Oltre 1.350 studenti delle scuole di Ancona protagonisti di un progetto di educazione ambientale dedicato alla raccolta degli oli alimentari esausti. Un’iniziativa che ha coinvolto famiglie, istituzioni e territorio, trasformando un semplice gesto quotidiano in un esempio concreto di tutela dell’ambiente e promozione dell’economia circolare.
Ci sono insegnamenti che non trovano spazio soltanto tra le pagine di un libro. Restano impressi nelle mani di un bambino che osserva, sperimenta, domanda. Restano nella memoria quando ciò che si impara assume il volto concreto della vita quotidiana.
È questo il valore più autentico del progettoOliimpiadiche ilComune di Ancona, in collaborazione conAnconAmbienteSpa, ilCONOE–Consorzio Nazionale di Raccolta e trattamento degli oli e del grassi vegetali e animali esaustie altri partner della filiera del recupero e riutilizzo degli oli alimentari esausti, ha scelto di dedicare ai più piccoli: non una semplice iniziativa sullaraccolta differenziata, ma un percorso capace di trasformare unrifiuto invisibilein uno strumento di consapevolezza.
Per un intero anno scolastico, oltre1.350 alunnidellescuole dell’infanzia e primarieappartenenti a tre istituti comprensivi della città hanno partecipato al progetto di educazione ambientale dedicato alla raccolta consapevole degli oli alimentari esausti, non a caso battezzato: “Oliimpiadi” e conclusosi nel maggio scorso.
Un nome che evoca la sana competizione fra istituti diversi, ma soprattutto il desiderio di condividere un obiettivo comune. Perché qui nessuno vince da solo. Vince una comunità quando impara a prendersi cura del luogo in cui vive.
L’olio alimentare esaustoè uno di quei materiali che sembrano non avere più alcun valore, neanche come rifiuto. Terminata una frittura, esaurito il suo utilizzo in cucina, troppo spesso viene versato nel lavandino o disperso negli scarichi domestici. È un gesto rapido, quasi automatico, che molte persone continuano a compiere senza immaginare le conseguenze che produce sul sistema fognario e sull’ambiente, soprattutto sulle acque.
Eppure, basta cambiare prospettiva per comprendere come proprio quell’olio possa diventare una risorsa preziosa. Se raccolto correttamente, infatti, viene recuperato e trasformato in nuovi prodotti:detergenti,saponi,biocarburanti, materiali destinati anche all’edilizia e ad altre filiere produttive. Una seconda vita che racconta, molto più di qualsiasi definizione, cosa significhi davvero dare continuità alle risorse invece di sprecarle.
È proprio questo il cuore del progetto sviluppato ad Ancona: insegnare ai bambini che ogni scelta quotidiana lascia un segno. E che persino un piccolo gesto, ripetuto migliaia di volte, può cambiare il destino di un territorio.
In che modo l’educazione ambientale dedicata ai più piccoli può veicolare la raccolta differenziata e promuovere economia circolare e sostenibilità ambientale?
Quanto è importante recuperare e riciclare al massimo tutti quegli oli prodotti nelle cucine delle famiglie italiane?
Quanto è importante coinvolgere, non solo i giovani studenti, ma anche gli insegnati e le famiglie in queste attività di sensibilizzazione ambientale?
Ne abbiamo parlato nel corso della puntataLe Oliimpiadi di Ancona, tra educazione ambientale, sensibilizzazione e sostenibilitàconGabriele Costantini, Responsabile della comunicazione di AnconAmbiente SpA;Antonella Andreoli, Assessore alle Politiche educative del Comune di Ancona;Tommaso Campanile, PresidenteCONOE, proprio a partire dal racconto di una esperienza locale.
Il responsabile della comunicazione di AnconaAmbiente SpA,Gabriele Costantini, ha ricordato come il progetto sia nato dall’incontro fra realtà diverse che hanno deciso di lavorare nella stessa direzione: ilComune di Ancona, la municipalizzata stessa, AnconaAmbiente, ilCONOEeAdriatica Oli.
Un’alleanza che dimostra come i risultati più importanti nascano quando ciascuno mette a disposizione competenze e responsabilità senza rincorrere protagonismi.
Il dato numerico racconta soltanto una parte della storia. Più di 1.300 giovanissimi studenti rappresentano certamente un risultato importante, ma dietro quella cifra ci sonofamigliecoinvolte,insegnantiche hanno scelto di trasformare una lezione in esperienza concreta,dirigenti scolasticiche hanno aperto le porte a un progetto nuovo, personale tecnico impegnato nell’organizzazione della raccolta eoperatoriche hanno garantito il corretto conferimento del materiale.
È il volto di una città che sceglie di educare invece di limitarsi a chiedere comportamenti corretti. L’educazione ambientale, troppo spesso, rischia di trasformarsi in un elenco di regole. Non sprecare l’acqua, fare la raccolta differenziata, non abbandonare i rifiuti. Indicazioni giuste, certo, ma che raramente riescono a diventare patrimonio culturale se non vengono accompagnate dalla comprensione delle loro conseguenze.
I bambini, invece, hanno bisogno di vedere. hanno bisogno di capire che cosa accade dopo, hanno bisogno di toccare con mano il cambiamento. Per questo motivo uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa è stato mostrare concretamente quali nuovi oggetti possano nascere dal recupero dell’olio esausto. Non un concetto astratto, ma una trasformazione reale. Saponi, detergenti e altri materiali hanno raccontato ai ragazzi che nulla è davvero destinato a diventare inutile quando esiste una cultura del recupero. Ed è forse proprio questa la lezione più preziosa.
L’Assessore alle Politiche educative del Comune di Ancona,Antonella Andreoli, ha sottolineato come il percorso abbia coinvolto tre importanti istituti comprensivi della città, abbracciando bambini di età differenti e costruendo una rete che ha saputo mettere insieme amministrazione comunale, scuola, famiglie e operatori del settore.
Una collaborazione che ha richiesto tempo, organizzazione e confronto continuo, ma che ha dimostrato quanto sia possibile costruire percorsi efficaci quando ciascuno accetta di fare la propria parte. Non è stato soltanto un progetto di raccolta. È stato un esercizio di cittadinanza. Perché educare al rispetto dell’ambiente significa anche educare al senso di responsabilità. Vuol dire insegnare che ogni scelta individuale produce inevitabilmente un effetto collettivo. Nessun gesto rimane confinato dentro le mura di casa.
Viviamo in un tempo nel quale siamo abituati a considerare tutto sostituibile. Consumiamo, utilizziamo, eliminiamo. Il progetto di Ancona, invece, invita a rallentare questo meccanismo. Invita a chiedersi dove finiscono le cose che buttiamo. Invita a comprendere che ciò che definiamo rifiuto può ancora custodire valore.
Durante la trasmissione è emerso anche un ulteriore elemento che merita una riflessione più ampia. Se il recupero degli oli di cucina prodotti dalleattività professionali— ristoranti, mense e imprese della ristorazione — ha ormai raggiunto risultati significativi, laraccolta domesticaresta ancora la vera sfida per il futuro.
Secondo quanto illustrato dal presidente del CONOE,Tommaso Campanile, ogni anno vengono raccolte oltrecentomila tonnellate di oli provenienti dalle attività professionali, mentre quelli conferiti dalle famiglie rappresentano una quantità ancora decisamente inferiore rispetto al potenziale realmente disponibile.
Una distanza che racconta quanto lavoro resti ancora da fare sul piano culturale prima ancora che organizzativo. Ed è qui che lascuolatorna ad essere protagonista. Perché i bambini possiedono una straordinaria capacità di diventare messaggeri all’interno delle proprie case. Non si limitano a imparare. Trasmettono. Correggono gli adulti. Ricordano ai genitori ciò che hanno scoperto in classe: chiedono spiegazioni, pretendono coerenza.
È una dinamica che ogni insegnante conosce bene. Quando un ragazzo comprende davvero il senso di un comportamento corretto, finisce inevitabilmente per coinvolgere tutta la famiglia. Così la scuola smette di essere soltanto un luogo di istruzione e diventa un motore di trasformazione sociale.
Ed è probabilmente questa la vittoria più grande delle “Oliimpiadi” organizzate ad Ancona. Non i circa900 litri raccolti, non solo i premi assegnati; non i numeri, in definitiva, ma la nascita di una consapevolezza destinata a durare molto più a lungo dell’iniziativa stessa.

Il presidenteCampanile, ha raccontato, poi, come, durante gli incontri con le scuole, sia rimasto colpito dall’entusiasmo dei bambini. Non soltanto dalla partecipazione alla raccolta, ma dalla creatività con cui hanno scelto di raccontare il progetto, arrivando perfino a realizzare una canzone dedicata all’iniziativa.
Un dettaglio che può sembrare marginale e che invece racconta quanto profondamente i più piccoli riescano ad appropriarsi di un messaggio quando viene proposto con il linguaggio giusto. Ed è impossibile non soffermarsi proprio su questo.
Noi adulti siamo abituati a convincere attraverso le spiegazioni, i bambini convincono attraverso l’esempio. Quando chiedono ai genitori di conservare l’olio usato invece di versarlo nello scarico, non stanno semplicemente ripetendo una regola imparata a scuola. Stanno costruendo una nuova abitudine familiare.
È così che lacultura ambientalesmette di essere un argomento scolastico e diventa parte della quotidianità. Un contenitore collocato davanti a una scuola può sembrare poca cosa. In realtà rappresenta molto di più. È un punto d’incontro tra generazioni. Un luogo in cui un bambino accompagna un adulto a compiere un gesto corretto.
E’ un’immagine che ribalta i ruoli tradizionali dell’educazione. Non sono più soltanto i grandi a insegnare ai piccoli. Accade anche il contrario. I figli educano i genitori. I nipoti ricordano ai nonni l’importanza di conservare quell’olio in una bottiglia anziché eliminarlo nel modo più semplice. Sono rivoluzioni minuscole e proprio per questo potentissime.
Perché le grandi trasformazioni collettive raramente iniziano da eventi straordinari. Più spesso nascono da migliaia di gesti ordinari che qualcuno, un giorno, decide di compiere in modo diverso.
Per approfondire si rimanda alla puntata:Le Oliimpiadi di Ancona, tra educazione ambientale, sensibilizzazione e sostenibilità
Eleonora Giovannini
