20 Settembre 2021
Inquinamenti e bonifiche Malattie e cure Salute

SENTIERI: si confermano 12.000 decessi in più nei SIN

L’aggiornamento del Rapporto del Progetto SENTIERI conferma che chi vive nei siti con presenza di impianti chimici, petrolchimici e raffinerie, e nelle aree nelle quali vengono abbandonati rifiuti pericolosi, ha un rischio di morire del 4-5% rispetto alla popolazione in generale.

È stato pubblicato on line sul numero di marzo-giugno di Epidemiologia e Prevenzione, la , rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia, il V Rapporto del Progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), anche se alcuni dati relativi al sito di Taranto erano trapelati qualche giorno, non senza polemiche.

Ne emerge che “la mortalità generale e quella relativa ai grandi gruppi è, in entrambi i generi, in eccesso, a eccezione della mortalità per malattie dell’apparato urinario. Nella popolazione residente risulta in eccesso la mortalità per il tumore del polmone, per mesotelioma della pleura e per le malattie dell’apparato respiratorio, in particolare per le malattie respiratorie acute tra gli uomini e quelle croniche tra le donne“.

Coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con l’Università di Roma “La Sapienza”, il Centro Europeo Ambiente e Salute OMS, il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio e l’Istituto di fisiologia clinica del CNR, nell’ambito del Programma Nazionale Strategico “Ambiente e Salute” promosso dal Ministero della Salute, SENTIERI riporta i risultati aggiornati dello studio, iniziato oltre 10 anni fa, che analizza il rischio per la salute della popolazione residente in prossimità di 45 dei 57 siti contaminati italiani, eufemisticamente conosciuti come Siti di Interesse Nazionale (SIN), costituiti per lo più da zone industriali (attive o dimesse), portiex minierecave, discariche abusive di rifiuti pericolosi.

Queste aree includono 319 comuni, su un totale di circa 8.000 comuni italiani, con una popolazione complessiva di 5.900.000 abitanti (dati Censimento 2011). La finestra temporale studiata per mortalità e ricoveri va dal 2006 al 2013. Rapporti standardizzati di mortalità (SMR) e di ospedalizzazione (SHR) sono stati calcolati utilizzando come riferimento i tassi rispettivi delle regioni di appartenenza dei siti. L’incidenza tumorale è stata valutata dai Registri Tumori appartenenti all’Associazione dei Registri (AIRTUM), ufficialmente riconosciuta dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione. Sono stati studiati i 22 siti coperti da Registri Tumori. Al momento dello studio AIRTUM copriva il 56% dell’intero territorio nazionale, con diverse finestre temporali. I Rapporti standardizzati di incidenza (SIR) sono stati stimati utilizzando come popolazioni di riferimento quelle residenti nelle rispettive macroaree del Paese (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud) in cui ogni sito è compreso. La prevalenza delle anomalie congenite è stata calcolata per 15 siti, confrontandola con la prevalenza media regionale osservata nello stesso periodo studiato.

È stato rilevato un eccesso complessivo di 5.267 decessi negli uomini (+4%) e di 6.725 morti, nelle donne (+5%), dei quali per tumori maligni sono risultati 3.375 per gli uomini (+3%) e 1.910 per le donne (+2%). Facendo riferimento alle patologie di interesse eziologico a priori, gli eccessi più evidenti risultano essere relativi al mesotelioma maligno, ai tumori maligni del polmone, del colon, dello stomaco, e alle patologie respiratorie benigne. Gli eccessi tumorali si osservano prevalentemente nei siti con presenza di impianti chimici, petrolchimici e raffinerie, e nelle aree nelle quali vengono abbandonati rifiuti pericolosi.

Le patologie respiratorie benigne sono presenti in eccesso anche nelle aree in cui insistono impianti siderurgici e centrali elettriche. Il mesotelioma maligno mostra eccessi nei siti caratterizzati dalla presenza di amianto e di fluoro-edenite, come atteso, ma anche laddove l’amianto non è esplicitamente citato dai Decreti di perimetrazione dei siti. Tutti gli impianti petrolchimici e siderurgici, per esempio, sono caratterizzati dalla presenza di ampie quantità di queste fibre, ampiamente utilizzate nel passato come agente isolante.

Per la prima volta, SENTIERI ha valutato lo stato di salute di bambini e adolescenti (1.160.000 soggetti di età 0-19 anni) e di giovani adulti (660.000 di età 20-29 anni). Nel primo anno di vita è stato rilevato un eccesso di 7.000 ricoveri, 2.000 dei quali per condizioni di origine perinatale. In età pediatrica (0-14 anni) è stato osservato un eccesso di 22.000 ricoveri per tutte le cause: 4.000 dovuti a problemi respiratori acuti, e 2.000 ad asma.

Per l’incidenza oncologica, sono disponibili dati relativi a 22 siti coperti da Registri Tumori per la popolazione generale, e a 6 siti coperti da Registri Tumori pediatrici (0- 19 anni). Nella fascia d’età compresa tra 0 e 24 anni sono stati diagnosticati 666 nuovi casi, pari a un eccesso del 9%, prevalentemente dovuti a sarcomi dei tessuti molli nei bambini, leucemie mieloidi acute nei bambini e nei giovani adulti, linfomi non Hodgkin e tumori del testicolo in giovani adulti.

In sette dei 15 siti coperti dai Registri delle anomalie congenite sono stati rilevati eccessi nella prevalenza alla nascita per tutte le anomalie. Eccessi specifici riguardano organi genitali, cuore, arti, sistema nervoso, apparato digerente e apparato urinario.

Al riguardo, ha fatto scalpore soprattutto la notizia, diffusa in anticipo, dei 600 bambini nati con malformazione in 14 anni nell’area di Taranto, il 9% in più rispetto ai risultati attesi sulla base del tasso regionale, ma le zone che riportano dati non confortanti sono tante: da Casal Monferrato, in Piemonte, zona di produzione dell’eternit, alle acciaierie di Terni, al petrolchimico di Augusta.

Di fatto, SENTIERI ha messo in evidenza eccessi di patologie in territori caratterizzati dalla presenza nell’ambiente di fonti di esposizione ambientale potenzialmente associate in termini eziologici alle entità patologiche studiate.

Naturalmente – si osserva nel Rapporto – non tutti gli eccessi osservati nello studio sono attribuibili alla contaminazione ambientale. Le patologie citate riconoscono un’eziologia multifattoriale, all’interno della quale giocano un ruolo fattori socioeconomici, stili di vita, disponibilità e qualità dei servizi sanitari. Non è stato possibile aggiustare i dati per fattori di confondimento noti (per esempio fumo, alcol, obesità). Tuttavia, le conoscenze disponibili sul profilo tossicologico dei contaminanti presenti nei siti supportano l’ipotesi che l’esposizione ambientale abbia giocato un ruolo causale nel determinare alcuni di questi eccessi”.

È necessaria una particolare cautela nell’interpretazione dei dati – puntualizza SENTIERI – poiché non sempre vi è una corrispondenza territoriale tra area inquinata e confini amministrativi comunali. In alcuni casi i due concetti coincidono, in altri solo una parte della popolazione residente è o è stata potenzialmente esposta. La consapevolezza di questi e altri limiti rappresenta una spinta al miglioramento delle procedure di lavoro in SENTIERI, che comprenda la revisione aggiornata della letteratura scientifica per le ipotesi eziologiche a priori, e una completa revisione degli indicatori socioeconomici relativi alle popolazioni residenti nei siti. Infine, come ampiamente discusso nell’ultimo contributo nella sezione Approfondimenti, c’è bisogno di adottare in ciascun sito un piano di comunicazione che coinvolga autorità sanitarie pubbliche, popolazione residente, comunità scientificplici maker da, e che tenga conto di aspetti storici, culturali e delle modalità relazionali di ogni contesto, fattori che giocano un ruolo rilevante nella percezione del rischio”.

Nel corso della recente Assemblea del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEA-4) il Summary per Policy maker del “Global Environment Outlook” (GEO-6), Rapporto che è considerato il principale documento di valutazione dell’ambiente globale, stima che un quarto dei decessi a livello globale debbano essere attribuiti all’inquinamento ambiente.

 

 

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