5 Dicembre 2021
Cambiamenti climatici Clima

Mediterraneo: si scalda più velocemente delle altre regioni del Pianeta

Rapporto rischi climatici in Mediterraneo

Al Forum regionale Unione per il Mediterraneo (UpM) è stato presentato il 1° Rapporto scientifico completo sull’impatto dei cambiamenti climatici e ambientale nella regione del Mediterraneo.

Nel corso dell’evento dal titolo “Il Clima e l’Ambiente nella regione mediterranea, la nostra sfida comune”,  che si è svolto nel corso del 4° Forum regionale dell’Unione per il Mediterraneo (Barcellona, 10 ottobre 2019), aperto dall’Alta rappresentante/Vicepresidente dell’UE Federica Mogherini, a cui hanno partecipato i Ministri di 43 Paesi, tra Stati membri dell’UpM e osservatori, è stato presentato il Rapporto Risks Associated to Climate and Environmental Changes in the Mediterranean Region”.

Il Rapporto è stato redatto da MedECC (Mediterranean Experts on Climate And Environmental Change), la rete di esperti (oltre 600 scienziati di 35 Paesi), costituitasi dopo la COP21 di Parigi che ha sancito l’Accordo per limitare il riscaldamento globale, che lavorano, su base volontaria, per creare un’interfaccia scienza e politica in grado di favorire l’indispensabile scambio di conoscenze ed esperienze tra la comunità scientifica e i decisori politici, chiamati a varare provvedimenti di tutela dell’ambiente mediterraneo dagli impatti del cambiamento climatico in corso.  

Ci sono 500 milioni di persone di tre Continenti che sono accomunate da uno stesso problema: i cambiamenti climatici. Quantunque la crisi climatica sia globale, il bacino del Mediterraneo è un hot spot e per certi versi è “colpito più duramente di altre parti del mondo” ha dichiarato il Wolfgang Cramer, Direttore scientifico dell’Istituto Mediterraneo di Biodiversità ed Ecologia con sede in Francia (IMBE) e coordinatore di MedECC e dello stesso Rapporto – il primo Rapporto scientifico completo sull’impatto del cambiamento climatico e ambientale nella regione del Mediterraneo. Mai prima d’ora c’era stata una sintesi come questa“.

Dal Rapporto emerge che la regione del Mediterraneo ha già raggiunto +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, il che significa che l’effetto del global warming in quest’area è del 20% più veloce della media globale. E andrà anche peggio in futuro se non verranno prese immediate misure per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra: entro il 2040 l’aumento di temperatura sarà almeno di 2,2 °C, ma potrebbe salire fino a 3,8 °C in alcune aree del bacino entro il 2100. Inoltre, nel giro di due decenni, 250 milioni di persone soffriranno di scarsità d’acqua a causa della siccità.

Ecco gli aspetti principali segnalati dal Rapporto.
Livello del mare
Di tutti gli effetti dei cambiamenti climatici esaminati nel Rapporto, il più allarmante è l’innalzamento del livello del mare. Entro il 2100 le acque del Mediterraneo si alzeranno per oltre un metro, confermando lo scenario globale più pessimistico previsto dall’IPCC nel recente SROCC sullo stato degli oceani e della criosfera in un clima che cambia. Il fenomeno coinvolgerà un terzo della popolazione che vive sulla costa del Mediterraneo: solo nel Nord Africa, il sostentamento di almeno 37 milioni di persone è a rischio. A ciò si aggiunge il problema della terra sempre più salata, attualmente utilizzata per l’agricoltura nei delta e negli estuari dei fiumi Nilo, Ebro, Rodano e Po.

Penuria di acqua
Secondo il Rapporto anche se il riscaldamento globale fosse mantenuto al di sotto dei + 2 °C, come stabilito nell’Accordo di Parigi, le popolazioni che vivono vicino ai bacini fluviali nel Vicino e Medio Oriente saranno esposte a gravi carenze idriche. Lo studio afferma che le riserve di acqua dolce potrebbero diminuire del 15% nei prossimi decenni in tutto il Mediterraneo e che ciò avrà un grave impatto sull’agricoltura. Entro il 2040, circa 250 milioni di persone soffriranno di scarsità d’acqua, con meno di 1.000 metri cubi per persona all’anno. Questa situazione potrebbe portare a un aumento dei conflitti e dei fenomeni migratori la migrazione di massa, avvertono gli scienziati.

Salute e sicurezza alimentare
Il Rapporto elenca anche diversi rischi per la salute associati ai cambiamenti climatici nel Mediterraneo, tra cui un aumento delle morti e delle malattie legate alle ondate di calore, in particolare nelle città e tra i gruppi vulnerabili. Ci sarà un deterioramento della qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua a causa dell’inquinamento, e questo a sua volta causerà maggiori problemi respiratori e cardiovascolari.

Gli esperti avvertono, inoltre, che la sicurezza alimentare potrebbe essere influenzata negativamente dalla riduzione dei raccolti e della popolazione ittica. Circa il 90% degli stock ittici commerciali è già sfruttato eccessivamente nel Mediterraneo e si prevede che il peso medio dei pesci diminuirà del 49% entro il 2050.

Perdita degli ecosistemi
Molti ecosistemi sono minacciati dai cambiamenti climatici, dai cambiamenti nell’uso del suolo, dall’inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo. Ad esempio, l’acidificazione degli oceani – quando l’acqua di mare assorbe l’anidride carbonica dalle emissioni umane, abbassandone il pH – e l’innalzamento delle temperature dell’acqua del mare hanno già causato la perdita del 41% dei principali predatori, inclusi i mammiferi marini. Alcuni degli effetti oggi visibili includono la proliferazione di meduse in mare o zanzare tigre a terra. Gli scienziati ritengono inoltre che ci saranno più incendi di vaste proporzioni e che le aree bruciate potrebbero crescere fino al 40%, anche nello scenario più ottimistico di un aumento della temperatura di 1,5 °C al di sopra dei livelli preindustriali.

Nonostante le pessimistiche prospettive, Cramer sottolinea che l’obiettivo dello studio è di “fornire informazioni equilibrate sui rischi per l’intero bacino del Mediterraneo” ai politici e ai loro consulenti. Lo scienziato fa anche appello all’azione: “Il Nord deve aiutare il Sud ad adattarsi, per garantire stabilità alle economie dei Paesi del bacino meridionale. Ogni tonnellata di CO2 ridotta fa la differenza”.

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