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Vigneto Italia: crisi climatica minaccia 56 miliardi di euro

Nella giornata inaugurale di Vinitaly 2026 (Veronafiere, 12-15 aprile) che ospita quasi 4.000 aziende espositrici e un settore che vale l’1,1% del Pil nazionale, un report diffuso da CIA-Agricoltori italiani denuncia come i numeri del cambiamento climatico incomba come una variabile sempre più strutturale sull’economia del vigneto Italia, un asset del valore di 56 di 56 miliardi di euro, che il riscaldamento globale mette progressivamente a rischio.

Nel2025 l’Italia ha registrato quasi 380 eventi climatici estremie se questa frequenza venisse proiettata nel tempo, secondoCIA-Agricoltori Italiani, il prezzo diventerebbe altissimo in assenza di interventi strutturali di mitigazione:perdite superiori a 12 miliardi di euro l’anno entro il 2050. Eil comparto vitivinicolo, con 670.000 ettari coltivati e oltre 44 milioni di ettolitri prodotti nell’ultimo anno, sarebbe tra i settori più esposti.

CIA rammenta che i modelli climatici sono concordi nel prevedereun aumento delle temperature fino a +2 °C nel periodo 2021-2050 rispetto alla media 1981-2010, con punte fino a +5 °C a fine secolo nello scenario peggiore. Un quadro che, da proiezione scientifica, si traduce già oggi incriticità operative per le imprese agricole.

L’ultima campagna vitivinicola ha confermato le tendenze degli anni precedenti:siccità prolungate al Sud;eccesso idrico al Nord;grandinate sempre più intense nel Nord-Est. Eventi che stanno già generando maggiori costi lungo la filiera, trarese minorie piùspese per la gestione del rischio, con impatti ancora gestibili ma in rapido aumento. La vera questione, però, è sulle prospettive di lungo periodo: se il riscaldamento globale dovesse superare la soglia dei +2 °C,circa il 90% di tutte le aree vitivinicole tradizionali nelle regioni costiere e pianeggianti d’Italia potrebbe non essere più in grado di produrre vino di alta qualità in condizioni economicamente sostenibili entro la fine del secolo.

Con unvalore fondiario complessivo di 56 miliardi di euro, il rischio climatico si traduce anche in un rischio patrimoniale diretto. La ricerca sullo spostamento dellezone vocate verso altitudini superiori– già documentatoin Trentino per il Müller-Thurgau– pone una domanda cruciale: il valore del terreno vitato nelle aree tradizionali sta già scontando il rischio climatico?Al momento la risposta appare negativa, ma il disallineamento tra dinamiche di mercato e rischio reale apre un altro fronte di vulnerabilità per il settore. Intanto Vinitaly 2026, conl’enoturismo sempre più centrale come leva di diversificazione dei ricavi per le cantine sotto pressione su più fronti, fotografa un settore che si adatta, ma senza una strategia ancora pienamente sistemica.

I vigneti della Val di Cembra, con circa il 40% della superficie vitata coltivata a Müller Thurgau, si spingono sempre più in alto affinché l’escursione termica permetta alle uve di accumulare gli aromi.

“Il clima sta cambiando le regole del gioco per gli agricoltori italiani: rese, qualità e cicli produttivi sono già sotto pressione– spiega il Presidente nazionale di CIA,Cristiano Fini–Non è più un’emergenza, ma una condizione strutturale. Eventi estremi, aumento delle temperature, ondate di calore e scarsità idrica hanno effetti ormai innegabili e, in viticoltura, oltre alle perdite sulla produzione, possono impattare sul processo e sull’equilibrio della maturazione. Per questo, è necessario potenziare l’accesso a strumenti integrati contro i rischi climatici e garantire maggiore stabilità finanziaria alle imprese. L’uva è tra i prodotti con i maggiori valori assicurati, ma il numero di aziende aderenti sconta ancora divari territoriali. C’è bisogno di un sistema più inclusivo, semplice e aderente alle esigenze reali delle imprese”.

“Anche sul fronte della futura PAC serve più ambizione– aggiunge Fini –La gestione del rischio climatico richiede soluzioni innovative e incentivi robusti, anche in prevenzione– aggiunge Fini-È fondamentale sostenere l’adattamento delle aziende, con nuove tecnologie, strumenti a supporto alle decisioni e investimenti mirati, per salvaguardarne la redditività. Infine, l’innovazione varietale e il miglioramento genetico, anche attraverso le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), saranno decisivi per rafforzare la resilienza del vigneto italiano. La sfida è aperta: o si governa il cambiamento o lo si subisce”.

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