27 Settembre 2021
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Plastica e Salute: i costi nascosti di un Pianeta di plastica

Secondo il Rapporto “Plastica e Salute”, realizzato da varie Associazioni e Ong, gli attuali approcci con cui si valutano i rischi per la salute correlati all’utilizzo delle materie plastiche non tengono conto dei differenti gradi di esposizione in ogni fase del loro ciclo di vita.

Il Center for International Environmental Law (CIEL), una ONG statunitense che offre e utilizza  le azioni legali per proteggere l’ambiente, promuovere i diritti umani e garantire una società giusta e sostenibile, ha diffuso il 19 febbraio 2019 il RapportoPlastic & Heath: The Hidden Costs of a Plastic Planet” (Plastica e Salute: i costi nascosti di un Pianeta di plastica), redatto in collaborazione con altre Associazioni e Gruppi di ricerca (Earthworks, GAIA, HBBF, IPEN, Texas Environmental Justice Advocacy Services, University of Exeter, UPSTREAM), che riassume le varie ricerche compiute sui rischi che la plastica pone alla salute in ogni fase del ciclo di produzione.

Secondo il Rapporto, gli attuali approcci per valutare e affrontare gli impatti della plastica sono insufficienti e inadeguati. C’è bisogno di un approccio sull’intero ciclo di vita per assumere decisioni informate in merito ai rischi della plastica. Ridurre l’esposizione tossica richiede molte soluzioni poiché la plastica ha un complesso ciclo di vita.

Le catene di approvvigionamento e gli impatti della plastica superano i confini nazionali, attraversano continenti ed oceani, tal che nessun Paese può pensare di proteggere efficacemente i suoi cittadini da questi impatti, agendo da solo.

Oggi non esiste uno strumento globale per affrontare pienamente il ciclo di vita tossico delle materie plastiche – ha affermato David Azoulay, Direttore della sezione Salute ambientale di CIEL – I Paesi devono cogliere l’opportunità dell’attuale dibattito globale per sviluppare una risposta olistica alla crisi della salute indotta dalla plastica,  che comporta la riduzione della produzione, dell’uso e dello smaltimento della plastica in tutto il mondo”.

In ogni fase del suo ciclo di vita, la plastica pone rischi distinti per la salute umana, derivanti sia dall’esposizione alle microplastiche che dalle sostanze chimiche associate.

Tra i rischi per la salute sono inclusi quelli derivanti da:
estrazione e trasporto di materie prime fossili per la plastica, che rilasciano una serie di sostanze tossiche nell’aria e nell’acqua, comprese quelle con noti effetti sulla salute come il cancro, la neurotossicità, la tossicità riproduttiva e dello sviluppo e la compromissione del sistema immunitario;
raffinazione e produzione di resine e additivi plastici che rilasciano nell’aria sostanze cancerogene e altre sostanze altamente tossiche, con effetti quali compromissione del sistema nervoso, problemi riproduttivi e dello sviluppo, cancro, leucemia e impatti genetici come il basso peso alla nascita;
prodotti di consumo e imballaggi, che possono portare all’ingestione e / o inalazione di microplastiche e centinaia di sostanze tossiche;
gestione dei rifiuti plastici, in particolare i “termovalorizzatori” e altre forme di incenerimento, che rilasciano sostanze tossiche inclusi metalli pesanti come piombo e mercurio, gas acidi e particolato (PM) che possono essere immesse nell’aria, nell’acqua e nel suolo, causando sia direttamente che indirettamente rischi per la salute dei lavoratori e delle comunità vicine;
frammenti e microplastiche che entrano direttamente nel corpo umano e conducono a una serie di impatti sulla salute (infiammazione, genotossicità, stress ossidativo, apoptosi e necrosi) che sono collegati a esiti negativi per la salute umana che vanno dalle malattie cardiovascolari al cancro e alla malattia autoimmune vera e propria;
esposizione a cascata in quanto la plastica degradandosi, rilascia sostanze chimiche tossiche presenti nella plastica nell’ambiente e nei corpi umani;
esposizioni ambientali in quanto la plastica accumula nelle catene alimentari attraverso terreni agricoli, catene alimentari terrestri e acquatiche, e l’approvvigionamento idrico, creando nuove rischi per l’esposizione umana.

I rischi per la salute derivanti dall’inquinamento da plastica sono stati ignorati per troppo tempo, un atteggiamento che va contro le regole basilari della prevenzione che dovrebbero guidare le scelte istituzionali e delle multinazionali e venire prima dei profitti – ha affermato Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, commentando quanto emerge dal Report di CIEL –Imprese e istituzioni hanno scelto invece di mantenere lo status quo. Non sono solo gli oceani e gli animali marini a soffrire le conseguenze della dipendenza dalla plastica della nostra società, siamo tutti noi a subirne gli effetti. Nonostante ci sia ancora molto da chiarire su tutti i possibili impatti generati dalla plastica sulla salute umana, i rischi sono evidenti. Le conoscenze attuali impongono di applicare concretamente il principio di precauzione e iniziare a eliminare definitivamente la plastica, a partire dall’usa e getta”.

Il ricorso a questo materiale, oltre a devastare il Pianeta, continua a mantenerci dipendenti dai combustibili fossili, contribuendo ai cambiamenti climatici – ha concluso Ungherese – Non ci sono motivi per continuare a mettere a rischio la salute umana in nome della presunta convenienza della plastica. Da mesi chiediamo alle grandi multinazionali, responsabili della commercializzazione dei più grandi volumi di plastica usa e getta, di assumersi le proprie responsabilità riducendo drasticamente la produzione di plastica monouso”.

C’è da osservare che l’Unione europea si è mossa su questo fronte, adottando nel gennaio 2018 la Strategia europea per la plastica, come parte della transizione verso un’economia più circolare, volta a proteggere l’ambiente dall’inquinamento plastico, promuovendo allo stesso tempo la crescita e l’innovazione. Secondo i nuovi obiettivi, tutti gli imballaggi di plastica sul mercato dell’UE saranno riciclabili entro il 2030,  ridotto il consumo delle plastiche monouso e limitato l’uso intenzionale di microplastiche.

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