1 Dicembre 2022
Cambiamenti climatici Mari e oceani

Mediterraneo: sempre più caldo e acido, e con meno vita

Uno Studio di ricercatori OGS e CMCC ha valutato l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi del Mar Mediterraneo, rilevando che con gli attuali trend le emissioni di CO2 al fine del secolo raggiungerebbero le 1200 ppm, rendendolo privo di nutrienti e ossigeno negli strati superficiali, ma se le emissioni di CO2 si stabilizzassero intorno a circa 500 ppm gli effetti sarebbero limitati.

Acidificazione, impoverimento di ossigeno, di sostanze nutrienti e di microrganismi planctonici alla base delle catene alimentari.

Sono i fenomeni che caratterizzerebbero il Mar Mediterraneo alla fine di questo secolo, secondo il nuovo StudioAcidification, deoxygenation, and nutrient and biomass declines in a warming Mediterranean Sea”, condotto dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste con la collaborazione della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici – CMCC, e recentemente pubblicato su Biogeosciences, la rivista scientifica peer-reviewed ad accesso aperto della European Geosciences Union (EGU).

La nostra ricerca valuta l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini mediterranei tra la metà e la fine del 21° secolo utilizzando proiezioni ad alta risoluzione dello stato fisico e biogeochimico del bacino – ha spiegato Marco Reale, co-autore dell’articolo – Il Mar Mediterraneo è stato identificato da diversi studi come un hotspot del cambiamento climatico, cioè un’area dove gli effetti dei cambiamenti del clima globale avranno un impatto particolarmente rilevante. Simulazioni climatiche già effettuate in diversi studi hanno previsto un riscaldamento globale delle masse d’acqua e significative variazioni della circolazione del bacino. Noi ci siamo chiesti come risponderanno gli ecosistemi marini e abbiamo cercato di dare una risposta a questo quesito attraverso delle simulazioni numeriche”.

Batimetria (in metri) del Mar Mediterraneo e dei relativi sottobacini considerati nell’analisi: Mare Alboran (ALB), Mediterraneo Nord Occidentale (NWM), Mediterraneo Sud Occidentale (SWM), Tirreno (TYR), Mare Adriatico (ADR), Ionio Mare (ION), Mar Egeo (AEG) e Bacino Levantino (LEV). La linea arancione scura segna l’isobata di 200 m nel dominio del modello. Il confine del dominio è fissato alla longitudine 8.8∘ W, a ovest dello Stretto di Gibilterra (Fonte: M. Reale et al., 2022)

Il gruppo di ricerca ha analizzato la risposta degli ecosistemi marini del Mediterraneo a due diversi scenari di emissione di CO2.

Le emissioni di gas serra legate attività antropiche nei diversi scenari futuri hanno una chiara tendenza a scala globale – ha sottolineato Tomas Lovato, un altro co-autore – Questa tendenza, però, non si trasferisce in maniera diretta a livello regionale e locale. I processi fisici ed ecologici del mare possono esserne influenzati sia positivamente che negativamente. Per individuare, analizzare e comprendere i possibili impatti del cambiamento climatico nelle diverse regioni marine del Mar Mediterraneo, quindi, è molto importante avere poter impiegare modelli matematici ad alta risoluzione come quelli che sono stati applicati in questo studio”.

Lo scenario peggiore simula una crescita ininterrotta di concentrazione di CO2 nell’atmosfera fino ad arrivare a 1200 ppm (parti per milione) a fine secolo. Quello più ottimistico prevede un taglio di emissioni e quindi una stabilizzazione della CO2 atmosferica intorno a circa 500 ppm.

Le due simulazioni climatiche confermano ed espandono i risultati già prodotti negli anni scorsi dal gruppo di modellistica dei sistemi marini di OGS, e prospettano un Mediterraneo che diventerà più caldo e caratterizzato da un calo generale del contenuto di nutrienti e ossigeno negli strati superficiali e intermedi del bacino – ha aggiunto Reale – Inoltre, a causa dell’assorbimento di CO2 dall’atmosfera, la colonna d’acqua diventerà più acida, in linea con le proiezioni su scala globale. I cambiamenti previsti saranno più intensi nello scenario di emissione peggiore e nella parte orientale del bacino, meno influenzata dagli scambi d’acqua allo stretto di Gibilterra. Nello scenario più ottimistico, alcune variabili dell’ecosistema marino mostreranno invece una tendenza per la seconda metà del secolo a recuperare lo stato che avevano all’inizio del 21° secolo”.

Il risultato supporta l’idea che la riduzione delle emissioni di CO2 sarebbe efficace nel limitare gli effetti del cambiamento climatico.

In copertina: Emissioni naturali di CO2 nel Mar Mediterraneo (Fonte: OGS)

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