31 Luglio 2021
Prodotti e acquisti verdi Sostenibilità

Osservatorio Appalti Verdi: una città su 4 adotta sempre i CAM

Dal Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi, presentato al Forum Compraverde Buygreen (Roma, 8-9 ottobre 2020), emerge che gli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione crescono troppo lentamente, in particolare l’applicazione dei CAM in edilizia e nei servizi energetici è del tutto insufficiente.

Nel corso della XIV edizione del Forum Compraverde Buygreen (Roma, 8-9 ottobre 2020), la Manifestazione internazionale dedicata a politiche, progetti e azioni di Green Procurement, pubblico e privato, promossa dalla Fondazione Ecosistemi, in partnership con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Regione Lazio, il Coordinamento Agende 21 Locali ItalianeLegambienteUnioncamere, Confindustria, ALI-Autonomie Locali Italiane e Fairtrade Italia, è stato presentato il Rapporto 2020I numeri del Green Public Procurement in Italia”, realizzato dall’Osservatorio Appalti Verdi, istituito nel 2018 dalla Fondazione e da Legambientecon l’obiettivo di monitorare l’attività della pubblica amministrazione in tema di Green Public Procurement GPP e Criteri Ambientali Minimi (CAM) affinché possa essere da stimolo, fonte di informazioni e proposta verso tutte le stazioni appaltanti.

Il Rapporto prevede infatti un approfondimento del grado di adozione dei CAM da parte di tre comparti della Pubblica Amministrazione: i Comuni capoluogo (88), gli Enti Gestori delle Aree Protette (68) e un campione dei Comuni Ricicloni (538) che hanno risposto al questionario relativo alla sezione del GPP.

In generale dal Rapporto emerge che quasi 1 comune capoluogo su 4 adotta, nell’80% dei casi, i Criteri Ambientali Minimi nelle procedure di gara. Di questi 1 su 2 ritiene che la difficoltà principale risieda nella capacità di trasformare i CAM in un “appalto verde”, benché l’attività di formazione del personale da parte delle Amministrazioni sui temi del GPP stia aumentando. Tra i Comuni capoluogo più virtuosi con  una percentuale di applicazione tra l’80% e l’99%: Aosta, Bolzano, Ferrara, Gorizia, Livorno, Lucca, Macerata, Milano, Modena, Monza, Oristano, Padova, Reggio Calabria, Rimini, Rovigo, Udine.

Il primo CAM per il quale è stato verificato il grado di adozione è quello relativo alle stampanti e fotocopiatrici: il 67,1% dei Comuni capoluogo (molto di più del 58% del 2018) sostiene di applicare sempre tale CAM.
Il CAM Carta è invece tradizionalmente il più applicato poiché la “Carta Ecologica” ha rappresentato il simbolo del cambiamento in corso. È infatti il 70,8% dei Comuni capoluogo ad adottarlo.
I servizi energetici, uno di quei settori in cui i CAM potrebbero permettere forti riduzioni dei costi, vede invece solo il 29,3% delle amministrazioni comunali ad adottarlo, praticamente la medesima percentuale del 2018 (28,4%).

Forti difficoltà si registrano per l’edilizia (il 17,9% dei capoluoghi) e per la gestione del verde pubblico (solo il 27,7%). Vale la pena, infine, commentare i dati relativi al servizio di gestione dei rifiuti: le amministrazioni capoluogo che sostengono di aver sempre adottato il CAM ammontano al 32,1%, una percentuale decisamente in crescita rispetto al 2018, quando si fermava al 19,3%.

Il Rapporto nella parte relativa ai Comuni Ricicloni e in quella degli Enti Gestori delle Aree Protette (si tratta per questi ultimi di un campione molto più numeroso rispetto ai 52 soggetti dell’anno passato) fornisce un ulteriore quadro d’insieme sull’applicazione dei CAM, in cui emerge con forza l’esigenza di aumentare il monitoraggio e la formazione del personale al fine di renderli sempre più praticabili.

Circa 170 miliardi di euro di spesa pubblica possono essere orientati verso la sostenibilità grazie al Green Public Procurement – ha dichiarato il Direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti -. L’Osservatorio Appalti Verdi è l’unica azione di monitoraggio civico di questo strumento e ci auguriamo che il nostro lavoro possa rappresentare uno stimolo per le istituzioni.  In questi tre anni di osservazione, infatti, l’adozione dei criteri minimi ambientali da parte di comuni capoluogo e degli enti gestori delle aree protette ha seguito una crescita costante, ma ancora troppo lieve, in particolare se si considera che il Green Deal vede nel GPP uno strumento indispensabile, ampiamente citato nelle linee di intervento del Recovery Plan. L’Italia è il primo paese in Europa sul fronte del GPP obbligatorio, dobbiamo mantenere questo primato. L’importanza di questo strumento è inoltre confermata sia nel decreto Rilancio sia nel decreto Semplificazioni recentemente approvati; i CAM sono un parametro da rispettare per ottenere l’ecobonus.  È fondamentale capire allora quali siano gli aspetti che ne impediscono o rallentano l’utilizzo e intervenire su queste difficoltà affinché le pubbliche amministrazioni possano davvero incidere verso un cambiamento favorevole all’ambiente, all’economia circolare, alla decarbonizzazione dell’economia e alla lotta al cambiamento climatico”.

Per questa ragione nel Rapporto, Legambiente e Fondazione Ecosistemi affiancano ai dati proposte concrete capaci di accelerare il processo di cambiamento ormai in corso: tra queste vi è sicuramente l’inserimento tra le priorità del Piano nazionale per l’utilizzo delle risorse previste dal Next Generation EU dell’applicazione dei criteri del Green Public Procurement a tutte le procedure di acquisto di beni e servizi e nei lavori pubblici; rafforzare la capacità istituzionale, innanzitutto degli Enti Locali e dei responsabili di acquisto e delle Stazioni Appaltanti per diffondere il GPP e garantire l’adozione dei CAM negli appalti pubblici; diffondere e promuove una massiccia attività formativa; sviluppare, anche attraverso l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), l’attività di monitoraggio e incentivo all’utilizzo dei CAM garantendo priorità nell’accesso agli investimenti previsti per il nostro Paese dal Next Generation Eu, dalla Legge di Bilancio e dalla Programmazione Comunitaria 2021-2027, alle amministrazioni pubbliche che applicano sempre i Criteri ambientali minimi nella loro gare d’appalto.

L’opportunità fornita dal Recovery fund può dare un nuovo impulso ad un lavoro già iniziato e fortemente in espansione – ha aggiunto il Direttore di Fondazione Ecosistemi, Silvano FaloccoOccorre dare una mano: formazione e monitoraggio sono le chiavi per accompagnare gli enti pubblici, mentre le aziende e il mondo produttivo stanno già autonomamente cogliendo l’enorme portata di questo cambiamento. C’è da essere fiduciosi!”

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