29 Novembre 2022
Infrastrutture e mobilità Salute

Mobilità sostenibile in città: stiamo andando in direzione sbagliata

Un Convegno organizzato da ISPRA per fare il punto sull’attuale situazione della mobilità sostenibile nelle aree urbane e sugli scenari previsti in base ai più recenti ed importanti atti normativi nazionali, conferma che il parco auto continua a salire, come l’aumento delle emissioni di gas inquinanti e climalteranti e di polveri sottili.

Il tema della mobilità sostenibile è una delle sfide più importanti che le aree urbane sono chiamate ad affrontare. L’uso eccessivo del mezzo privato è responsabile di emissioni di gas inquinanti e climalteranti in atmosfera, di incidentalità, inquinamento acustico, ecc.

Al fine di valorizzare tutti gli aspetti della mobilità sostenibile che vengono affrontati dai più importanti portatori di interesse, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha organizzato il 27 ottobre 2022 il Convegno “La mobilità sostenibile nelle aree urbane: la situazione attuale e le prospettive future”.

Sono stati illustrati i dati relativi  delle emissioni legate al trasporto e agli scenari previsti in base ai più recenti ed importanti atti normativi nazionali (ISPRA), al parco auto e incidentalità (ACI), dati sulla mobilità condivisa (Osservatorio sulla sharing mobility) e sul trasporto pubblico locale (ASSTRA), su consumi ed efficienza energetica del settore trasporti (ENEA).

Il tema della mobilità sostenibile è una delle sfide più importanti che le aree urbane sono chiamate ad affrontare. L’uso eccessivo del mezzo privato è responsabile di emissioni di gas inquinanti e climalteranti in atmosfera, di incidentalità, inquinamento acustico, ecc.

In Italia, il parco auto nazionale cresce costantemente: a fine 2021 è stata raggiunta la quota record di quasi 40 milioni di autovetture (Fonte ACI).

Slide di presentazione “Consumi dei trasporti” di Maria Lelli / ENEA TERIN-PSU-STMSS

Si continua a percepire l’autovettura come un bene irrinunciabile, che rappresenta sempre la prima scelta per gli spostamenti casa/scuola o casa/lavoro. La situazione italiana non rappresenta un’eccezione in Europa: tutti i 27 Stati membri dell’UE hanno visto crescere nel tempo il loro parco auto fatta eccezione per la Bulgaria. A fine 2020. nel vecchio continente, circolavano 250 milioni di auto.

L’uso intensivo dell’autotrasporto per gli spostamenti genera inevitabilmente delle conseguenze negative, come l’aumento delle emissioni di gas inquinanti e climalteranti e di polveri sottili. La frazione della popolazione europea esposta a livelli di inquinati superiori ai limiti vigenti è del 34%, per l’ozono (O3) e del 4% per il biossido di azoto (NO2). Se si considera i limiti delle Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), notoriamente più stringenti di quelli europei, le medesime percentuali schizzano al 94% per l’esposizione a NO2 e al 99% per l’O3.

L’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha rilevato che l’inquinamento atmosferico ha causato nel 2019 ben 307.000 morti premature dovute all’esposizione al particolato fine (PM2.5), delle quali quasi 50.000 in Italia, 40.400 per l’esposizione cronica di NO2 e 16.800 di quella all’ozono.

Slide di presentazione “Le emissioni da trasporto. Serie storiche e scenari” di Antonella Bernetti e Marina Colaiezzi / ISPRA

Il tema rappresenta una delle sfide più importanti che soprattutto le aree urbane sono chiamate ad affrontare e l’evento è stata occasione per valorizzare tutti gli aspetti della mobilità sostenibile che vengono affrontati dai più importanti portatori di interesse.

Anche gli effetti del traffico intenso sull’incidentalità e sui morti in strada sono preoccupanti, tuttavia in Europa si è riusciti a far diminuire i morti sulle strade fino al 2013 e da quell’anno in poi si osserva una certa stazionarietà. I dati del 2020, in forte ribasso, risentono ovviamente della pandemia e dal conseguente lockdown delle attività, compreso il trasporto automobilistico.

 Da non sottovalutare l’inquinamento acustico generato dal traffico viario: l’EEA ha stabilito che oltre il 20% della popolazione europea è esposto a livelli di rumore durante il giorno e la notte superiori ai 55 decibel (soglia di segnalazione stabilita dalla Direttiva sul rumore ambientale dell’UE) a causa del traffico stradale.

Per diversificare le modalità degli spostamenti e dirigerle verso forme più sostenibili, l’allora MATTM (la nuova denominazione per cui sarà necessario comunque un DPCM è MASE – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica)) ha bandito un “Programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa scuola casa lavoro”, con il quale sono stati cofinanziati 82 progetti di mobilità sostenibile proposti da altrettanti comuni o insieme di comuni che superassero la soglia minima di 100.000 abitanti. Le opere cofinanziate vanno dai progetti di sharing mobility, alle infrastrutture per la mobilità dolce, dai buoni mobilità per i trasporti agli incentivi per gli acquisti di biciclette.

Il Ministero ha chiesto agli enti beneficiari di rendicontare questi progetti anche in termini di benefici ambientali conseguiti, di risparmio di emissioni climalteranti (CO2), di emissioni inquinanti (ossidi di azoto – NOX, monossido di carbonio – CO e di PM10) ed ha stipulato una convenzione con ISPRA a cui è stato attribuito il ruolo di sostegno agli enti locali beneficiari sia per il monitoraggio delle opere realizzate sia per la stima dei benefici ambientali conseguiti. Le varie presentazioni intervenute nel corso dell’evento sono scaricabili qui.

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