4 Luglio 2022
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Emissioni di CO2 in atmosfera: mai così elevate da 800.000 anni

emissioni CO2 in atmosfera

Emissioni di CO2: nonostante l’annuale Rapporto “Trends in Global CO2 and total greenhouse gas emissions” della Netherlands Environmental Assessment Agency (NEAA) basato su EDGAR (Emissions Database for Global Atmospheric Research), sviluppato congiuntamente al Joint Research Centre (JRC) della Commissione UE, abbia confermato il trend che anche nel 2016 le emissioni di CO2 in atmosfera sono rimaste sostanzialmente stabili, la concentrazione di biossido di carbonio ha continuato ad aumentare nello stesso anno, raggiungendo il nuovo record di 403,3 ppm (parti per milione), indicando che le concentrazioni impiegano molto più tempo a stabilizzarsi e la capacità di assorbimento naturale del carbonio (carbon sink) è inferiore alle quantità emesse.

Il dato che ad una settimana dall’inizio della Conferenza ONU sul Clima – COP23 (Bonn, 6-17 novembre 2017) è destinato a far discutere perché con questi livelli di emissioni la soglia minima di non superare i +2 °C alla fine del secolo prevista dall’Accordo di Parigi (2015), rischia di essere raggiunta già a metà del secolo, è contenuto nell’ultimo “WMO Greenhouse Gas Bulletin – The State of Greenhouse Gases in the Atmosphere Based on Global Observations through 2016“, pubblicato il 30 ottobre 2017 dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), che costituisce assieme all’ “Emissions Gap Report” (il rilascio è previsto il 31 ottobre 2017 a Ginevra) dell’United Nations Environment Programme (UNEP) i due principali report scientifici di verifica delle azioni e misure degli impegni presi dai Paesi nell’ambito della Convenzione sul Clima (UNFCCC).

Secondo la WMO la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è aumentata nel 2016 a livelli che non si registravano da almeno 800.000 anni, con un incremento (3,3 ppm) del 50% più elevato rispetto all’aumento medio dello scorso decennio (2,1 ppm). L’ultima volta che il nostro Pianeta ha sperimentato una simile concentrazione di CO2, la temperatura media globale era stata di 2-3 °C superiore all’attuale e il livello dei mari era di 10-20 m. più alto.

Anche se la spiegazione fornita per questo forcing radiativo mette in risalto il ruolo del fenomeno di El Niño tra i più rilevanti della storia, che ha contribuito all’aumento della temperatura globale e ha pure interagito con la vegetazione dei diversi continenti, aumentando gli incendi e rendendo meno efficace l’assorbimento della CO2 da parte delle foreste, non c’è dubbio che la tendenza desta allarme.

Senza rapidi tagli alle emissioni di CO2 e degli altri gas ad effetto serra, andremo incontro ad aumenti pericolosi delle temperature entro la fine del secolo, ben al di là dell’obiettivo fissato nell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici – ha affermato Il Segretario generale della WMO, Petteri Taalas – Le generazioni future erediteranno un pianeta molto più inospitale. ospitale. La CO2 persiste nell’atmosfera per secoli e nell’oceano ancora più a lungo. In base alle leggi della fisica, in futuro ci troveremo ad affrontare un clima molto più caldo e con fenomeni meteorologici estremi più frequenti. Attualmente, non esiste la bacchetta magica che possa rimuovere tutta questa CO2 dall’atmosfera“.

Da tener presente che, oltre all’anidride carbonica (CO2), anche il metano (CH4) che è il secondo gas persistente in atmosfera e che secondo varie stime è tra 20 e 30 volte più dannoso della CO2 per il clima, contribuendo al forcing radiativo per il 17%, ha raggiunto un nuovo picco: 1.853 parti per miliardo nel 2016 ed è ora a +257% rispetto all’era pre-industriale.

Analogamente è cresciuto anche l’ossido di azoto (N2O), gas che per il 60% dipende da fonti naturali e per il 40% da quelle di origine antropica, che pesa per il 6% nel forzante radiativo e gioca un ruolo importante nella distruzione dello strato di ozono stratosferico che protegge il pianeta dai raggi ultravioletti. Nel 2016 la sua concentrazione era di 328,9 parti per miliardo, che è il 122% del livello pre-industriale.

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