Inquinamenti e bonifiche

Alleanza per sostanze chimiche critiche: dall’industria per l’industria

Un report di Corporate Europe Observatory e European Environmental Bureau denuncia che l’Alleanza per le sostanze chimiche critiche, lanciata nel gennaio 2026 dalla Commissione UE con il compito di individuare quali sostanze chimiche e siti di produzione siano da considerare “critici” per l’economia europea, di fatto consegna agli attori esistenti dell’industria chimica un’influenza determinante sui risultati, a dispetto dei loro interessi acquisiti.

L’Alleanza per le sostanze chimiche critiche, l’iniziativa strategica lanciata dalla Commissione europea per rafforzare la resilienza, la competitività e la sostenibilità dell’industria chimica dell’UE, sarebbe strutturalmente dominata dagli interessi consolidati dell’industria chimica. Invece di garantire che le decisioni siano guidate dall’interesse pubblico, la Commissione avrebbe creato un processo in cui le aziende e i gruppi di pressione che trarranno vantaggio da futuri finanziamenti ne definiscono i criteri di assegnazione.

La denuncia è contenuta nelRapporto “Captured! The Critical Chemicals Alliance: by industry, for industry”, pubblicato oggi (6 luglio 2026 daCorporate Europe Observatory(CEO), un’organizzazione no-profit che si occupa di raccogliere e documentare le azioni e gli eventuali effetti del lobbismo aziendale sui processi decisionali all’interno dei principali organi dell’Unione europea, eEuropean Environmental Bureau(EEB), la più grande rete europea di ONG ambientaliste che riunisce circa 160 organizzazioni della società civile di 35 paesi europei (praticamente tutti gli Stati membri dell’UE più alcuni Paesi in via di adesione).

L’’Alleanza per le sostanze chimiche critiche (CCA) lanciata nel gennaio 2026 con il compito di individuare quali sostanze chimiche e siti di produzione siano da considerare “critici” per l’economia europea, tali da ricevere sostegno pubblico, eventualmente sotto forma di aiuti di Stato da parte dei governi nazionali.

Fin dal suo lancio, sottolineano le due Ong, è apparso chiaro che il Consiglio europeo dell’industria chimica (CEFIC) è al timone di questa iniziativa, con il dipartimento industriale della Commissione, DG GROW, indifferente al rischio che il processo venga indebitamente influenzato dagli interessi delle imprese. La struttura dell’Alleanza, compresi il suo comitato direttivo e i gruppi di lavoro, è concepita perdare agli attori esistenti dell’industria chimica un’influenza determinante sui risultati, a dispetto dei loro interessi acquisiti. Nel frattempo, anche l’orientamento politico dell’iniziativa è profondamente problematico.

Il mondo è invaso da plastica e sostanze chimiche nocive come le sostanze chimiche persistenti (PFAS). Eppure, laCritical Chemicals Allianceignora ostinatamente l’imperativo per l’industria chimica di disintossicare urgentemente i propri prodotti dannosi, al fine di affrontare la crisi dell’inquinamento chimico che colpisce i nostri corpi, il clima e l’ambiente. Al contrario,molte sostanze problematiche e nocive sono già in procinto di essere definite “critiche”.

Le prove sono inequivocabili: l’inquinamento chimico e la crisi climatica necessitano di un intervento urgente– affermaVicky Cann, Ricercatrice del CEO –Eppure, l’Alleanza per le sostanze chimiche critiche è sintomatica di un problema più ampio all’interno della Commissione europea, dove concetti, strutture e processi sono progettati dall’industria per le grandi imprese anziché per le persone e il pianeta. In questo caso, l’industria chimica dominante e i suoi alleati traggono vantaggio dal sostegno pubblico perché, nonostante i loro evidenti interessi personali, hanno ottenuto un ruolo privilegiato nel decidere quali sostanze chimiche l’UE debba considerare ‘critiche’. E troppe di queste sostanze sono dannose per la nostra salute e per l’ambiente”.

Basandosi su documenti di lobbying, registri ufficiali e spunti forniti dai partecipanti, il rapporto rileva che:
– Il concetto dell’iniziativa è nato da una proposta francese sostenuta dall’industria, prima di essere rapidamente adottato dalla Commissione.
– il Consiglio europeo dell’industria chimica (CEFIC) occupa posizioni di leadership influenti, mentre l’industria gode di una maggioranza schiacciante nell’adesione all’Alleanza, superando la società civile in un rapporto di 16 a 1.
– le organizzazioni della società civile sono state escluse dai ruoli decisionali, dal comitato direttivo ai vari gruppi di lavoro, e messe da parte durante l’intero processo;
– l’Alleanza si muove a una velocità notevole, limitando la consultazione significativa e il controllo pubblico;
– il processo rischia di consolidare il sostegno alle sostanze chimiche nocive e ai modelli di produzione inquinanti.

Inoltre, l’Alleanza sembrerebbe destinata apromuovere false soluzioni alla crisi climatica, negando al contempo la necessità di ridimensionare il settore petrolchimicoche soffre di sovraccapacità e calo della domanda, come pure dialimentare ulteriormente l’attuale ossessione dell’UE per deregulationfavorevole all’industria, ovverol’abolizione delle norme di interesse pubblico in materia sociale e ambientale.

Anziché lasciare che interessi particolari influenzino la politica industriale e la spesa pubblica, l’UE dovrebbe definire cosa sia ‘critico’ nell’interesse pubblico– sottolineaTatiana Santos, responsabile delle politiche sui prodotti chimici presso l’EEBI finanziamenti pubblici dovrebbero promuovere sostanze chimiche più sicure, una produzione più pulita e una graduale eliminazione dei prodotti petrolchimici, non sostenere lo status quo. L’inquinamento chimico rappresenta una grave crisi sanitaria e ambientale, pertanto i fondi pubblici dovrebbero essere erogati solo a determinate condizioni che garantiscano l’eliminazione graduale della produzione nociva e la creazione di valore pubblico, perché il denaro pubblico deve servire il bene pubblico – e questo è sicuramente il minimo che i contribuenti dovrebbero aspettarsi”.

Piuttosto che premiare lo status quo, sottolinea il report, laCommissione e gli Stati membri dovrebbero basare le politiche pubbliche e i finanziamenti sugli usi essenziali delle sostanze chimiche, ovvero quelli necessari per la salute, la sicurezza e il funzionamento della società, accelerando al contempo l’eliminazione graduale delle sostanze chimiche nocive e non necessarie.

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