Cambiamenti climatici

Azione climatica: i Paesi ricchi rallentano le ambizioni

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato il Climate Action Monitor 2025, che fornisce approfondimenti sui progressi di 52 Paesi, tra membri e partner, dell’Organizzazione verso gli obiettivi di zero emissioni nette, da cui si evidenzia che l’azione per il clima è aumentata solo dell’1% nel 2024, confermando il rallentamento osservato nell’area dal 2021.

I Paesi OCSE e quelli partner sono lontani dal raggiungere gli obiettivi climatici fissati per il 2030 e gli impegni assunti non sono allineati con i target a lungo termine per il 2050 e senza una significativa espansione dell’azione nazionale per il clima, i Paesi non saranno in grado di affrontare la sfida dell’obiettivo zero emissioni nette.

L’ammonimento viene l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) che raggruppa i paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un’economia di mercato,  che ha lanciato in vista della COP30 e discusso il 6 novembre 2025 nel corso di una delle sessioni delPadiglione virtuale della COP30in programma fino al 21 Novembre, i risultati delClimate Action Monitor 2025, pubblicazione di punta del Programma Internazionale d’Azione sul Clima (IPAC) dell’Organizzazione.

Il report di quest’anno, rivolto in particolare ai decisori politici di52 Paesi, tra membri dell’Organizzazione(38) e Paesi partner, fornisce unavalutazione completa degli obiettivi di zero emissioni nette, deiprincipali rischi legati al climaedelle principali tendenze nell’azione climatica. In particolare, i risultati del rapporto indicano che gli obiettivi di emissione dei Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC) dei Paesi per il 2030rimangono insufficienti per raggiungere gli obiettivi di temperatura dell’Accordo di Parigi. Con l’aumento dei rischi legati al clima, il raggiungimento di questi obiettivi richiederàmaggiore ambizione nel nuovo ciclo dei NDC al 2035e unaumento sostanziale dell’azione nazionale per il clima.

“I benefici dell’azione per il clima per i nostri ecosistemi, le nostre società e le nostre economie sono significativi, tra cui una maggiore resilienza ai rischi climatici– ha affermato il Segretario Generale dell’OCSE,Mathias Cormann –Per realizzare questi benefici, i Paesi dovranno intensificare gli sforzi per rispettare i propri impegni e selezionare un mix di politiche ambizioso e appropriato che rifletta le loro circostanze specifiche e i loro obiettivi climatici“.

I risultati principali del Rapporto
–Lo slancio dell’azione per il clima sta rallentando. Il quadro di misurazione delle azioni e delle politiche per il clima (CAPMF) dell’OCSE mostra che l’azione per il clima è aumentata solo dell’1% nel 2024, confermando il rallentamento osservato dal 2021. Ciò non può più essere attribuito alle interruzioni dovute alla pandemia di COVID-19 o agli shock economici: riflette una perdita di slancio nell’attuazione di risposte politiche efficaci.
–Nel 2023, le emissioni dei paesi membri e partner dell’OCSE erano dell’8%(circa 2,5 Gt CO2eq.)superiori al livello necessario per essere sulla buona strada per raggiungere i loro obiettivi NDC del 2030, rivelando un persistente divario nell’attuazione degli NDC tra le azioni attuali e il livello richiesto per rispettare gli impegni nazionali.
–Sono necessari tagli profondi alle emissioni entro il 2035 per allinearsi agli obiettivi di temperatura dell’Accordo di Parigi: tutti i paesi dovrebbero impegnarsi aridurre le emissioni globali del 39-63% rispetto ai livelli del 2023per rimanere in linea con i percorsi per 1,5 °C – 2 °C.


– I rischi economici e commerciali derivanti dai cambiamenti climatici sono in aumento. Sebbene le circostanze nazionali varino,tutti i Paesi dovranno affrontare sfide significative a causa degli impatti climatici. Il caldo estremo, la scarsità d’acqua e le perdite dei raccolti minacciano l’agricoltura globale e la stabilità delle esportazioni alimentari. Si prevede chela maggior parte dei Paesi sarà maggiormente esposta a precipitazioni estreme e ai relativi impatti sull’agricoltura e sulle infrastrutture.
–I disastri legati al clima sono costati 328 miliardi di dollari nel 2024, causando oltre16.000 mortiecolpendo più di 167 milioni di persone in tutto il mondo. Il costo dell’inazione è in aumento, con perdite economiche crescenti, disuguaglianze sociali e danni agli ecosistemi, che sottolineano l’urgenza di un’azione per il clima rafforzata e coordinata.

Il Rapporto fa seguito al recenteEmissions Gap Reppìortdell’UNEP, secondo cuianche con un rapido intervento sul clima, esiste una probabilità del 55% che le temperature raggiungano comunque 1,8 °C, infrangendo il percorso di 1,5 °C previsto dall’Accordo di Parigi.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.