A colloquio con il dott. Giordano Giorgi, Direttore del Centro Nazionale Coste dell’ISPRA per scoprire cosa si sta facendo dal punto di vista della ricerca scientifica e del monitoraggio ambientale per contribuire allo studio e alla protezione del Mediterraneo
C’è un dato che dovrebbe farci riflettere più di molti slogan ambientalisti: ilMar Mediterraneo, uno dei mari più studiati, navigati e abitati del pianeta, continua ancora oggi a rivelarehabitatsconosciuti,speciemai osservate e interiecosistemiche fino a pochi anni fa erano invisibili agli occhi della scienza.
Il Mediterraneo non è soltanto il mare della nostra storia. È il mare della nostraeconomia, della nostraalimentazione, del nostroclimae, in definitiva, della nostraqualità della vita.
Senza dimenticare che, proprio il Mediterraneo, pur nella sua limitata superficie, rappresenta uno dei più interessanti hotspot della biodiversità con oltre 17.000 specie; circa il 7,5% delle specie mondiali.
Una vera e propria culla della biodiversità che va difesa e protetta proprio in ragione dei tanti Paesi e delle tante attività che insistono su questo mare e che proprio per questo è al centro delle politiche e delle iniziative europee e nazionali, ma anche, ovviamente, della Ricerca.
Ebbene, per saperne di più, nel corso una apposita puntata diDiamo Voce all’Ambienteespressamente dedicata a questo tema (disponibile a questolink), abbiamo intervistatoGiordano Giorgi,Direttore del Centro Nazionale Costedell’ISPRAchiedendogli:cosa si sta facendo in Europa e in Italia dal punto di vista della ricerca scientifica e del monitoraggio ambientale per contribuire allo studio e alla protezione del Mediterraneo? Quante sorprese può ancora rivelarci il “Mare nostrum” in termini di biodiversità e habitat? Quanto pesano, sul futuro del Mediterraneo, gli impatti dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento da microplastiche?
Ebbene, negli ultimi anni l’Italia ha avviato uno dei più ambiziosi programmi di monitoraggio marino mai realizzati nel bacino mediterraneo.
Grazie al progettoMER–Marine Ecosystem Restoration, finanziato attraverso ilPNRR, ad esempio, sono stati mappati integralmente i79monti sottomarini presenti traTirreno,AdriaticoeCanale di Sicilia, oltre a oltre7.500chilometri di costa italiana arrivando a descrivere dettagliatamente tutti gli habitat presenti.
Si tratta di un patrimonio incredibile ed eccezionale che rappresenta una pietra miliare dal punto di vista della conoscenza.
Sebbene il Mediterraneo sia stato al centro dello sviluppo storico delle civiltà europee e nordafricane, la sua complessità geomorfologica è enorme. Fondali che superano anche i 5.000 metri di profondità, montagne sottomarine, scarpate continentali, arcipelaghi e habitat estremamente diversificati rendono difficile l’esplorazione sistematica, ma hanno rivelato, altresì, un patrimonio di biodiversità finora sconosciuto.
Purtroppo, oggi sempre più minacciato da fattori antropici come l’inquinamento(soprattutto daplasticheemicroplasticheche entrano nelle catene trofiche) e ilcambiamento climatico, che sta progressivamente modificando gli equilibri degli ecosistemi marini anche attraverso la proliferazione dispecie aliene.
Anche lapesca, che pure ha avuto un ruolo importante nell’evoluzione delle economie mediterranee, soprattutto con le forti accelerazioni avute dal dopoguerra in poi gioca un ruolo imponente sulla tenuta degli ecosistemi.
Oggi la sfida consiste nel trovare un equilibrio sostenibile traattività economicheetutela ambientaleaccompagnando iniziative diprotezionecon parallele attività divigilanza,monitoraggioe interventi concreti diripristino ambientale.
Le prospettive future, secondo la lente della ricerca sono, pertanto, rivolte verso due linee di indirizzo: il primo è quello dellostudio degli habitat profondiper conoscere nuove specie che magari possono fornire biosostanze di notevole interesse farmaceutico; il secondo è quello legato alla rapidità diaggiornamento delle mappature costiereche potrà darci una informazione precisa sui fenomeni dierosioneche interessano la penisola anche in funzione degli eventi estremi che i cambiamenti climatici rendono via via più frequenti.
Per approfondire l’argomento e scoprire di più, rimandiamo all’intervista realizzata con il Dott.Giordano Giorgi, Direttore del Centro Nazionale Coste dell’ISPRA nella puntata: “Il ruolo della ricerca scientifica per il futuro del Mediterraneo”.
Eleonora Giovannini
