Una nota del Centro EuroMediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) diffusa alla vigilia dell’inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina ricorda che le Alpi sono teatro di aumento delle temperature e carenza di neve e che i settori economici della provincia di Belluno e delle montagne che si preparano ad essere una vetrina di fronte al mondo intero devono fare i conti con i costi che derivano da questa realtà, oggi e nei prossimi anni, con lo sci che si sposterà a quote più elevate e la neve artificiale diventerà sempre più diffusa, con un maggiore consumo di acqua ed energia.
– L’area alpina in cui si svolgeranno le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 potrebbe registrare entro metà secolo una riduzione del 37,9% dei giorni disponibili per la produzione di neve e un calo del 9,5% dei giorni di copertura nevosa, in uno scenario di emissioni intermedio.
– Gli impatti economici legati alla diminuzione della copertura nevosa e dei giorni di produzione di neve potrebbero tradursi in oltre 9 milioni di euro di ricavi persi per gli operatori degli impianti sciistici della regione entro il 2065.
– Studi preliminari suggeriscono che questi dati potrebbero essere ancora più severi, aggiungendo ulteriori 3–5 °C all’aumento medio delle temperature invernali alla luce dei recenti progressi nella ricerca climatica.
Sono i messaggi chiave della nota diffusa il 3 febbraio 2026 dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina (6 – 22 febbraio 2026) cheprenderanno il via con molte sedi olimpiche che registrano temperature in media più alte e una copertura nevosa inferiore rispetto alla media. Un fatto che non sorprende, dal momento che da tempo gli studi mettono in guardia sugli impatti dell’aumento delle temperature sulla copertura nevosa Alpina.
Nel percorso di avvicinamento alle Olimpiadi Invernali, uno Studio che ha coinvolto ricercatori del CMCC sugli impatti dei cambiamenti climatici nella provincia di Belluno – che ospita Cortina d’Ampezzo, la località co-host delle Olimpiadi Invernali 2026 – prevede una diminuzione del 9,5% dei giorni di copertura nevosa e del 37,9% del numero di giorni di produzione di neve nel periodo 2036–2065.
In termini economici, la riduzione della disponibilità di neve potrebbe generare perdite di circa 3 milioni di euro nel periodo 2012–2041 e di oltre 9 milioni di euro nel periodo 2036–2065, come evidenziato in) “Spatial risk assessment for climate proofing of economic activities: The case of Belluno Province (North-East Italy)”, pubblicato nel 2024 su Climate Risk Management.
“Per l’area alpina, ciò che emerge è una riduzione del numero di giorni con uno spessore di neve superiore ai 30 centimetri – afferma Giuliana Barbato, ricercatrice del CMCC e coautrice dello studio –Questo rappresenta un elemento chiave nell’analisi dei pericoli per l’intera regione alpina e implica un aumento del rischio futuro per gli sport invernali e per i grandi eventi invernali come le Olimpiadi”.
Lo studio mostra come gli impianti sciistici nella parte settentrionale della provincia, che attualmente dispongono di un numero adeguato di giorni di copertura nevosa, siano destinati a subire impatti più significativi sulla profondità e sulla qualità del manto nevoso, sollevando preoccupazioni sulla sostenibilità delle stazioni sciistiche e degli investimenti nel turismo invernale.

“La scienza è in continua evoluzione e nei prossimi anni saranno disponibili nuovi modelli, dataset e scenari – spiega Paola Mercogliano, ricercatrice del CMCC che ha contribuito allo studio – Oltre all’aumento della risoluzione spaziale, i sistemi di modellistica di nuova generazione stanno migliorando la rappresentazione dei principali processi fisici. Questo consentirà simulazioni più affidabili di fenomeni localizzati come le nevicate e le precipitazioni intense nelle regioni montane. Questi futuri dataset metteranno in evidenza in modo più robusto le caratteristiche climatiche su scala locale e saranno fondamentali per le valutazioni di impatto e la pianificazione dell’adattamento”.
Ricerche preliminari suggeriscono che l’aumento futuro delle temperature sulle Alpi potrebbe essere ancora più marcato, con temperature medie invernali potenzialmente superiori di 3–5 °C rispetto alle stime precedenti.
“Questo è un aspetto che dovrebbe preoccuparci – spiega Daniele Peano, coautore dell’analisi del CMCC sui modelli climatici regionali – perché è probabile che la quantità di copertura nevosa e il numero di giorni di produzione di neve sulle Alpi saranno inferiori a quanto pensato finora”.
Ciò ha implicazioni profonde per decisori politici e pianificatori del settore, poiché gli sport invernali richiederanno investimenti e sforzi sempre maggiori per adattarsi ai cambiamenti climatici: lo sci si sposterà a quote più elevate, dove le condizioni sono più dure e difficili da gestire, e la neve artificiale diventerà sempre più diffusa, con un maggiore consumo di acqua ed energia.
“Il caso di Belluno fornisce un esempio utile – osserva Barbato – ma l’approccio utilizzato nel nostro studio è trasferibile ad altre regioni che ospitano sport e grandi eventi sportivi invernali”.
Ciò implica lavorare a risoluzioni più elevate e adattare i modelli, per quanto possibile, alle esigenze degli stakeholder.
“Se la domanda chiave è quanta neve ci sarà, allora dobbiamo cercare di estrarre questa informazione nel modo più accurato possibile dai modelli globali, regionali e ad altissima risoluzione – conclude Peano – È però importante ricordare che le proiezioni climatiche non vanno interpretate come previsioni meteorologiche. Se, in media, la neve diminuisce sulle Alpi, questo non esclude che possano verificarsi singoli anni con più neve rispetto al passato. Gli estremi di freddo continueranno a esistere; non scompariranno del tutto. Ma diventeranno meno frequenti e generalmente meno intensi”.
Uno Studio condotto dall’Università di Waterloo (Canada), in collaborazione con il Management Center Innsbruck (Austria) e pubblicato alla vigilia dei Giochi Olimpici Invernali di Soči(2014) aveva sottolineato che al 2080 solo 6 delle 19 sedi dove erano svolte in precedenza le Olimpiadi Invernali sarebbero in grado di ospitare in modo sostenibile una nuova edizione, tra cui Cortina d’Ampezzo, in considerazione che la “sostenibilità” è pilastro fondamentale della Carta dei Giochi Olimpici.
