Il Rapporto “Stop pesticidi” di Legambiente, in collaborazione con Alce Nero, rileva che solo la metà dei prodotti alimentari venduti in Italianon presenta residui di pesticidi che cresce al 30% la frutta e verdura che contengono più di un residuo di fitofarmaci, esponendo il consumatore al cosiddetto “effetto cocktail” che non è ancora previsto dalla legislazione UE, mentre manca il nuovo Piano d’azione nazionale che dovrebbe garantire un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.
Solo il 52% dei campioni di prodotti agroalimentari esaminati è privo di residui di pesticidi e per la frutta il dato sale al 70%.
È questo il dato di rilievo delRapporto“Stop pesticidi. Analisi dei residui dei pesticidi negli alimenti e buone pratiche agricole”, realizzato daLegambientein collaborazione conAlce Nero, e presentato nel corsi di un webinar il 17 dicembre 2020, che riporta idati elaborati nel 2019dai laboratori pubblici italiani accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti. Tali strutture hanno inviato i risultati di 5.835 campioni di alimenti di origine vegetale, di provenienza italiana ed estera, genericamente etichettati dai laboratori come campioni da agricoltura non biologica. L’elaborazione dei dati prevede la loro distinzione infrutta,verdura,trasformatiealtre matrici.
Senza dubbio, osserva l’Associazione ambientalista, il risultato non è positivo e lascia spazio a molti timori in merito alla presenza di prodotti fitosanitari negli alimenti e nell’ambiente. Analizzando nel dettaglio i dati negativi, si scopre che icampioni fuorilegge non superano l’1,2% del totale, ma il46,8% di campioni regolari presentano uno o più residui di pesticidi.
Cattive notizie anche in merito alla quantità di residui derivanti dall’impiego di prodotti fitosanitari in agricoltura: ilaboratori pubblici regionali ne hanno trovato traccia in campioni di ortofrutta e prodotti trasformati in elevata quantità. Preoccupanti, inoltre, i dati delmultiresiduola legislazione europea non considera non conforme a meno che ogni singolo livello di residuo non superi il limite massimo consentito, benchésia noto da anni che le interazioni di più e diversi principi attivi tra loro possano provocare effetti additivi o addirittura sinergici a scapito dell’organismo umano. Proprio il multiresiduo risulta essere più frequente del monoresiduo, essendo statorintracciato nel 27,6% del totale dei campioni analizzati, rispetto al 17,3% dei campioni con un solo residuo.
I pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia sonoBoscalid,Dimethomorph,Fludioxonil,Acetamiprid,Pyraclostrobin,Tebuconazole,Azoxystrobin,Metalaxyl,Methoxyfenozide,Chlorpyrifos,Imidacloprid,Pirimiphos-methyleMetrafenone; sono per la maggior partefungicidi e insetticidi utilizzati in agricolturache arrivano sulle nostre tavole e che, giorno dopo giorno, mettono a repentaglio la nostra salute.

I consumatori stanno chiedendo prodotti sempre più sani e sostenibili mail business dell’agricoltura intensiva sembra non voler cedere il passo.
“Occorre liberare l’agricoltura dalla dipendenza dalla chimica per diminuire i carichi emissivi e favorire un nuovo modello che sposi pienamente la sostenibilità ecologica come asse portante dell’economia made in Italy, diventando un settore strategico per il contrasto della crisi climatica– ha dichiarato il Presidente di Legambiente, Stefano Ciafani –Riteniamo anche necessaria una svolta radicale delle politiche agricole dell’Unione, con una revisione della Politica Agricola Comune che superi la logica dei finanziamenti a pioggia e per ettaro per trasformarsi in sostegno all’agroecologia e a chi pratica agricoltura sostenibile e biologica. Le risorse europee, comprese quelle del piano nazionale di ripresa e resilienza, vanno indirizzate all’agroecologia, in modo da accelerare la transizione verso una concreta diminuzione della dipendenza dalle molecole pericolose di sintesi, promuovendo la sostenibilità nell’agricoltura integrata e in quella biologica come apripista del modello agricolo nazionale, con l’obiettivo di giungere in Italia al 40 % di superficie coltivata a biologico entro il 2030”.
Come negli anni passati,la frutta è la categoria in cui si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari multiresiduo. Ad essereprivo di residui di pesticidi è solo il 28,5%dei campioni analizzati, mentre l’1,3% è irregolaree oltre il70%, nonostante sia considerato regolare,presenta uno o più residui chimici. L’89,2%dell’uva da tavola, l’85,9%dellepere, e l’83,5%dellepeschesonocampioni regolari con almeno un residuo. Lemelespiccano con il 75,9% di campioni regolari con residui e registrano l’1,8% di campioni irregolari. Alcunicampioni di perepresentano inoltre fino a11 residui contemporaneamente. Situazione analoga per ilpompelmo rossoe per lebacche di gojiche raggiungono quota10 residui.
Diverso il quadro per laverdura: se, da una parte, si registra un incoraggiante64,1% di campioni senza alcun residuo, dall’altro fanno preoccupare le significative percentuali di irregolarità in alcuni prodotti come ipeperoniin cui si registra l’8,1% di irregolarità, il6,3% negli ortaggi da fustoe oltre il4% nei legumi. Tali dati, se analizzati in riferimento alla media degli irregolari per gli ortaggi, che è dell’1,6%, destano preoccupazione. Ad accomunare la gran parte delle irregolarità è ilsuperamento dei limiti massimi di residuo consentiti per i pesticidi(54,4%) ma non mancano casi in cui è stato rintracciato l’utilizzo disostanze non consentite per la coltura (17,6%). Nel 19,1% dei casi, poi, sono presenti entrambe le circostanze. Le sostanze attive che più hanno determinato l’irregolarità sono l’organofosforicoChlorpyrifosnell’11% dei casi e il neonicotinoideAcetamipridnell’8% dei casi. Altro dato da sottolineare è la presenza dioltre 165 sostanze attive nei campioni analizzati. L’uva da tavolae ipomodoririsultano quelli che ne contengono la maggior varietà, mostrando rispettivamente 51 e 65 miscele differenti.
Tra icampioni esteri, laCinapresenta iltasso di irregolarità maggiore(38%), seguita daTurchia(23%) eArgentina(15%). In alcuni di questi alimenti non solo sono presenti sostanze attive irregolari, ma anche un cospicuo numero di multiresiduo. È il caso, ad esempio, di un campione dibacca di goji(10 residui) e di uno ditè verde(7 residui), entrambi provenienti dalla Cina. Degno di nota è anche un campione di foglie dicurryproveniente dalla Malesia nel quale, su 5 residui individuati, 3 sono irregolari.
Sul fronte dell’agricoltura biologica, su359 campioni analizzati 353 risultano regolarie senza residui, ad eccezione di un solo campione di olive, di cui però non si conosce l’origine. Non è quindi possibile, allo stato attuale, sapere se l’irregolarità è da imputare a una contaminazione accidentale, all’effetto deriva o a un uso illegale di fitofarmaci. L’ottimo risultatoè ottenuto, tra le altre cose, grazie all’applicazione di ampie rotazioni colturali e pratiche agronomiche preventive, che contribuiscono a contrastare lo sviluppo di malattie e a potenziare lalotta biologica tramite insetti utili nel campo coltivato.
“Serve una drastica diminuzione dell’utilizzo delle molecole di sintesi in ambito agricolo, grazie a un’azione responsabile di cui essere tutti protagonisti– ha dichiarato Angelo Gentili, Responsabile agricoltura di Legambiente –Per capire l’urgenza di questa transizione, si pensi alla questione del glifosato, l’erbicida consentito fino al 2022, nonostante il 48% degli Stati membri dell’UE abbia deciso di limitarne o bandirne l’impiego per la sua pericolosità; l’Italia inizi dalla sua messa al bando. Inoltre, per diminuire la chimica che ci arriva nel piatto è necessario adeguare la normativa sull’uso dei neonicotinoidi, seguendo l’esempio della Francia che da anni ha messo al bando i 5 composti consentiti dall’UE, e approvare al più presto il nuovo Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari”.
Legambiente torna a chiedere che l’Italia allinei le sue politiche al Green deal europeo e a quanto previsto dalle Strategie europeeFarm to forkeBiodiversità,che ambiscono a ridurreentro il 2030 del 50% l’impiego di pesticidi, del20% di fertilizzanti, del50% di antibiotici per gli allevamenti, destinandoalmeno il 10% di superficie agricola ad habitat naturali.
L’Associazione del Cigno Verde, inoltre, ritiene strategico approvarela legge sull’agricoltura biologica, ferma al Senato della Repubblica, come strumento per sostenere il settore. Altro aspetto da non trascurare è quello dell’etica del ciboe dellalegalità: se gli alimenti devono essere sani, lo deve essere anche il lavoro che li produce così come sono rilevanti irischi per la salute dei braccianti non regolarizzatiderivanti dall’esposizione diretta ai pesticidi, in assenza dei più elementari dispositivi di protezione individuale previsti dalla normativa vigente. Per questo è importante attuare misure specifiche rispetto al fenomeno del caporalato, sia attraverso politiche di prevenzione che di controllo e vigilanza e di assistenza, reintegrazione e inserimento socio-lavorativo dei braccianti sfruttati eapprovare con la massima urgenza la normativa contro le aste al doppio ribasso di prodotti agroalimentari da parte della grande distribuzione(GDO).
