La Commissione UE ha adottato una proposta di Direttiva sui salari minimi che, rispettando le tradizioni nazionali e la libertà delle parti sociali, migliori le condizioni di vita dei lavoratori e crei le basi per una ripresa equa, inclusiva e resiliente.
Nel suo discorso di insediamento, la Presidente della Commissione UE aveva promesso, e poi ribadito di fronte al Parlamento europeo in quello sulloStato dell’Unione, che avrebbe presentato uno strumento giuridico affinchétutti i lavoratori dell’UE dispongano di un salario minimo equo che consenta loro di vivere in modo dignitoso ovunque lavorino.
Il diritto a retribuzioni minimi adeguate è sancito nel6° PrincipiodelPilastrodei Diritti Socialiadottato congiuntamente nel novembre 2017 da Parlamento europeo, Consiglio per conto di tutti gli Stati membri e dalla Commissione UE, che mira a creare nuovi e più efficaci diritti per i cittadini, sulla base di20 principi chiave, strutturati in 3 categorie:
– pari opportunità e accesso al mercato del lavoro;
– condizioni di lavoro eque;
– protezione sociale e inclusione.
Il 28 ottobre 2020 la Commissione UE ha così adottato una proposta diDirettivasuisalari minimi in UE, che, se fissati a livelli adeguati, non solo hanno un impatto sociale positivo, ma producono anche benefici economici di più vasta portata, in quantoriducono la disuguaglianza salariale,contribuiscono a sostenere la domanda internaerafforzano gli incentivi al lavoro. Salari minimi adeguati possono anche contribuireridurre il divario retributivo di genere, dato che a percepire un salario minimo sono più donne che uomini.
L’ultimo Rapporto della Commissione UE sull’analisi economica aggiornata dell’occupazione e delle tendenze sociali nell’UE e delle possibili politiche correlate, che costituisce la relazione analitica di punta nel settore dell’occupazione e degli affari sociali (ESDE 2020), ha rilevato che il Covid-19 ha avuto, e sta avendo, conseguenze profonde su salute, economia, società, e ha colpito particolarmente i settori caratterizzati da un’elevata percentuale di lavoratori a basso salario, come pulizie, commercio al dettaglio, assistenza sanitaria a lungo termine e residenziale.Garantire una vita dignitosa ai lavoratori e ridurre la povertà lavorativa è non solo importante in tempi di crisi, ma è anche essenziale per una ripresa economica sostenibile e inclusiva.
“La proposta su salari minimi adeguati è un segnale importante del fatto che, anche in tempi di crisi, la dignità del lavoro è intoccabile– ha affermato la Presidente della Commissione UE,Ursula von der Leyen– Sappiamo che per troppe persone il lavoro non è più remunerativo. I lavoratori dovrebbero avere accesso a salari minimi adeguati e a un tenore di vita dignitoso. Oggi proponiamo un quadro per i salari minimi che rispetta appieno le tradizioni nazionali e la libertà delle parti sociali. Migliorare le condizioni di vita e di lavoro tutelerà non solo i lavoratori ma anche i datori di lavoro che offrono retribuzioni dignitose, e creerà le basi per una ripresa equa, inclusiva e resiliente“.
Il salario minimo esiste in tutti gli Stati membri dell’UE: in 21 Paesi esistono salari minimi legali, mentre in 6 Stati membri (Danimarca,Italia, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia) la protezione del salario minimoè fornita esclusivamente dai contratti collettivi. Eppure, nella maggior parte degli Stati membri i lavoratori risentono dell’insufficiente copertura della tutela offerta dal salario minimo. Per i motivi esposti, la proposta di Direttiva crea un quadro permigliorare l’adeguatezza dei salari minimi e l’accesso dei lavoratori alla tutela del salario minimo nell’UE.

“È importante garantire che la ripresa economica giovi anche ai lavoratori a basso salario– ha dichiaratoValdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo perUn’economia al servizio delle persone–Con questa proposta vogliamo garantire che i lavoratori dell’UE possano condurre una vita dignitosa ovunque lavorino. Il dialogo sociale svolge un ruolo cruciale nella negoziazione dei salari a livello nazionale e locale. Sosteniamo la libertà delle parti sociali di negoziare i salari autonomamente e, ove ciò non sia possibile, forniamo un quadro per orientare gli Stati membri nella determinazione dei salari minimi“.
La proposta della Commissione rispetta pienamente il principio di sussidiarietà:essa stabilisce un quadro di norme minime che rispetta e riflette le competenze degli Stati membri, l’autonomia delle parti socialiela libertà contrattuale in ambito salariale.Non obbliga gli Stati membri a introdurre salari minimi legali, né fissa un livello comune dei salari minimi.
I Paesi caratterizzati daun’elevata copertura della contrattazione collettiva tendono ad avere una minore percentuale di lavoratori a basso salario, una minore disuguaglianza salariale e salari minimi più elevati. La proposta della Commissionemira pertanto a promuovere la contrattazione collettiva sui salari in tutti gli Stati membri.
IPaesi in cui esistono salari minimi legalidovrebbero creare le condizioni affinché tali salari siano fissati a livelli adeguati, anche stabilendocriteri chiari e stabili per la determinazione dei salari minimi,valori di riferimento indicativi per orientare la valutazione dell’adeguatezzaeaggiornamenti periodici e puntuali dei salari minimi. Tali Stati membri sono inoltre invitati a garantire chele variazioni e le detrazioni relative ai salari minimi vengano utilizzate in maniera proporzionata e giustificata, e che leparti sociali siano effettivamente coinvoltenella definizione e nell’aggiornamento dei salari minimi.

La proposta prevede infinemigliorie nell’applicazione e nel monitoraggio della tutela del salario minimo esistente in ciascun Paese. La conformità e l’applicazione efficace sono essenziali affinché i lavoratori possano beneficiare di un accesso effettivo alla tutela offerta dal salario minimo e le imprese siano protette dalla concorrenza sleale. La Direttiva proposta introduce relazioni annuali degli Stati membri alla Commissione sui dati relativi alla protezione dei salari minimi.
“Quasi il 10% dei lavoratori nell’UE vive in condizioni di povertà– ha aggiuntoNicolas Schmit, Commissario UE per ilLavoro e i Diritti sociali – Questa situazione deve cambiare. Chi ha un lavoro non deve faticare ad arrivare a fine mese. I salari minimi devono recuperare terreno rispetto ad altri salari che, negli ultimi decenni, sono cresciuti lasciando indietro i salari minimi. La contrattazione collettiva dovrebbe costituire lo standard di riferimento in tutti gli Stati membri”.
La proposta della Commissione passerà ora al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio. In seguito all’adozione, gli Stati membri avranno 2 anni di tempo per recepire le disposizioni della Direttiva nella legislazione nazionale.
