agli interventi.

Il team di ricerca sottolinea inoltre l’importanza di sviluppare set di dati complementari a quelli utilizzati in questo studio, in modo daincludere altre minacce attualmente sottorappresentate, come l’inquinamento da plastica, pesticidi e luce, nonché il sovrasfruttamento delle risorse.

In copertina: Foto diMichaelsu UnSplash

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