RegioniRisorse e rifiuti

Rifiuti tessili urbani: raccolta a rischio paralisi

Un documento illustrato da UNIRAU e ARIU evidenzia che con costi di raccolta dei rifiuti tessili tra i 30,6 e i 36,6 euro/Kg e prezzi di vendita inferiori ai costi sostenuti, la filiera dei rifiuti tessili urbani è in crisi e senza azioni di sostegno da parte dei Comuni e delle aziende della raccolta rifiuti urbani, si rischia l’interruzione del servizio.

Senza un sostegno urgente, i prodotti riutilizzabili e riciclabili dei rifiuti tessili urbani andranno persi e un intero ecosistema industriale che è fondamentale per la transizione circolare dei prodotti tessili collasserà prima che l’EPR entri in vigore mettendo anche i Comuni e le stazioni appaltanti nel rischio di trovarsi nella impossibilità di raccogliere o vendere, qualora raccolti a loro spese, questa tipologia di rifiuti urbani, spendendo per mandarli a smaltimento.

Tale denuncia  è contenuta nelDocumentocheUNIRAU,l’Associazione delle aziende e delle cooperative che svolgono le attività di raccolta, selezione e valorizzazione della frazione tessile dei rifiuti urbani che aderisce ad AssoAmbiente, eARIU(Associazione Recuperatori Indumenti Usati), accompagnati da rappresentanti diRetessile, la rete di cooperative sociali di inserimento lavorativo di tipo B specializzate nella raccolta e gestione dei rifiuti tessili, hanno illustrato e consegnato adANCIeUtilitalia, che analizza lasituazione critica vissuta dalla filiera dei rifiuti tessili urbani e dettaglia in modo chiaro e trasparente i costi di raccolta che variano tra i 306 ed i 366 euro/tonnellata, a seconda di diversi fattori di costo presi in esame, e prezzi di vendita inferiori ai costi sostenuti.

“Ciò ci costringe, come dimostrato dai dati che emergono dal report presentato– ha evidenziatoAndrea Fluttero, Presidente UNIRAU nel corso dell’incontro –a vendere le nostre raccolte a quotazioni inferiori ai nostri costi di raccolta, con il rischio di non poter dare continuità al servizio”.

I costi della raccolta effettuata tipicamente da soggetti dell’economia sociale si autosostenevano con il valore ricavato dalla vendita alle aziende della selezione di quanto raccolto, che veniva valorizzato tramite preparazione per il riuso e riciclo.

“Oggi la somma degli effetti dell’aumento dei quantitativi raccolti su base europea, la scarsa qualità del “fast fashion” e la concorrenza sui mercati globali del “second hand” fatta dal super fast fashion cinese-ha sottolineatoJoseph Valletti,Presidente ARIU – ha fatto crollare il valore di quanto raccolto e le imprese della selezione per mantenere la loro competitività sono costrette ad acquistare raccolte provenienti da altri Paesi europei di maggiore qualità ed a quotazioni decisamente più basse”.

Tabella

Nell’ambito della revisione dellaDirettiva rifiuti,attualmente in corso, in linea con la visione della Strategia UE per i tessili sostenibili e circolari, è previstol’obbligo di istituzione in tutti i Paesi UE il regime di responsabilità dei produttori (EPR).

In attesa della istituzione di un regime di EPR a cui stanno lavorando sia il MASE che ha appena avviato la fase diconsultazionesull’apposito Decreto (scadenza 5 maggio 2025) sia la UE tramite la revisione della Direttiva europea 2008/98, provvedimenti che verosimilmente saranno varati nel primo semestre del 2026, è necessario un sostegno da parte dei Comuni e delle aziende della raccolta rifiuti urbani.

Tra le possibili azioni illustrate nel documento:
– la possibilità di prezzi agevolati per smaltire gli scarti della raccolta e della selezione;
–l’impegno ad evitare iniziative per aumentare i quantitativi raccolti;
–la sospensione del pagamento di eventuali royaties dovute a seguito di gare pregresse per la raccolta;
–il passaggio da gare ad evidenza pubblica al massimo rialzo a quelle al massimo ribasso.

Se non sarà possibile concordare con le stazioni appaltanti le misure temporanee di sostegno illustrate, si sottolinea nel documento,le raccolte rischiano di fermarsi, non consentendo ai Comuni di adempiere ad un loro obbligo, aumentando i quantitativi di rifiuti indifferenziati ed i conseguenti costi ambientali ed economici di smaltimento, privando i cittadini di un servizio erischiando di lasciare spazi a soggetti che operando sottocosto sono poi verosimilmente costretti a pratiche commerciali, di gestione del personale ed ambientali fuori dalla legalità.

Immagine di copertina: HERW!N – Kringwinkel Stroom

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