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Rumore: 12.000 morti premature in UE per inquinamento acustico

L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha pubblicato il Rapporto sul rumore ambientale, segnalando che gli obiettivi al 2020 non saranno conseguiti e che  alcuni Stati membri (tra cui l’Italia) non hanno ancora comunicato i dati che la relativa Direttiva obbligava a fornire entro il 2017.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Burden of disease from environmental noise”), l’esposizione a lungo termine al rumore ha effetti significativi sulla salute:ha stimato che in Europa quotidianamente a causa del rumore ambientale vengano persi 61mila anni per cardiopatia ischemica, 45mila anni per difficoltà cognitive dei bambini, 903mila anni per disturbi del sonno, 22mila anni per acufene (ronzio o fischio che si sente nell’orecchio per infiammazione del nervo acustico) e 654mila anni per fastidi.

In Europa l’esposizione delle persone al rumore è monitorata dalla Direttiva 2002/49/CE (END). Inoltre, il 7° Programma di Azione Ambientale (2014-2020) dell’UE ha fissato livelli limite di rumore ambientale a 55dB per il periodo diurno, serale e notturno che misura l’esposizione ai livelli di rumore associati a “fastidio”, e a 50dB per i periodi notturni per valutare i disturbi del sonno: valori più restrittivi di quelli dell’OMS, posti rispettivamente a 65dB di giorno e 55dB di notte.

L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato il 5 marzo 2020 il RapportoNoise in Europe – 2020” che presenta gli ultimi dati disponibili sull’esposizione al rumore in Europa, dopo il precedente Rapporto del 2014, ed indica gli impatti correlati alla salute umana e sugli ecosistemi. Inoltre, il Rapporto valuta i progressi compiuti per raggiungere gli obiettivi previsti dalla legislazione UE, tra cui quelli della Direttiva stessa e del 7° PAA.

Ne emerge che il traffico stradale è la principale fonte di inquinamento acustico in Europa. Si stima che siano 113 milioni le persone colpite da livelli superiori di rumore del traffico a lungo termine diurno / notturno, mentre altre 22 milioni sono quelle esposte a livelli elevati di rumore ferroviario4 milioni a livelli elevati di rumore aereo e meno di 1 milione a livelli elevati di rumore causati dalle industrie. D

Sulla base delle nuove informazioni dell’OMS, l’AEA stima che tale esposizione provochi 12.000 morti premature e contribuisca a 48.000 nuovi casi di cardiopatia ischemica (causata da un restringimento delle arterie cardiache) all’anno in Europa. Inoltre, 22 milioni di persone, secondo l’AEA,  soffrono di fastidio cronico e che 6,5 milioni di persone i disturbi cronici del sonno

In base alle prove fornite all’OMS, questi impatti sulla salute iniziano a manifestarsi al di sotto delle soglie di segnalazione stabilite dalla direttiva UE sul rumore, pertanto sono probabilmente sottostimati. Inoltre, le informazioni fornite dai Paesi ai sensi della direttiva UE non coprono tutte le aree urbane, strade, ferrovie e aeroporti.

Anche la fauna selvatica, oltre agli esseri umani, è sempre più minacciata dall’ l’inquinamento acustico, sia quella terrestre che quella acquatica. Il rumore può ridurre il successo riproduttivo e aumentare la mortalità e la fuga di animali in zone più tranquille.

Sebbene alcuni Stati membri dell’UE abbiano compiuto progressi nella mappatura e nella comunicazione delle aree ad alto rumore in tutta Europa, in generale gli obiettivi politici sul rumore ambientale non sono stati ancora raggiunti. In particolare, l’obiettivo fissato per il 2020 dal 7° PAA programma per ridurre l’inquinamento acustico e indirizzarsi verso i livelli raccomandati dall’OMS per l’esposizione al rumore non sarà raggiunto. Si prevede che l’inquinamento acustico aumenterà a causa della futura crescita urbana e dell’aumento della domanda di mobilità.

L’AEA osserva che più del 30% dei dati richiesti ai sensi della Direttiva UE non è ancora disponibile dopo la scadenza dell’obbligo di comunicazione (2017) e tali significativi ritardi suggeriscono che i Paesi potrebbero non aver preso le misure necessarie per affrontare l’inquinamento acustico. Tra i Paesi inadempienti, assieme a Cipro, Grecia e Slovacchia, c’è l’Italia, su cui pende un parere motivato adottato dalla Commissione UE. 

Nel Rapporto si evidenzia la necessità di una migliore attuazione della Direttiva, come peraltro evidenziato nell’ultima valutazione dalla Commissione UE.

Alcuni Paesi membri stanno intraprendendo una serie di azioni per ridurre e gestire i livelli di rumore, tuttavia, rimane difficile valutarne i benefici in termini di risultati sanitari positivi, afferma l’AEA. Tra le misure più diffuse per ridurre i livelli di rumore nelle città la sostituzione di vecchie strade asfaltate con asfalto più liscio, una migliore gestione dei flussi di traffico e la riduzione dei limiti di velocità a 30Km/h. Ci sono anche misure volte a sensibilizzare e cambiare il comportamento delle persone nell’uso di mezzi di trasporto meno rumorosi come la bicicletta, camminare, utilizzare i veicoli elettrici.

Un numero significativo di Paesi, Città e Regioni ha anche messo in atto le cosiddette zone tranquille, la maggior parte delle quali sono parchi e altri spazi verdi, dove le persone possono andare per sfuggire al rumore della città, ma, secondo il Rapporto, queste aree dovrebbero essere aumentate, anche nel perimetro esterno urbano, migliorandone l’accessibilità.

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