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MOCA: italiani poco attenti ai materiali a contatto con gli alimenti

Il report del sondaggio effettuato da CeIRSA-ASL TO5 Piemonte sulle modalità di utilizzo dei MOCA in ambito domestico e raccogliere informazioni sulle loro tipologie, mostra che non c’è ancora la dovuta attenzione per evitare i rischi di contaminazione. Scade il 6 maggio 2019 la consultazione pubblica sui MOCA avviata dalla Commissione UE.

Gli Italiani non hanno ancora adeguate informazioni sui contenitori degli alimenti e non prestano le dovute attenzioni ai materiali che utilizzano per conservare gli alimenti.

È quanto emerge dai risultati del sondaggio proposto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, della Liguria e della Valle d’Aosta nell’ambito del progetto “Materiali e Oggetti plastici a Contatto con gli Alimenti d’origine animale: strategie innovative a tutela della salute pubblica dagli interferenti endocrini” ed effettuato dal Centro interdipartimentale di Ricerca e documentazione sulla sicurezza alimentare (Ce.I.R.S.A.) della ASL TO5 del Piemonte.

Durante le varie fasi di produzione, trasformazione, conservazione, preparazione e somministrazione, gli alimenti vengono a contatto con molti materiali e oggetti prima del loro consumo finale, che sono denominati MOCA (Materiali ed Oggetti a Contatto con gli Alimenti).

L’elenco dei composti che possono entrare a contatto con il cibo che arriva sulle nostre tavole è lungo:
– il bisfenolo A di alcune plastiche per contenitori e stoviglie;
– gli ftalati nel pvc delle bottiglie;
– il teflon delle padelle antiaderenti;
– l’alluminio per avvolgere i cibi.

Per numerosi MOCA, le normative europee e nazionali impongono una serie di requisiti e forme di controllo in modo che qualsiasi potenziale trasferimento agli alimenti non sollevi problemi di sicurezza, cambi la composizione del cibo in modo inaccettabile o abbia effetti negativi sul sapore e/o sull’odore di alimenti.

Inoltre, i produttori di MOCA devono garantire una adeguata comunicazione ai consumatori sull’uso sicuro di tali prodotti. Lo strumento principale per comunicare è l’etichetta a cui i consumatori dovrebbero prestare attenzione e seguire le istruzioni per il loro impiego, al fine di evitare la contaminazione degli alimenti con sostanze provenienti dal materiale. Tale contaminazione può non apparire evidente e l’impiego dei MOCA per scopi non previsti può essere non sicuro.

Proprio per valutare le modalità di utilizzo dei MOCA in ambito domestico e raccogliere informazioni sulle loro tipologie in materiale plastico è stato effettuato il sondaggio mediante un questionario somministrato tra maggio- giugno 2018, mediante web, che è stato compilato da 486 consumatori, residenti nelle varie regioni italiane: campione ritenuto soddisfacente per gli obiettivi del progetto.

Dal Rapporto sui risultati del sondaggio si è evidenziato che:
-i MOCA più frequentemente utilizzati a casa risultano: pellicola trasparente (90,5%), pellicola di alluminio (85,2%), carta forno (89,5%), sacchetti gelo (84,6%), bottiglie di plastica (81,7%), contenitori per alimenti in plastica (72,4%);
per conservare/scaldare alimenti, 2 intervistati su 3 dichiarano sia di utilizzare contenitori appositamente acquistati che di ri-utilizzare contenitori riciclati che contenevano in precedenza altri alimenti;
– i MOCA maggiormente ri-utilizzati in ambito domestico risultano le bottiglie di plastica (es. bottiglie dell’acqua minerale per conservare il vino, …), seguite dai contenitori per alimenti in plastica che contenevano in precedenza alimenti (es. vaschette del gelato per congelare l’arrosto, barattoli dello yogurt, vaschette di prodotti di gastronomia per scaldare altri alimenti, …) e dai sacchetti gelo (utilizzati più volte per congelare);
– i MOCA vengono ri-utilizzati principalmente per conservare alimenti in frigo e in congelatore (es. vaschette e sacchetti), per scaldare pietanze in forno (es. vaschette in alluminio) e per conservare cibi in dispensa;
– un terzo degli intervistati lava i MOCA in lavastoviglie;

quasi il 40% degli intervistati dichiara di non controllare se il contenitore che utilizza come MOCA reca il simbolo apposito (bicchiere e forchetta) di idoneità a contatto con gli alimenti, mentre il 25,5% non

controlla se può essere utilizzato nel forno a microonde, il 57,2% non controlla se può essere utilizzato in congelatore ed il 53,3% non controlla se può essere lavato in lavastoviglie.

I comportamenti che possono maggiormente aumentare il rischio legato alla cessione di sostanze all’alimento da parte del materiale della confezione, risultano essere la conservazione in frigo di alimenti aperti nella latta originale, seguono in misura minore la manipolazione di cibi grassi e olio con i guanti, la conservazione di sugo con pomodoro oppure sottaceti in vaschette di alluminio e la conservazione di alimenti molto salati in vaschette di alluminio.

Tuttavia il 43,6% degli intervistati dichiara che non gli è mai capitato di fare tali abbinamenti.
Occorre sottolineare – si legge nel report – che i risultati sono probabilmente influenzati dalle modalità di reclutamento degli intervistati effettuato mediante il CeIRSA, sito frequentato principalmente da addetti al settore alimentare”.

Sulla base di alcuni comportamenti dei consumatori con i MOCA, che potrebbero causare un rischio per la salute, il Report contiene anche consigli per il loro corretto impiego.

Si coglie l’occasione per informare che scade il 6 maggio 2019 la Consultazione pubblica avviata dalla Commissione UE sui MOCA con lo scopo di accertare in che misura l’attuale quadro legislativo dell’UE che disciplina i materiali a contatto con i prodotti alimentari sia adatto allo scopo e produca i risultati attesi nonché a individuare eventuali impatti o problemi imprevisti emersi in conseguenza della normativa vigente.

Tutti possono partecipare rispondendo al questionario formulato in tutte le lingue dell’UE.

Immagine di copertina: EFSA Channel

 

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