Nel corso di un Convegno, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile lancia l’idea di creare anche in Italia un’Agenzia per promuovere la transizione verso un’economia circolare, su cui la Commissione UE sta investendo notevoli risorse e che in Italia potrebbe creare oltre 500 mila posti di lavoro, della quale l’ENEA per strutture e competenze potrebbe garantirne l’immediata operatività.
La gestione efficiente delle risorse e la transizione verso un’economia circolare sono attualmente al centro del dibattito nazionale e comunitario sullo sviluppo sostenibile, specie dopo la recente adozione da parte della Commissione europea del relativo Pacchetto di misure denominato “Closing the Loop”.
In occasione del Convegno “L’Italia verso l’economia circolare. Gli strumenti operativi per una gestione efficiente delle risorse”, svoltosi il 5 maggio 2016 presso la Presidenza del Consiglio e organizzato dall’ENEA è stata lanciata l’idea di dar vita a un’Agenzia per l’uso efficiente delle risorse, sull’esempio di Paesi come Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone.
“La transizione verso un’economia circolare è fondamentale e la creazione di un’Agenzia per l’uso efficiente delle risorse consentirebbe di rendere disponibili, attraverso un approccio sistemico, tecnologie e metodologie per una gestione eco-efficiente delle risorse e di fornire supporto diretto alla PA, alle imprese, in particolare alle PMI, e alle filiere produttive – ha sottolineato il Presidente dell’ENEA, Federico Testa – L’ENEA, con le sue strutture e competenze di Agenzia nazionale per l’energia, le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile, potrebbe svolgere con efficacia questo ruolo, garantendo un’immediata operatività, grazie alla disponibilità di professionalità consolidate, di una rete di collegamenti nazionali e internazionali e delle infrastrutture logistiche e informatiche di eccellenza dei nostri centri di ricerca”.
L’economia circolare può generare importanti benefici per l’ambiente e il sistema produttivo, con particolare riferimento al settore manifatturiero dove si possono ottenere consistenti riduzioni dei costi di produzione, tenuto conto che le materie prime incidono fino al 60% del prezzo finale dei prodotti. La Commissione europea stima che l’eco-progettazione, la riduzione della produzione di rifiuti e il loro riutilizzo, possano generare risparmi pari a 600 miliardi di euro per le imprese (l’8% del fatturato annuo) e ridurre le emissioni di gas serra di 450 milioni di tonnellate l’anno.
Secondo lo Studio di Green Alliance “Disoccupazione e Economia Circolare in Europa”, in Italia la piena implementazione dei principi dell’economia circolare lungo l’intera catena del valore (progettazione, produzione, uso e gestione del fine vita dei prodotti) potrebbe creare 541 mila nuovi posti di lavoro, a fronte di soli 35 mila in uno scenario business as usual.
“La proposta del pacchetto sull’economia circolare che approderà nelle prossime settimane alla discussione del Parlamento europeo offrirà, finalmente, un quadro e un indirizzo chiaro in materia di economia circolare – ha evidenziato il Sottosegretario all’Ambiente, Silvia Velo – Si tratta, a mio avviso, della sfida ambientale ed economica più importante dei prossimi anni. E, a maggior ragione, lo è per il nostro Paese, da sempre leader in Europa sul riuso e sul riciclaggio di materiali e prodotti. Un’occasione straordinaria che Governo, Regioni, Comuni e Aziende di servizio pubblico locale dovranno saper cogliere per promuovere, sostenere, praticare gli obiettivi dell’economia circolare, riducendo sprechi, utilizzando al meglio le risorse naturali, regolando bene le attività economiche pubbliche e private su scala locale, aiutando la creazione di imprese, di posti di lavoro e di idee”.
Sull’economia circolare, è stato ricordato nel corso del convegno, Bruxelles sta investendo molto, con un programma di ricerca “Industria 2020 ed economia circolare” da 650 milioni di euro e il pacchetto di misure varato lo scorso dicembre fissa nuovi target di riduzione dei rifiuti al 2030 (riciclaggio del 65% di rifiuti urbani e del 75% di imballaggi, con un limite massimo di smaltimento in discarica del 10%) e promuove il riuso, lo scambio di risorse tra le industrie e gli incentivi economici per prodotti verdi e riciclabili.
“La transizione da un’economia lineare ad una circolare – ha spiegato Roberto Morabito, Responsabile del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’ENEA – è una necessità per tutti i Paesi e ancora di più per l’Italia povera di materie prime critiche ma con una forte industria manifatturiera alla quale garantire un approvvigionamento stabile e sicuro di tali risorse. In questo scenario risulta fondamentale l’apporto della ricerca e dell’eco-innovazione per rafforzare la competitività della nostra industria in chiave sostenibile”.
L’economia circolare si focalizza sulla “chiusura dei cicli” attraverso l’uso efficiente delle risorse e la minimizzazione delle perdite lungo il loro intero ciclo di vita, la riduzione dei consumi, l’eco-progettazione, la produzione sostenibile. Si basa inoltre sulla sostituzione, dove possibile, con risorse rinnovabili o materiali riciclati, sull’estensione della vita dei prodotti, il loro riuso, la minimizzazione dei rifiuti e un livello di riciclo che assicuri/preservi la qualità dei flussi, apportando benefici ambientali, economici e sociali.