Uno Studio del CREA nell’ambito della Rete Nazionale PAC, curato dalle ricercatrici Milena Verracina e Barbara Zanetti, evidenzia come l’olio extravergine di oliva da semplice prodotto agricolo possa diventare un motore di sviluppo economico, culturale e ambientale.
“L’oleoturismo rappresenta una delle espressioni più recenti e innovative del turismo enogastronomico. Nato per valorizzare uno dei prodotti identitari italiani, l’olio extravergine di oliva, e il patrimonio culturale legato alla sua produzione, l’oleoturismo offre ai visitatori un’esperienza immersiva alla scoperta dei paesaggi olivicoli, delle tradizioni rurali, della biodiversità, della qualità olivicola e delle competenze tecniche dei produttori”
Così si legge nell’introduzione alRapporto“L’oleoturismo per la valorizzazione dell’olivicoltura e dei territori rurali” cheMilena Verracina, Ricercatrice del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA) e Responsabile delProgetto“OLEARIO. Dove l’Italia lascia un segno” dellaRete Nazionale PAC, ha curato insieme alla collega del CREA,Barbara Zanetti.

Lo studio nasce con l’obiettivo di approfondire il fenomeno dell’offerta oleoturistica e di evidenziarne il valore strategico per lo sviluppo rurale, partendo dalla consapevolezza chel’olivo e l’olio extravergine non rappresentano soltanto una produzione agricola, ma elementi identitari profondamente legati alla storia, al paesaggio e alla cultura dei territori.
Partendo da un’analisi delle recenti evoluzioni del settore olivicolo nazionale, il documento evidenzia comel’oleoturismo possa rafforzare il legame tra il prodotto, il territorio e le comunità locali, favorendo nuove modalità di valorizzazione e fruizione del patrimonio rurale. In questa prospettiva, l’oleoturismo emerge come uno strumento capace di coniugare la valorizzazione economica, la promozione culturale e la tutela del paesaggio.

Il rapporto analizza provvedimenti normativi e norme tecniche a livello nazionale e regionale che regolano l’attività oleoturistica e offre spunti e indicazioni utili per le imprese agricole, i territori e i decisori pubblici,individuando i fattori chiave per lo sviluppo di un’offerta oleoturistica qualificata e competitiva.
Le visite agli oliveti e ai frantoi, la partecipazione alla raccolta, le degustazioni guidate, le iniziative didattiche sulla cultura dell’olio e i percorsi paesaggistici e culturali nei territori olivicoli sono solo alcune delle attività che caratterizzano l’offerta.L’olio diventa il punto di partenza per un’esperienza immersiva che coinvolge il visitatore invitato a conoscere il paesaggio, le tradizioni locali, la gastronomia e le comunità locali.
Per le aziende olivicole l’oleoturismo rappresentauna concreta opportunità di diversificazione del reddito e anche un canale di valorizzazione e vendita di un prodotto che viene ancora considerato, sui mercati più ampi, una commodity.
In un contesto segnato dalla volatilità dei prezzi, dai costi di produzione elevati e dalla forte competizione sui mercati,l’integrazione tra la produzione agricola e l’offerta turistica può contribuire a rafforzare la sostenibilità economica delle imprese, soprattutto di piccola e media dimensione.

Attraverso l’oleoturismo, le aziende possono valorizzare direttamente il proprio olio, evidenziarne e raccontarne la qualità e la storia, sviluppare nuove opportunità di reddito legate a visite ed eventi e rafforzare la propria identità territoriale.
Il contatto diretto con i visitatori consente inoltre di creare un legame più forte con il consumatore, che diventa spesso un veroambasciatore non solo del prodotto, ma anche del territorio d’origine.
L’analisi condotta evidenzia come l’oleoturismo possa generarebenefici non solo per le aziende agricole, ma per l’intero sistema territoriale. Le aree caratterizzate da paesaggi olivicoli, spesso situate in zone collinari o interne, possono trovare in questa forma di turismo una leva importante percontrastare fenomeni come lo spopolamento e l’abbandono dei terreni e delle attività agricole.
Lo sviluppo di itinerari e iniziative legate all’olio contribuisce infatti a rafforzarel’attrattività turistica dei territori rurali, valorizzando al tempo stesso il paesaggio olivicolo e il patrimonio culturale locale. Inoltre, favorisce lacollaborazione tra le imprese agricole, gli operatori turistici e le istituzioni locali, generando ricadute economiche diffuse che coinvolgono ancheristorazione,ospitalitàeartigianato.
In questo contesto, il lavoro in rete tra gli attori locali e la costruzione di strategie territoriali condivise diventano elementi fondamentali per integrare l’offerta delle aziende con quella delle comunità locali.
Ilcrescente interesse dei visitatori per le esperienze autentiche e legate ai territorirende l’oleoturismo una prospettiva di sviluppo particolarmente promettente per l’Italia, Paese che vanta unastraordinaria ricchezza di paesaggi olivicoli, varietà di cultivar (oltre 530) e tradizioni produttive.
La biodiversità olivicola, infatti, caratterizza la penisola e determina la produzione dioli con qualità organolettiche differenziate: ogni territorio ha un suo specifico olio, frutto dell’incontro delle cultivar con le caratteristiche ambientali.
Per valorizzare a pieno questo potenziale, lo studio sottolineal’importanza di investire nella formazione degli operatori, nella comunicazione e nella costruzione di reti territoriali, oltre che nella definizione di un quadro normativo chiaro e di politiche di sostegno adeguate.
In questa prospettiva, l’oleoturismo si configura non solo come una nuova opportunità economica, ma anche come unostrumento capace di rafforzare il legame tra agricoltura, cultura e territorio, contribuendo a promuovere un modello di sviluppo rurale più sostenibile e integrato e un modello di fruizione dell’ambiente rurale più consapevole.
