14 Agosto 2022
Risorse e rifiuti Sostenibilità

Rifiuti speciali: -4,5% nell’anno della pandemia

L’annuale Rapporto dell’ISPRA sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non, conferma il calo nell’anno di inizio della pandemia, con la diminuzione più vistosa nel settore delle costruzioni che è anche quello che ne produce di più, mentre i rifiuti sanitari, la maggior parte pericolosi a rischio infettivo, sono aumentati ovviamente del 16%.

Dal Rapporto Rifiuti Speciali di ISPRA emerge che nel 2020, anno di inizio della pandemia e dei correlati lockdown, sono stati prodotti quasi 7 milioni di tonnellate in meno, pari ad un calo del 4,5% rispetto all’anno precedente.

Il Rapporto Rifiuti Speciali 2022”, giunto quest’anno alla XXI edizione, fornisce i dati relativi all’anno 2020 sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, a livello nazionale e regionale, e per la gestione anche a livello provinciale, e sull’import/export, è stato presentato il 23 giugno 2022 nel corso di un Convegno trasmesso in streaming presso il Senato della Repubblica.

Il Rapporto, frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in collaborazione con Sistema Nazionale della Protezione dell’Ambiente (SNPA) e il contributo delle Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell’Ambiente (ARPE/APPA), fornisce un quadro completo sui rifiuti speciali a livello nazionale.

Il Rapporto esamina oltre 60 indicatori elaborati a livello nazionale, a livello di macroarea geografica e regionale, nonché per attività economica e per tipologia di rifiuto, fornendo un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

I dati del 2020 consentono di avere una fotografia completa della situazione nell’anno in cui è iniziata la pandemia ed è anche un momento di riflessione su quanto si sta facendo per definire la Strategia per l’economia circolare dei prossimi sei anni. Utilizzando queste cifre nella programmazione da mettere in campo in vista della ripartenza che attende il Paese grazie al PNRR.

Nonostante il calo significativo nel 2020 (-5,2%, oltre 3,5 milioni di tonnellate) il settore delle costruzioni si conferma quello che produce più rifiuti speciali (45,1% del totale), seguito dalle attività di gestione dei rifiuti e di risanamento ambientale (26,3%) e dalle attività manifatturiere (18,2% circa 26,7 milioni di tonnellate).

I rifiuti non pericolosi, che rappresentano il 93,3% del totale dei rifiuti prodotti, diminuiscono di quasi 6,7 milioni di tonnellate (-4,6%), quelli pericolosi di poco più di 300 mila tonnellate (-3%). Il settore delle costruzioni, in particolare, ha risentito significativamente della crisi pandemica, sia per la chiusura dei cantieri, in particolare di opere pubbliche, sia per la riduzione della manutenzione di edifici o di nuove costruzioni per l’edilizia abitativa, commerciale e non residenziale: i rifiuti non pericolosi da operazioni di costruzione e demolizione, stimati da ISPRA, diminuiscono del 5,2%, corrispondente a oltre 3,5 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2019. Risultano in calo anche i quantitativi di rifiuti non pericolosi stimati da ISPRA per specifici comparti produttivi a partire dalla produzione industriale. In aggiunta, il dato di produzione può essere influenzato in modo non trascurabile dalla possibilità di reimmettere flussi di materia nei cicli industriali e di utilizzare i residui di produzione come sottoprodotti in una filiera produttiva anche diversa da quella di provenienza, incentivando la simbiosi industriale e la creazione dei cosiddetti “distretti circolari”.

La produzione dei rifiuti speciali si concentra al Nord, dove il tessuto industriale è più sviluppato (56,9% del totale), soprattutto in Lombardia (21,6% di quelli prodotti a livello nazionale) e Veneto (11%). Qui è anche localizzata la metà dei 10.472 impianti, un quinto nella sola Lombardia (2106).

La pandemia da SARS-COV2 e la correlata emergenza sanitaria hanno prodotto 232mila tonnellate di rifiuti sanitari, la maggior parte pericolosi a rischio infettivo, con un incremento record del 16% nel 2020.

Il Rapporto ha monitorato anche i flussi di rifiuti con maggiori criticità gestionali: amianto (Friuli Venezia Giulia la regione a produrne di più nel 2020), veicoli (-5,8% quelli trattati) e pneumatici fuori uso (-1,6% rispetto al 2019), fanghi di depurazione urbani e industriali (costanti nel 2020), rifiuti da costruzione e demolizione (quasi il 78% è avviato a recupero).

Grazie ai dati elaborati dall’ISPRA in oltre 20 anni di lavoro – ha dichiarato Stefano Laporta, Presidente ISPRA e SNPA durante la presentazione del Rapporto – l’Istituto ha potuto fornire al MiTE tutte le informazioni necessarie alla redazione delle due riforme collegate al PNRR che disegnano la strategia per lo sviluppo dell’economia circolare dell’Italia nei prossimi 6 anni: la Strategia nazionale per l’economia circolare e il Programma nazionale di gestione dei rifiuti (PNGR). Il gap impiantistico tra Nord e Sud, descritto dal Rapporto, potrà essere in parte colmato dalle oltre 4000 proposte di progetti presentate per i Bandi PNRR della missione sull’economia circolare, di cui quasi la metà arrivate dal Mezzogiorno”.

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