14 Agosto 2022
Economia e finanza Società

Salari minimi in UE: per vivere dignitosamente ovunque si lavori

La Commissione UE ha adottato una proposta di Direttiva sui salari minimi che, rispettando le tradizioni nazionali e la libertà delle parti sociali, migliori le condizioni di vita dei lavoratori e crei le basi per una ripresa equa, inclusiva e resiliente.

Nel suo discorso di insediamento, la Presidente della Commissione UE aveva promesso, e poi ribadito di fronte al Parlamento europeo in quello sullo Stato dell’Unione, che avrebbe presentato uno strumento giuridico affinché tutti i lavoratori dell’UE dispongano di un salario minimo equo che consenta loro di vivere in modo dignitoso ovunque lavorino.

Il diritto a retribuzioni minimi adeguate è sancito nel 6° Principio del Pilastro dei Diritti Sociali adottato congiuntamente nel novembre 2017 da Parlamento europeo, Consiglio per conto di tutti gli Stati membri e dalla Commissione UE,  che mira a creare nuovi e più efficaci diritti per i cittadini, sulla base di 20 principi chiave, strutturati in 3 categorie:
– pari opportunità e accesso al mercato del lavoro;
– condizioni di lavoro eque;
– protezione sociale e inclusione.

Il 28 ottobre 2020 la Commissione UE ha così adottato una proposta di Direttiva sui salari minimi in UE, che, se fissati a livelli adeguati, non solo hanno un impatto sociale positivo, ma producono anche benefici economici di più vasta portata, in quanto riducono la disuguaglianza salariale, contribuiscono a sostenere la domanda interna e rafforzano gli incentivi al lavoro. Salari minimi adeguati possono anche contribuire ridurre il divario retributivo di genere, dato che a percepire un salario minimo sono più donne che uomini.

L’ultimo Rapporto della Commissione UE sull’analisi economica aggiornata dell’occupazione e delle tendenze sociali nell’UE e delle possibili politiche correlate, che costituisce la relazione analitica di punta nel settore dell’occupazione e degli affari sociali (ESDE 2020), ha rilevato che il Covid-19 ha avuto, e sta avendo, conseguenze profonde su salute, economia, società, e ha colpito particolarmente i settori caratterizzati da un’elevata percentuale di lavoratori a basso salario, come pulizie, commercio al dettaglio, assistenza sanitaria a lungo termine e residenziale. Garantire una vita dignitosa ai lavoratori e ridurre la povertà lavorativa è non solo importante in tempi di crisi, ma è anche essenziale per una ripresa economica sostenibile e inclusiva.

“La proposta su salari minimi adeguati è un segnale importante del fatto che, anche in tempi di crisi, la dignità del lavoro è intoccabile – ha affermato la Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen  Sappiamo che per troppe persone il lavoro non è più remunerativo. I lavoratori dovrebbero avere accesso a salari minimi adeguati e a un tenore di vita dignitoso. Oggi proponiamo un quadro per i salari minimi che rispetta appieno le tradizioni nazionali e la libertà delle parti sociali. Migliorare le condizioni di vita e di lavoro tutelerà non solo i lavoratori ma anche i datori di lavoro che offrono retribuzioni dignitose, e creerà le basi per una ripresa equa, inclusiva e resiliente“.

Il salario minimo esiste in tutti gli Stati membri dell’UE: in 21 Paesi esistono salari minimi legali, mentre in 6 Stati membri (Danimarca, Italia, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia) la protezione del salario minimo è fornita esclusivamente dai contratti collettivi. Eppure, nella maggior parte degli Stati membri i lavoratori risentono dell’insufficiente copertura della tutela offerta dal salario minimo. Per i motivi esposti, la proposta di Direttiva crea un quadro per migliorare l’adeguatezza dei salari minimi e l’accesso dei lavoratori alla tutela del salario minimo nell’UE.

Salario minimo, espresso in percentuale della media lorda e salario medio dei lavoratori a tempo pieno (2019). Fonte: Calcoli della Commissione UE su data Eurostat.

È importante garantire che la ripresa economica giovi anche ai lavoratori a basso salario – ha dichiarato Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un’economia al servizio delle persone Con questa proposta vogliamo garantire che i lavoratori dell’UE possano condurre una vita dignitosa ovunque lavorino. Il dialogo sociale svolge un ruolo cruciale nella negoziazione dei salari a livello nazionale e locale. Sosteniamo la libertà delle parti sociali di negoziare i salari autonomamente e, ove ciò non sia possibile, forniamo un quadro per orientare gli Stati membri nella determinazione dei salari minimi“.

La proposta della Commissione rispetta pienamente il principio di sussidiarietà: essa stabilisce un quadro di norme minime che rispetta e riflette le competenze degli Stati membri, l’autonomia delle parti sociali e la libertà contrattuale in ambito salariale. Non obbliga gli Stati membri a introdurre salari minimi legali, né fissa un livello comune dei salari minimi.

I Paesi caratterizzati da un’elevata copertura della contrattazione collettiva tendono ad avere una minore percentuale di lavoratori a basso salario, una minore disuguaglianza salariale e salari minimi più elevati. La proposta della Commissione mira pertanto a promuovere la contrattazione collettiva sui salari in tutti gli Stati membri.

I Paesi in cui esistono salari minimi legali dovrebbero creare le condizioni affinché tali salari siano fissati a livelli adeguati, anche stabilendo criteri chiari e stabili per la determinazione dei salari minimi, valori di riferimento indicativi per orientare la valutazione dell’adeguatezza e aggiornamenti periodici e puntuali dei salari minimi. Tali Stati membri sono inoltre invitati a garantire che le variazioni e le detrazioni relative ai salari minimi vengano utilizzate in maniera proporzionata e giustificata, e che le parti sociali siano effettivamente coinvolte nella definizione e nell’aggiornamento dei salari minimi.

La proposta prevede infine migliorie nell’applicazione e nel monitoraggio della tutela del salario minimo esistente in ciascun Paese. La conformità e l’applicazione efficace sono essenziali affinché i lavoratori possano beneficiare di un accesso effettivo alla tutela offerta dal salario minimo e le imprese siano protette dalla concorrenza sleale. La Direttiva proposta introduce relazioni annuali degli Stati membri alla Commissione sui dati relativi alla protezione dei salari minimi. 

“Quasi il 10% dei lavoratori nell’UE vive in condizioni di povertà – ha aggiunto Nicolas Schmit, Commissario UE per il Lavoro e i Diritti sociali – Questa situazione deve cambiare. Chi ha un lavoro non deve faticare ad arrivare a fine mese. I salari minimi devono recuperare terreno rispetto ad altri salari che, negli ultimi decenni, sono cresciuti lasciando indietro i salari minimi. La contrattazione collettiva dovrebbe costituire lo standard di riferimento in tutti gli Stati membri”.

La proposta della Commissione passerà ora al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio. In seguito all’adozione, gli Stati membri avranno 2 anni di tempo per recepire le disposizioni della Direttiva nella legislazione nazionale.

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