Alla vigilia della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2026), è stato presentato nel corso di un evento a Roma, introdotto dal fondatore della Giornata, l’agroeconomista Andrea Segrè, il Rapporto 2026 “Il caso Italia”, l’indagine promossa dalla Campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero di Last Minute Market, in sinergia con l’Università di Bologna – Distal e con il monitoraggio di IPSOS.
Il 3 febbraio 2026 si è svolto a Roma l’evento di lancio della 13ª Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2026) l’iniziativa, nata nel 2014 su impulso della campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile, è ideata e curata dall’economista Andrea Segrè, promossa per iniziativa di Last Minute Market, spin off accademico dell’Università di Bologna, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE), con il patrocinio di istituzioni internazionali e RAI per il Sociale, dedicata alla sensibilizzazione su un fenomeno che ha forti impatti economici, ambientali e sociali.
La Giornata invita cittadini, istituzioni e imprese ad adottare comportamenti più consapevoli e pratiche virtuose. Ridurre lo spreco significa tutelare l’ambiente, valorizzare le risorse e promuovere un sistema alimentare più equo e sostenibile.
Tema dell’edizione 2026 è #2030Calling, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, che prevedono il dimezzamento dello spreco alimentare entro il 2030. Mancano quattro anni al 2030, e le verifiche sugli Obiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite si fanno stringenti: la sfida 2026 sarà rafforzare questa tendenza, perché il traguardo del 2030 non resti un auspicio, ma diventi un risultato condiviso.
“Trasformazioni strutturali e durature dei nostri comportamenti sono quelle richieste oggi a tutti noi – ha spiegato Segrè, Direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher – Quindi un percorso concreto verso la riduzione del 50% dello spreco alimentare entro il 2030, e una rinnovata consapevolezza della responsabilità di ciascuno e dell’interconnessione globale”.
Un anno fa la stima eseguita sulla base del Rapporto 2025 dell’Osservatorio Waste Watcher International fissava in 369,7 grammi settimanali lo spreco settimanale pro capite al quale dobbiamo tendere per centrare nel 2030 l’Obiettivo 12.3 dell’Agenda di sostenibilità, ovvero il 50% dei 737,4 grammi registrati al momento dell’adozione dell’Agenda 2030.
Nel corso dell’evento di Roma, trasmesso in streaming è stato presentato il Rapporto 2026 “Il caso Italia”, l’indagine promossa dalla Campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero di Last Minute Market, in sinergia con l’Università di Bologna – Distal e con il monitoraggio di IPSOS, da cui emerge che lo spreco è sceso di 63,9 grammi rispetto alla precedente edizione, arrivando a 554 grammi pro capite settimanali, ma ancora lontani dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile.
Il miglioramento si deve soprattutto alla generazione Boomers ovvero i nati fra il 1946 e il 1964, che rappresentano la generazione più strutturata e storicamente focalizzata sul tema (ben il 96% dichiara un’elevata attenzione alla questione dello spreco di cibo) che sprecano 352 grammi a settimana.
La Generazione Z (1997- 2012)è consapevole della questione e autocritica sulle proprie responsabilità, ma è meno organizzata e meno disposta a ritagliare il tempo necessario alla pianificazione, tende ad acquistare in eccesso “per sicurezza”, dimentica il cibo in frigo, rifiuta più spesso la rigenerazione degli avanzi, con il risultato di 799 grammi di spreco settimanali.
I Millennials (1981-1986)e Generazione X (1965-1980)occupano una posizione intermedia: mostrano maggiore consapevolezza dei giovani e buone competenze organizzative, ma faticano a stabilizzare le pratiche nel tempo.
“È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani – sottolinea Segrè – Solo favorendo questo scambio possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni“.
La somma delle perdite e degli sprechi alimentari totali vale oltre 13 miliardi e mezzo, di cui 7,3 miliardi di euro di sprechi casalinghi, quasi 4 miliardi nella distribuzione, 862 milioni dell’industria e un miliardo nei campi.

Nel nostro Paese si spreca meno al Nord (516 g) e più al Sud (591,2 g), poco più al Centro (570,8) e si spreca meno nelle famiglie con figli (-10%) e nei Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). Al vertice del cibo sprecato la frutta fresca (22,2 g), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), segue l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).
“Ogni piccola azione conta – ha sottolineato Luca Falasconi, Professore associato presso Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentare (DISTAL) dell’Università di Bologna e coordinatore del Rapporto – Sia quando andiamo a fare la spesa che preparando un pranzo o una cena. Se l’obiettivo, entro il 2030, è di tagliare 50 grammi di cibo sprecato ogni settimana, sappiamo di trovare un potente alleato nella app Sprecometro, uno strumento pratico e gratuito che ogni giorno misura non solo lo spreco del cibo, ma anche la nostra impronta ambientale, lo spreco dell’acqua nascosta e le emissioni correlate al cibo gettato”.
Il Rapporto prende in esame anche il tema dell’insicurezza alimentare, che misura la difficoltà di accesso a cibo sufficiente, sicuro e nutriente per indagare la preoccupazione, la qualità e la quantità del cibo. La nuova rilevazione evidenzia un significativo aumento nell’allarme sociale nel 2026, perché l’indice che misura l’insicurezza alimentare sale di mezzo punto rispetto all’ultima rilevazione 2025, toccando quota 14,36 e confermandosi quindi un fenomeno strutturale e non marginale. A sud aumenta del 28% e sale addirittura del 50% per la generazione Z.

Nel 2026 si assiste anche ad una rilevante evoluzione del costume sociale nei luoghi di ristorazione. Dal report monitorato in sinergia con Confcommercio e Fipe emerge che 8 italiani su 10 non sprecheranno il cibo al ristorante perché lo consumano tutto, oppure porteranno a casa il cibo rimasto. Il 93% dei clienti, infatti, riceve dal cameriere il contenitore per portarsi a casa il cibo e non si vergogna più di farlo. È
In questo contesto arriva il Donometro, la prima app nata per facilitare la donazione delle eccedenze alimentari da parte di pubblici esercizi a enti del Terzo Settore. Attraverso la piattaforma, l’esercente potrà con pochi clic registrare e confermare la donazione. L’associazione beneficiaria riceverà notifica immediata e potrà organizzare il ritiro e archiviare digitalmente il flusso.
“Dopo lo Sprecometro, il Donometro rappresenta un’evoluzione naturale e necessaria – ha spiegato Andrea Segrè – Se lo Sprecometro aiuta cittadini e famiglie a misurare e prevenire lo spreco domestico, il Donometro interviene in un settore strategico come l’Horeca, dove il valore del cibo è altissimo e lo spreco può trasformarsi rapidamente in risorsa sociale”.
