2 Dicembre 2021
Malattie e cure Salute

Un’aria più pulita in UE avrebbe salvato nel 2019 oltre 178.000 vite

Un briefing dell’AEA ha stimato i potenziali benefici per la salute derivanti dal raggiungimento degli standard di qualità dell’aria dell’UE e dei valori limite dell’OMS, trovando che sarebbe stata evitata più della metà delle morti premature causate dall’esposizione al particolato fine (PM2,5) nell’aria ambiente (32.000 in Italia).

Secondo le ultime stime dell’AEA, nel 2019 nell’UE 307.000 persone sono morte prematuramente a causa dell’esposizione all’inquinamento da particolato fine (PM2,5), il 58% delle quali si sarebbe potuto evitare se gli Stati membri avessero adottato il nuovo valore limite di 5 µg/m3, fissato dalle nuove Linee guida dell’OMS.

È quanto emerge dal Briefing  “Health impacts of air pollution in Europe” che l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato il 15 novembre 2021 in vista del Forum UE sull’aria pulita  (Madrid, 18-19 novembre 2021), che riunirà decisori politici, parti interessate ed esperti per riflettere sullo sviluppo e l’attuazione di politiche, progetti e programmi per un’aria adeguata in Europa, e per informare sulla revisione in corso delle norme dell’UE, incluso illoro più stretto allineamento con le nuove Linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria.

L’inquinamento atmosferico è una delle principali cause di morte prematura ed è il principale rischio per la salute umana correlato a condizioni ambientali, con  malattie cardiache e ictus che sono tra le cause più comuni di morte prematura attribuibili all’inquinamento atmosferico, seguite dalle malattie polmonari e dal cancro ai polmoni.

Investire in riscaldamento, mobilità, agricoltura e industria più pulite migliora la salute, la produttività e la qualità della vita per tutti gli europei e soprattutto per i più vulnerabili – ha affermato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell’AEA – Questi investimenti salvano vite e aiutano anche ad accelerare i progressi verso la neutralità del carbonio e una ricca biodiversità“.

Le Direttive dell’UE sulla qualità dell’aria fissano i limiti per i principali inquinanti atmosferici, sulla base delle Linee guida dell’OMS del 2005, ma soprattutto di considerazioni di fattibilità tecnica ed economica al momento della loro adozione.

Nonostante gli standard fissati dall’UE siano meno rigorosi di quelli dell’OMS, i dati pubblicati dall’AEA lo scorso settembre il valori dell’inquinamento atmosferico rimangono al di sopra dei limiti nella maggior parte dei Paesi europei .

Tuttavia, in questo ultimo briefing si evidenzia che la qualità dell’aria in Europa è stata migliore nel 2019 rispetto al 2018, determinando un minor impatto negativo sulla salute. Il calo dell’inquinamento, peraltro, segue una tendenza a lungo termine guidata dalle politiche introdotte per ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria.

Nell’ambito del Green Deal europeo, il Piano d’azione per l’inquinamento zero, adottato dalla Commissione UE lo scorso maggio, fissa l’obiettivo di ridurre il numero di morti premature dovute all’esposizione al particolato fine di oltre il 55% entro il 2030 , rispetto al 2005.  Obiettivo che, secondo l’analisi dell’AEA, è attualmente sulla buona strada per essere raggiunto dal momento che il numero di questi decessi è diminuito di circa un terzo dal 2005 al 2019.

Le nuove Linee guida dell’OMS si basano su una revisione sistematica delle migliori prove scientifiche disponibili sugli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana, dimostrando che l’inquinamento atmosferico danneggia la salute umana a concentrazioni ancora più basse di quanto precedentemente creduto.

Gli standard di qualità dell’aria dell’UE sono uno strumento politico chiave e il più stretto allineamento di questi standard con le raccomandazioni dell’OMS rappresenterebbe un passo importante verso un’aria più pulita per l’Europa, in combinazione con politiche migliorate per ridurre l’inquinamento alla fonte.

La valutazione dell’AEA dei potenziali benefici, presuppone uno scenario in cui tutte le aree dell’UE-27 che nel 2019 erano al di sopra della linea guida dell’OMS sulla qualità dell’aria per il particolato si fossero allineate alle nuove Linee guida, mentre tutte le altre aree avrebbero mantenuto le concentrazioni misurate del 2019. Questo scenario e le corrispondenti stime rappresentano quindi i minimi potenziali benefici derivanti da miglioramenti della qualità dell’aria, con riduzioni delle morti premature che potrebbero verificarsi anche nelle aree in cui le Linee guida fossero già state raggiunte, ma che probabilmente trarrebbero beneficio anche da un’aria più pulita nelle aree circostanti.

L’analisi dell’AEA degli impatti sulla salute del 2019 è stata effettuata utilizzando le funzioni concentrazione-risposta raccomandate dall’OMS nel 2013 per mantenersi in linea con le stime effettuate negli anni precedenti. Tuttavia l’Agenzia prevede che fin dal prossimo anno, le sue analisi si baseranno sulle nuove.

Di seguito i principali risultati dell’analisi compiuta dall’AEA.
– Nel 2019, l’inquinamento atmosferico ha continuato a causare un onere significativo di morti premature e malattie nei 27 Stati membri dell’UE: 307.000 morti premature sono state attribuite all’esposizione cronica al particolato fine (PM2,5) ; 40.400 morti premature sono state attribuite all’esposizione cronica al biossido di azoto (NO2)16.800 morti premature sono state attribuite all’esposizione acuta all’ozono (O3).

Se si fossero raggiunti gli standard dell’UE e i livelli delle linee guida dell’OMS per il PM2,5 nell’aria ambiente in tutta l’UE-27 nel 2019 avrebbe comportato diversi potenziali vantaggi.

Il raggiungimento dell’attuale valore limite annuale dell’UE per il PM2,5 pari a 25 µg/m3 avrebbe lasciato invariate le morti premature nel 2019; mentre il conseguimento dell’obiettivo intermedio dell’OMS (2005) di 10 µg/m3 avrebbe ridotto le morti premature correlate di almeno il 21%; e con il valore delle nuove Linea guida dell’OMS di 5 µg/m3 le morti premature si sarebbero ridotte di almeno il 58%.

Se il nuovo limite di 5 µg/m3 fosse stato raggiunto in tutta l’UE-27 nel 2019, ci sarebbe stata una riduzione di morti premature di almeno il 72% rispetto ai livelli del 2005. In Italia si sarebbero evitate 32.000 morti.

Riduzione percentuale nel 2019 sui decessi prematuri rispetto al 2005 che si sarebbero evitati se fossero stati conseguiti i valori limite dell’ UE e quelli dell’OMS (Fonte: AEA)

Respirare aria pulita dovrebbe essere un diritto umano fondamentale – ha sottolineato a sua volta ha affermato il Direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Henri P. Kluge – È una condizione necessaria per società sane e produttive. Anche con i miglioramenti della qualità dell’aria negli ultimi anni nella nostra regione, abbiamo ancora molta strada da fare per raggiungere i livelli delle nuove linee guida globali sulla qualità dell’aria dell’OM. Accogliamo con favore il lavoro svolto dall’AEA, che ci mostra tutte le vite che potrebbero essere salvate se i nuovi livelli di qualità dell’aria fossero raggiunti, fornendo ai responsabili politici solide prove sull’urgente necessità di affrontare questo onere sanitario“.

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