8 Agosto 2022
Cambiamenti climatici Clima Risorse e rifiuti

HFC: verso l’abbandono dei gas refrigeranti dannosi per l’ambiente

HFC Ispra

Lo Studio dell’ISPRA sulle alternative agli idrofluorocarburi segnala che il mercato si sta adeguando al Regolamento europeo più rapidamente rispetto alle previsioni iniziali, con i settori della refrigerazione e dell’antincendio a buon punto per alternative “sostenibili”, mentre il settore del condizionamento, invece, non risulta essere ancora pronto a passare a refrigeranti alternativi diversi dagli HFC.

L’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha pubblicato il 7 giugno 2018 lo “Studio sulle alternative agli idrofluorocarburi (HFC) in Italia”. Gli Idrofluorocarburi (HFC) sono i gas refrigeranti tra i più diffusi sul mercato; hanno sostituito in passato i Clorofluorocarburi (CFC) e gli Idroclorofluorocarburi (HCFC) dannosi per l’ozono. L’eliminazione completa del cloro dalla composizione dei refrigeranti ha portato all’introduzione degli HFC. Anch’essi, però, non risultano essere perfettamente eco-compatibili: il significativo aumento delle emissioni in atmosfera di questi gas contribuisce ad aumentare l’effetto serra ed è per questo che si sta avviando un percorso verso una loro graduale eliminazione.

L’Unione Europea, già da diversi anni, ha adottato una severa politica di riduzione dell’uso degli HFC e la legislazione risulta in linea con gli obiettivi definiti nell’emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal, approvato dopo ben 7 anni di negoziati che prevede la loro eliminazione progressiva entro il 2050, azione questa che da sola contribuirebbe a ridurre di 0,5 °C il riscaldamento globale.

L’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha certificato che  nel 2016, il loro consumo è stato il più basso da quando è iniziata la segnalazione per la loro graduale eliminazione, essendosi rivelati più determinanti nel riscaldamento globale di quelli che avevano sostituito (CFC) che erano a loro volta lesivi dello strato di ozono.

Il Ministero dell’Ambiente (MATTM) ha siglato un Accordo di collaborazione tecnica con ISPRA per definire lo stato dell’arte in Italia in merito alle alternative non clima-alteranti agli HFC, basato su dati e informazioni derivanti dalle attività istituzionali dell’ISPRA, sull’analisi della letteratura scientifica internazionale e sul coinvolgimento delle associazioni di categoria e di altri stakeholder.

I settori indagati sono stati la refrigerazione, la climatizzazione, le schiume, l’aerosol e i sistemi fissi di protezione antincendio, individuando per ognuno di essi gli HFC maggiormente impiegati, le sostanze e/o tecnologie alternative, i possibili punti di forza, le criticità del settore e le prospettive future.

La ricognizione, la prima a livello nazionale, ha fatto emergere diverse criticità in relazione alla disponibilità dei dati necessari per fare un primo stato dell’arte del Sistema Paese.

Il Regolamento (UE) n. 517/2014, entrato in vigore il 1° gennaio 2015, fissa un tetto massimo al consumo degli HFC, al fine di ottenerne una riduzione del 79% entro il 2030. Nello specifico le date del graduale fase down saranno le seguenti: dal 1° gennaio 2015 sarà vietato introdurre sul mercato refrigeratori Domestici e Congelatori che contengano HFC con GWP maggiore di 150. Toccherà poi ai refrigeratori e congelatori commerciali. Quelli che contengono HFC con GWP maggiore di 2500  (R404a, R507….) saranno banditi a partire dal 1°gennaio 2020, mentre quelli contenenti HFC con GWP uguale o maggiore a 150 dovranno sparire dal mercato entro il 1° gennaio 2022. Sempre entro il 2022 sarà poi la volta di sistemi di refrigerazione centralizzati multipack per uso commerciale con una capacità di 40 kW o più che contengono gas fluorurati con potenziale di riscaldamento globale maggiore o uguale a 150. Infine, nel 2025 il fase down si concluderà con il divieto di immettere impianti di condizionamento monosplit contenenti meno di 3 kg di gas fluorurati ad effetto serra e con GWP maggiore o uguale a 750.

Dall’analisi condotta dall’ISPRA è emerso che il mercato si sta adeguando alle prescrizioni del Regolamento  molto più rapidamente rispetto alle previsioni iniziali, con un’ accelerazione verso i refrigeranti climate friendly, per effetto di strategie e logiche di mercato. Queste ultime da un lato hanno determinato nel 2017 un aumento esponenziale dei prezzi degli HFC con potere climalterante da parte dei distributori, e dall’altro una riduzione della loro disponibilità sul mercato, tanto che alcuni utilizzatori già oggi denunciano difficoltà di approvvigionamento.

Attualmente le alternative disponibili nel lungo periodo in grado di rispettare i vincoli più stringenti in termini di potere climalterante sono i refrigeranti naturali (anidride carbonica, idrocarburi e ammoniaca) e i gas refrigeranti fluorurati di IV generazione (HFO), ma per esigenze e criticità differenti non sono adeguate per tutti i settori. A differenza degli HFC, infatti, il passaggio a queste alternative comporta nuove criticità legate a tossicità, infiammabilità, corrosività, alte pressioni di lavoro e perdite in termini di efficienza energetica.

Il settore della refrigerazione è stato il primo comparto a mettere in atto misure per adeguarsi al Regolamento F-gas, in quanto maggiore utilizzatore di due refrigeranti ad elevato potere climalterante. Il comparto della refrigerazione domestica è già migrato ai refrigeranti naturali: i frigoriferi domestici utilizzano da tempo l’isobutano come fluido frigorigeno. Nel campo della refrigerazione commerciale le alternative possibili dipendono dalla taglia e dal tipo di sistema. Il settore del condizionamento invece non risulta essere ancora pronto a passare a refrigeranti alternativi diversi dagli HFC ed anche mantenere in vita le attuali produzioni sta diventando sempre più difficile, a causa della drastica diminuzione della disponibilità degli HFC e dell’aumento del loro costo. Gli altri settori, schiume, aerosol e sistemi fissi di protezione antincendio sono pronti a passare alle alternative (refrigeranti naturali, HFO, o gas chimici), alcune della quali già utilizzate.

Sebbene l’Italia non sia produttrice di sostanze refrigeranti, notevole è l’impegno delle nostre imprese nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie e componenti nei settori che utilizzano gli HFC. Nel nostro Paese esistono infatti realtà imprenditoriali leader mondiali nei settori della refrigerazione, condizionamento, schiume e sistemi fissi antincendio che si impongono sui mercati internazionali grazie alle loro innovative tecnologie, alla personalizzazione del prodotto in base alle esigenze del cliente, alle condizioni climatiche e alle condizioni locali.

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