Un Rapporto del think tank EMBER evidenzia che con l’aumento dei prezzi del petrolio e la drastica riduzione dei costi iniziali delle batterie solari e dell’elettrotecnica, ormai al di sotto di quelli dell’energia fossile, sta accelerando la transizione energetica nei Paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici (CVF), che rappresentano 1,7 miliardi di persone e che erano stati esclusi finora da uno sviluppo basato sulle fonti fossili.
La coalizione internazionale Climate Vulnerable Forum (CVF) che rappresenta attualmente 74 Paesi in prima linea nella crisi climatica, situati in Africa, Asia, Caraibi, America Latina, Pacifico e Medio, con 1,7 miliardi di persone, ha già superato gli Stati Uniti in termini di penetrazione dell’energia solare.
La rilevazione è nelRapporto“The electric fast-track for emerging markets.How electrotech can serve the billion people left behind by the fossil system and open up a faster path to prosperity”, pubblicata il 2 aprile 2026 daEMBER, think tank globale indipendente che focalizza le sue analisi sui cambiamenti globali di generazione dell’energia elettrica, in collaborazione conClimate Vulnerable Forume iMinistri delle Finanze del V20(Vulnerable Twenty)), una coalizione di74 Paesi di Africa, Asia, Caraibi, America Latina e Pacifico, che rappresentano 1,7 miliardi di persone.
Il Rapporto esamina come la transizione energetica verso l’elettrotecnica offra a queste nazioni un percorso più veloce ed economico per l’accesso all’energia e allo sviluppo rispetto al tradizionale percorso basato sui combustibili fossili.La maggior parte dei paesi CVF sono economie a basso o medio-basso reddito, quasi tutti sono importatori netti di combustibili fossili e tutti, tranne due, si trovano nella cosiddetta “cintura del sole”.
Leeconomie emergenti più piccole faticano da tempo a progredire in termini di accesso all’energia. La domanda di elettricità pro capite nei Paesi a basso reddito, ad esempio, è diminuita dal 2010. Ed oltre 700 milioni di persone non hanno ancora accesso all’elettricità e molte di quelle che ne hanno la possibilità subiscono frequenti interruzioni di corrente.

Questa sfida è particolarmente evidente nei 74 Paesi membri del CVF, che nell’insiemeospitano un quinto della popolazione mondiale, ma rappresentano meno del 5% del PIL globale e della domanda di elettricità. Queste nazioni costituiscono itre quarti della popolazione mondiale che vive con meno di 1 MWh di elettricità pro capite.
Il modello di sviluppo convenzionale basato sui combustibili fossili non è riuscito a raggiungerli su larga scala. Per i paesi con capacità statali limitate e costi di indebitamento elevati, questo percorso disomogeneo, centralizzato e ad alta intensità di capitale, basato sui combustibili fossili, è sempre stato un obiettivo irraggiungibile.
“Si è a lungo sostenuto che l’unica via per lo sviluppo economico passi attraverso i combustibili fossili– ha dichiaratoDaan Walter, Direttore di Ember FuturesMa l’attuale crisi energetica ha nuovamente messo in luce la fragilità di tale percorso, soprattutto per le economie emergenti che spendono miliardi ogni anno per le importazioni di carburante– ha dichiaratoDaan Walter, Direttore diEmber Futures–La differenza, oggi, è che esiste un percorso di sviluppo alternativo credibile: l’elettrotecnica è ora più economica, ampiamente disponibile, facilmente scalabile e offre la prospettiva di indipendenza e abbondanza energetica per alimentare la crescita. Per la prima volta, i paesi in via di sviluppo possono costruire un percorso energetico verso la prosperità più economico e affidabile, alle proprie condizioni”.
Secondo il rapporto,il costo della dipendenza dai combustibili fossili è stato enorme. Nel 2024, i paesi importatori del CVF-V20hanno speso 155 miliardi di dollari in importazioni nette di combustibili fossili, un onere pesantissimo per le finanze pubbliche e le riserve valutarie. Queste economie rimangono esposte a shock di prezzo al di fuori del loro controllo:se il prezzo del petrolio si mantenesse in media a 100 dollari al barile fino al 2026, la loro spesa complessiva per le importazioni potrebbe aumentare di oltre 30 miliardi di dollari.In 19 paesi del CVF-V20, le importazioni nette di combustibili fossili rappresentano oltre la metà del deficit commerciale, ad esempio il 79% in Marocco, il 67% in Pakistan e il 59% in Bangladesh.
Il rapporto evidenzia, inoltre, l’impatto umano di tale dipendenza, affermando che circa500 milioni di persone in questi paesi non hanno ancora accesso all’elettricità,mentre altri 500 milioni si trovano ad affrontare una fornitura inaffidabile.
Il rapporto suggerisce che i cambiamenti nei vari paesi stanno avvenendo a un ritmo rapido, molto più veloce di quanto indichino i dati ufficiali. In termini di fornitura, connessioni e utilizzo finale, si stanno già registrando rapidi progressi. Circa la metà dei paesi CVF, in base alla domanda di elettricità,ha già superato gli Stati Uniti per penetrazione dell’energia solare, e l’altra metà per elettrificazione.In 8 di 10 paesi del CVF-V20, le importazioni di energia solare dal 2017 sono almeno tre volte superiori alla capacità installata ufficialmente registrata, il che indica una rivoluzione energetica decentralizzata in rapida crescita ma sottostimata.

Nell’ultimo decennio, le tecnologie solari, delle batterie e dell’elettrotecnica hanno registrato una drasticariduzione dei costi, compresa tra il 30% e il 95%. Ciò ha portato il costo iniziale del solare al di sotto di quello dell’energia da combustibili fossili, eliminando un ostacolo significativo per le economie con scarse risorse finanziarie. Per gli autori del report,le economie vulnerabili ai cambiamenti climatici sono oggi all’avanguardia nell’adozione delle elettrotecnologie. Namibia e Togo guidano la classifica per quota di produzione di energia solare, rispettivamente con il 35% e il 18%, mentre Giordania e Kirghizistan dominano le vendite di batterie. Anche Nepal e Sri Lanka si distinguono con una quota di vendite di veicoli elettrici, rispettivamente, del 0% e del 64%.
“Il vecchio compromesso tra clima e sviluppo legato ai combustibili fossili non è più valido– ha sottolineatoSara Jane Ahmed, Amministratrice delegata di EMBER –Si tratta di una svolta epocale nella storia energetica dell’umanità, e i paesi in via di sviluppo, vulnerabili, sono al centro della transizione elettrotecnica, sempre più rapida, verso un futuro basato sull’energia pulita e sulla prosperità climatica”.
