È stato presentato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), il Libro Bianco di Legambiente “Un Clean Industrial Act Made in Italy” il cui principale obiettivo di fornire una roadmap per una industria manifatturiera basata su decarbonizzazione, circolarità, innovazione, legalità, nuova occupazione green e inclusione.
Trenta proposte, otto settori chiave, sei pilastri per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile.
È quanto avanzato da Legambiente che ha presentato a Roma il 4 febbraio 2026 alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il “Libro bianco” sulla riconversione green dell’industria italiana, frutto di un lungo percorso di confronto dal basso, avviato nel luglio 2025, con istituzioni, imprese, mondo del lavoro e della ricerca. L’obiettivo è “dare gambe” al Clean Industrial Deal Made in Italy, fondato su lotta alla crisi climatica, innovazione e competitività.
Energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, velocizzazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità, rafforzamento dei controlli sono i settori chiave al centro delle 30 proposte di Legambiente riassunte nel “Libro Bianco”, su cui occorre accelerare il passo avendo come pilastri: decarbonizzazione, circolarità, innovazione, legalità, nuova occupazione green e inclusione. L’Italia, per l’associazione ambientalista, deve colmare ritardi e vuoti normativi, superando iter troppo lenti e burocratici, alti costi energetici e il mancato rispetto delle norme ambientali, tutti ostacoli non tecnologici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo. In particolare, l’applicazione e il rispetto delle norme ambientali, come evidenzia la Commissione UE nel Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali, che possono far risparmiare all’economia europea ben 180 miliardi di euro annui (circa l’1% del PIL UE).
Tra le 30 proposte, indirizzate a Governo e Parlamento, Legambiente chiede di:
– garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali al posto del prezzo unico nazionale (PUN) dell’energia elettrica per abbassare il costo dell’elettricità nei territori con maggiore presenza di rinnovabili;
– completare l’organico della Commissione PNRR – PNIEC del MASE e rafforzare il personale negli uffici regionali e comunali coinvolti nella fase di valutazione e autorizzazione dei progetti;
– varare un piano di azione per implementare la strategia europea per la bioeconomia, rendendolo sinergico e coerente con il quadro regolatorio esistente.
Ed ancora:
– semplificare l’iter di approvazione dei decreti End Of Waste per promuovere percorsi di economia circolare e dei progetti di repowering degli impianti eolici esistenti, per ridurre il numero di aerogeneratori e aumentare la produzione elettrica;
– sostenere lo sviluppo delle nuove filiere del tessile, delle materie prime critiche, dei RAEE e degli aggregati riciclati in edilizia e nelle opere pubbliche;
– emanare il DPR sul riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura e nell’industria;
– approvare il disegno di legge contro i reati agroalimentari inserendo il nuovo delitto di “produzione e commercio di prodotti fitosanitari illeciti”, come proposto insieme a Coldiretti, Federchimica Agrofarma e Legacoop Agroalimentare;
– approvare il decreto legislativo per il pieno recepimento della direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, inserendo nel Codice penale anche quelli di nuova formulazione come, ad esempio, il saccheggio delle risorse idriche;
– varare un piano nazionale di lotta all’abusivismo rifinanziando i fondi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di Cassa depositi e prestiti destinati alle demolizioni degli immobili illegali da parte di amministrazioni comunali, Prefetture e magistratura;
– potenziare i controlli approvando i decreti attuativi della legge 132 del 2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale (SNPA)..
“Il Clean Industrial Deal è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale – ha commentato Stefano Ciafani,Presidente nazionale di Legambiente- Investire in un’ambiziosa politica industriale significa favorire la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green. Con questo spirito abbiamo deciso di scrivere il nostro Libro Bianco, pensato come un vero e proprio piano industriale per l’Italia, indirizzando delle proposte a Governo e Parlamento e raccontando, con l’esperienza dei tanti campioni nazionali della transizione ecologica, quello che il Paese sta già facendo”.
Nel Libro Bianco Legambiente fa anche un punto su 3 grandi settori industriali della Penisola – chimica, automotive, siderurgia – su cui è fondamentale lavorare in chiave di decarbonizzazione.
Oggi questi settori sono in crisi, denuncia l’associazione ambientalista, proprio a causa delle mancate politiche industriali degli ultimi 30 anni, non del Green Deal europeo.
Occorre investire sulla chimica verde, sulla bonifica dei SIN e sulla riconversione delle grandi aree siderurgiche verso l’innovazione produttiva, a partire dai poli di Taranto, Piombino e Terni.
Per Legambiente, non esiste industria pulita senza aver bonificato le aree che ospitano gli impianti, ma è fondamentale anche un approvvigionamento energetico dei cicli produttivi libero dalle fonti fossili. Bisogna, quindi, accelerare la rivoluzione energetica fondata su fonti rinnovabili, accumuli e sviluppo delle reti per abbassare le bollette.
Secondo il Rapporto “Renewable Energy Statistics 2025” dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), nel 2024 il 91% della nuova potenza elettrica aggiuntiva nel mondo era relativa alle fonti pulite, mentre solo il 9% riguardava impianti alimentati da fonti fossili o centrali nucleari. Anche in Europa le fonti pulite avanzano: nel 2025, secondo i dati del think tank Ember, è stata prodotta, per la prima volta nella storia, più energia elettrica da fotovoltaico ed eolico, pari al 30%, che dai combustibili fossili (29%), in primis il gas.
L’ultima Indagine annuale sugli investimenti della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), in Europa ben nove aziende su dieci credono nella rivoluzione green e investono direttamente in misure per ridurre le emissioni climalteranti, nonostante le tensioni geopolitiche e commerciali stiano rallentando gli investimenti. È dunque importante supportarle e sostenerle abbattendo gli ostacoli che le frenano. Secondo lo studio, le principali barriere agli investimenti percepite dalle aziende europee sono l’incertezza (83%) ed i costi dell’energia (75%). Senza dimenticare il costo della burocrazia, stimato intorno all’1,1% del fatturato (1,8% per le PMI).
“Nonostante le tante difficoltà -ha aggiunge Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente – l’Italia può vantare l’esperienza di imprese leader mondiali sulla sostenibilità ambientale in settori innovativi come quelle che stiamo raccontando da tre anni con la nostra Campagna nazionale ‘I cantieri della transizione ecologica’ incontrando i protagonisti dell’industria italiana più innovativa, toccando con mano i processi produttivi ma anche i problemi burocratici e normativi, confrontandoci per analizzare ostacoli e difficoltà con l’obiettivo di far diventare questi casi virtuosi il modello da seguire per una politica industriale nazionale forte, concreta e competitiva. Dagli impianti eolici all’industria del riciclo degli pneumatici, degli oli minerali esausti, dei rifiuti organici e degli scarti zootecnici e agroindustriali per produrre biometano e ammendanti di qualità, dalle vetrerie alle cartiere, fino all’industria edilizia e ai materiali di costruzione sono tante le esperienze che hanno già messo in campo il loro Clean Industrial Deal”.
