In vista della COP26, EnergyTransitions Commission (ETC) ha pubblicato un rapporto in cui vengono indicate le 6 azioni che Paesi e Imprese possono intraprendere per colmare il gap tra la riduzione delle emissioni prevista dagli attuali NDC e quella che sarebbe necessaria per rimanere entro il 2030 nella traiettoria di un percorso per mantenere il riscaldamento globale a 1.5 °C.
Energy Transitions Commission(ETC) una coalizione di ONG, nata nel 2015 per promuovere l’Accordo di Parigi, di cui fanno parte banchieri, professori universitari e rappresentanti di istituzioni internazionali sia di carattere ambientalista come Rocky Mountain Institute e World Resources Institute, sia dell’industria, anche petrolifera e mineraria, quali ArcelorMittal, Snam, Iberdrola, Ørsted, Volvo Group e BP, ha pubblicato ilRapporto“Keeping 1.5°C Alive: Closing the Gap in the 2020s” in cui vengono indicate leazioni che Paesi e Imprese potrebbero intraprendere in questo decennio decisivo per realizzare l’ Accordo di Parigi e limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.
Gli attuali impegni nazionali di decarbonizzazione (noti come contributi determinati a livello nazionale), assunti nell’ambito dell’Accordo sul clima di Parigi, sono molto al di sotto di quelli necessari per impedire che il riscaldamento globale superi 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, come ha confermato l’ultimoRapporto di sintesi rilasciato dall’UNFCCC e riferito agli impegni sottoscritti dalle Parti al 31 luglio 2021.
Per raggiungere l’obiettivo concordato sarebbe necessario un ulteriore taglio di 17-20 Gt di CO2 e una riduzione del 40% delle emissioni di metano (CH4). A tal fine il Rapporto dell’ETC descrive le azioni tecnologicamente fattibili che potrebbero colmare quel divario e che potrebbero essere favorite da appositi accordi al prossimo vertice sul clima COP26 a Glasgow (30 ottobre -12 novembre 2021).
Molte delle azioni indicate comportano costi minimi, stimolando al contempo ulteriore innovazione e sostenendo lo sviluppo economico verde; alle quali potrebbe essere datoimpulso alla COP26 tramite impegni assunti dai principali Paesi e Imprese, senza la necessità di un Accordo internazionale globale. Ma due azioni sulle altre hanno una maggiore priorità:porre fine alla deforestazioneeridurre le emissioni delle centrali a carbone esistenti, che dovranno essere sostenute dai flussi finanziari per il clima provenienti dai ricchi paesi sviluppati.
Sono6 le aree d’azione individuate dalla ETC: ridurre le emissioni di metano; porre fine alla deforestazione e adottare soluzioni basate sulla natura; smettere più velocemente di utilizzare il carbone; accelerare l’elettrificazione del trasporto stradale; decarbonizzare i settori industriali chiave e gli altri settori in cui è più difficile abbattere le emissioni; conseguire miglioramenti nell’ efficienza energetica. Ma due azioni su tutte le altre hanno una maggiore priorità:porre fine alla deforestazioneeridurre le emissioni delle centrali a carbone esistenti, che dovranno essere sostenute dai flussi finanziari per il clima provenienti dai ricchi paesi sviluppati.
“Un mondo a +1.5 °C che eviti i peggiori impatti dei cambiamenti climatici, è ancora possibile– ha dichiarato il membro della ETCSir Nicolas Stern, Professore di Economia e Governo e Presidente del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment, meglio conosciuto autore del famoso Rapporto sui costi economici dei cambiamenti climatici (2006), divenuto il testo di riferimento per policy maker e ong ambientaliste –Questo rapporto definisce azioni convenienti ed eque che i leader potrebbero decidere ora. Esse non presuppongono un accordo universale, ma nell’insieme colmeranno il divario di 20 Gt. Oltre alla graduale eliminazione del carbone e all’elettrificazione del trasporto su strada, presentiamo una nuova ricerca sull’importanza di ridurre le emissioni di metano e arrestare la deforestazione. Tutti sappiamo che dobbiamo cambiare la traiettoria per l’emergenza climatica e questo rapporto spiega come”.

1. Riduzioni significative e rapide delle emissioni di metano. L’ultimo rapportodell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite mostra che le emissioni dimetanohanno rappresentato circail 40% del riscaldamento globale passatoe la riduzione di queste emissioni è la leva più potente disponibile per limitare il riscaldamento globale il prima possibile. Tuttavia molti NDC si concentrano in modo insufficiente sul metano.Azioni a basso costo potrebbero ridurre le emissioni legate ai combustibili fossili del 60%entro il 2030, mentre le emissioni derivanti dall’agricolturae dallagestione dei rifiutipotrebbero esserepotenzialmente ridotte del 30%.
2. Fermare la deforestazione e iniziare il rimboschimento. Arrestare la deforestazione, iniziare la riforestazione e migliorare altre pratiche di utilizzo del suolopotrebbero ridurre le emissioni di 6,5 Gt all’anno entro il 2030. Raggiungere questo obiettivo richiederà il sostegno finanziario dei Paesi ricchi sviluppati e dovrebbe essere condizione prioritaria dei impegni finanziari per il clima.
3. Decarbonizzare il settore energetico e accelerare l’eliminazione graduale del carbone. La produzione di elettricità da impianti a carbone è la principale fonte di emissioni di gas serra, è sta diventando sempre meno economica rispetto a quella prodotta da fonti rinnovabili. Un divieto immediato alla costruzione di nuove centrali elettriche a carbone, combinato con un’eliminazione graduale di quelle esistenti, potrebbe fornire 3,5 Gt di ulteriori riduzioni delle emissioni all’anno entro il 2030. Tutti i Paesi ricchi sviluppati dovrebbero impegnarsi all’eliminazione graduale del carbone entro il 2030 e i flussi finanziari per il clima dalle economie sviluppate dovrebbero favorire la eliminazione graduale nei Paesi in via di sviluppo.
4. Accelerare l’elettrificazione del trasporto su strada. Il passaggio ai veicoli elettrici (EV) permette di far risparmiare denaro ai consumatori sui costi del carburante e sulla manutenzione, eliminando una delle maggiori fonti di inquinamento atmosferico. Un divieto di vendita di veicoli leggeri con motore a combustione interna, entro il 2035, rafforzerebbe questo cambiamento. Gli impegni dei principali operatori a elettrificare le loro flotte di veicoli in date ancora precedenti sarebbero un potente motore di cambiamento. Da tali azioni potrebbero derivare 2,3 Gt all’anno di riduzione delle emissioni.
5. Accelerare la decarbonizzazione dell’offerta negli edifici, nell’industria pesante e nei trasporti pesanti. L’eliminazione delle emissioni da questi settori si estenderà oltre il 2030. Ma i progressi nella tecnologia e la riduzione dei costi stanno rendendo possibili riduzioni più rapide di quanto la maggior parte dei NDC attualmente presuma. Gli impegni di Imprese e Paesi leader nei settori dell’acciaio, del cemento, della navigazione e dell’aviazione potrebbero fornire un ulteriore Gt all’anno di riduzione delle emissioni, con un altro che potrebbe essere fornito attraverso l’elettrificazione accelerata delle pompe di calore per il riscaldamento elettrico
6. Rilanciare l’efficienza energetica e delle risorse. Nonostante le grandi opportunità di ottenere una riduzione delle emissioni a basso costo attraverso miglioramenti nell’efficienza energetica e delle risorse, i recenti progressi sono stati deplorevolmente lenti. Ma i progressi potrebbero essere accelerati attraverso l’azione alla COP26, basandosi su iniziative esistenti per stimolare miglioramenti dell’efficienza negli edifici e negli elettrodomestici.
“Per mantenere vivo l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, il mondo deve agire ora per dimezzare le emissioni nel prossimo decennio e lavorare verso lo zero netto entro la metà del secolo– ha commentato il Presidente designato della COP26, il britannicoAlok Sharma–Questo rapporto definisce un piano d’azione chiaro e credibile delle emissioni realizzabili per portarci su un percorso di 1.5 °C. In vista della COP26, esortiamo tutti i Paesi a presentare piani rafforzati per ridurre le emissioni e agire su carbone, automobili, alberi e metano“.
