Meteorologia

Alpi: con un aumento di 2 °C raddoppiano i temporali estremi estivi

Un team di scienziati dell’Università di Padova e dell’Università di Losanna (UNIL) ha analizzato i dati di quasi 300 stazioni meteorologiche nelle Alpi, evidenziando come un aumento di 2 °C della temperatura della regione potrebbe far raddoppiare la frequenza degli eventi estremi estivi.

Le Alpi europee stanno sperimentando un’accelerazione allarmante del riscaldamento climatico, con temperature che stanno aumentando a un ritmo di + 0,5 °C ogni decennio, un’accelerazione ben superiore alla media globale, con conseguente rapida crescita degli eventi meteo estremi, tra cui i temporali estivi di breve durata, ma di intensità eccezionale.

La conferma, dell’intensificarsi di tali fenomeni, peraltro noti alla comunità scientifica ma che ora cominciano a preoccupare anche gli amministratori locali, arriva dalloStudio“A 2°C warming can double the frequency of extreme summer downpours in the Alps”, condotto da ricercatori delle Università di Losanna e di Padova e pubblicato il 19 giugno 2025 suClimate and Atmospheric Sciencedi NPJ (Nature Partner Journals) di libero accesso, che haanalizzato i dati di quasi 300 stazioni meteorologiche situate sulle Alpi. 

Utilizzando il modello statisticoTENAX(TEmperature-dependent Non-Asymptotic statistical model for eXtreme return levels), basato su princìpi fisici per stabilire il legame tra temperatura e frequenza delle precipitazioni e per simulare la frequenza futura di precipitazioni climatiche regionali, i ricercatori hanno dimostrato cheun aumento medio della temperatura di 2 °Cpotrebbe raddoppiare la frequenza di temporali estivi di breve durata nella regione alpina: eventi che attualmente si verificano ogni 50 anni potrebbero verificarsi ogni 25 anni in futuro.

I ricercatori sottolineano che anche un aumento di 1 °C potrebbe aggravare i problemi nelle zone montuose e che tale aumento non è ipotetico, ma probabile nei prossimi decenni. Attualmente, si registra già una tendenza verso temporali estivi più intensi, che si prevede peggiorerà ulteriormente. L’ improvviso e massiccio afflusso di grandi volumi d’acqua impedisce al suolo di assorbire l’eccesso, innescando alluvioni improvvise e colate detritiche e causando danni alle infrastrutture e, in alcuni casi, vittime.

“Un aumento di 1° non è ipotetico, è probabile che si verifichi nei prossimi decenni– ha spiegatoFrancesco Marra, Docente di Fisica dell’Atmosfera al Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e co-autore dello studio –Stiamo già assistendo a una tendenza all’intensificazione dei temporali estivi, e ci si aspetta che questa tendenza peggiori ulteriormente negli anni a venire”.

 Panoramica delle stazioni climatiche e delle relative relazioni precipitazioni-temperatura.
a) Tassi di scala estremi di precipitazioni e temperature osservati per le 299 stazioni nelle Alpi con una risoluzione di 10 minuti. La dimensione del simbolo distingue tra tassi di scala inferiori (<CC), simili (CC) o circa doppi (2CC) rispetto al 7% °C −1 della scala Clausius-Clapeyron.
b) Un esempio dei tassi di scala stimati dai dati osservati (linea nera) e dal modello TENAX (linea viola) per la stazione di Samedan in Svizzera.
c) Tassi di scala osservati (grigio) e simulati (viola) per diverse fasce altitudinali. Il centro del boxplot è la mediana, i bordi del box sono i quartili e i baffi rappresentano i percentili dal 10° al 90°. I numeri rappresentano la dimensione del campione (Fonte:npj Clim Atmos Sci 8, 216 -2025).

Il meccanismo che lega temperatura e violenza dei temporali è noto: l’aria più calda trattiene più vapore acqueo, circa il 7% in più per ogni grado di riscaldamento. Quando questa umidità si condensa, libera energia che alimenta l’attività temporalesca. Nelle Alpi, queste dinamiche sono ulteriormente amplificate dalla complessità del territorio e dalla rapida variazione di quote.

“L’arrivo improvviso e massiccio di grandi volumi d’acqua impedisce al suolo di assorbire l’eccesso– ha sottolineatoNadav Peleg, Professore di Idrometeorologia e processi superficiali all’Università di Losanna e co-autore dello studio –Questo può innescare inondazioni improvvise e colate detritiche, portando a danni alle infrastrutture e, in alcuni casi, vittime”.

Aumento previsto della frequenza di eventi estremi equivalenti agli attuali livelli di ritorno a 50 anni in uno scenario di riscaldamento di 2 °C.
a) Durata di 10 minuti;
b) Durata di un’ora.
Fonte:npj Clim Atmos Sci 8, 216 (2025).

I ricercatori sottolineano quanto sia cruciale capire come questi eventi possano evolversi con il cambiamento climatico al fine di pianificare appropriate strategie di adattamento, anche in termini di adeguamento delle infrastrutture. Solo attraverso una comprensione approfondita di questi fenomeni e un’azione tempestiva si può sperare di proteggere le comunità montane e preservare l’ecosistema unico.

In copertina: Ubicazione di alcune delle stazioni meteorologiche utilizzate per lo studio © UNIL

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