A pochi giorni dall’inizio della COP29 di Baku, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e il Global Atmosphere Watch (GAW) hanno pubblicato il Bollettino 2024 sui gas serra, da cui emerge che il calore intrappolato nell’atmosfera nel 2023 ha raggiunto un nuovo record, segnalando la necessità di maggior impegni da parte dei Governi per rispettare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi.
–Le concentrazioni di CO2 sono aumentate dell’11,4% in soli 20 anni.
–La lunga durata della CO2 nell’atmosfera sta determinando l’aumento futuro della temperatura.
–El Niño e gli incendi della vegetazione hanno alimentato l’ondata di eventi nella seconda parte del 2023.
–L’efficacia dei pozzi di carbonio come le foreste non può essere data per scontata.
–È necessaria una migliore comprensione dei feedback carbonio-clima.
Sono gli aspetti chiave che emergono dalBulletinn. 20“The State of Greenhouse Gases in the Atmosphere Based on Global Observations through 2023”, pubblicato il 28 ottobre 2024 dallaWorld Meteorological Organization(WMO) e dalGlobal Atmosphere Watch(GAW), l’iniziativa di monitoraggio dei gas serra, lanciata nel 2022 dalla WMO con l’obiettivo di colmare le lacune informative critiche e fornire un quadro operativo integrato che riunisca sotto lo stesso tetto tutti i sistemi di osservazione basati sullo spazio e sulla superficie, nonché le capacità di modellazione e assimilazione dei dati.
Per consuetudine il Bollettino viene pubblicato qualche settimana prima della Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC-COP), che quest’anno (COP29) si svolgerà in Azerbaigian (Baku, 11-24 novembre 2024), della quale costituisce, insieme all’Emissions Gap Reportdell’UNEPsul divario delle emissioni diffuse in atmosfera rispetto a quelle che sarebbero necessarie per mantenere il riscaldamento globale entro i limiti previsti dall’Accordo di Parigi, unpunto di riferimento preliminare ai lavori della COP.
Il Bollettino riporta le frazioni molari superficialimedie globali di anidride carbonica(CO2),metano(CH4) eprotossido di azoto (N2O), confrontando questi valori con quelli dell’anno precedente e dei livelli preindustriali. Inoltre, fornisce approfondimenti sui cambiamenti nel forzante radiativo, l’effetto di riscaldamento sull’atmosfera da parte dei gas serra di lunga durata, e descrive in dettaglio ilcontributo dei singoli gas a questo effetto.
Nel 2023 la concentrazione media globale diCO2 in superficie, ha raggiunto 420,0 parti per milione (ppm), ilmetano 1.934 parti per miliardoe ilprotossido di azoto 336,9 parti per miliardo(ppb), valori che sono il151%, il265%e il125% dei livelli preindustriali(prima del 1750), calcolati sulla base delle osservazioni a lungo termine all’interno della rete di stazioni di monitoraggio GGAW.
“Un altro anno, un altro record– ha affermato la Segretaria generale della WMO,Celeste Saulo–Questo dovrebbe far suonare i campanelli d’allarme tra i decisori. Siamo chiaramente fuori strada per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e puntare a 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali. Queste sono più che semplici statistiche. Ogni parte per milione e ogni frazione di grado di aumento della temperatura ha un impatto reale sulle nostre vite e sul nostro pianeta“.

L’aumento del 2023 di CO2 nell’atmosfera è stato superiore a quello del 2022, sebbene inferiore a quello dei tre anni precedenti. L’aumento annuale di 2,3 ppm ha segnato il 12° anno consecutivo con un aumento superiore a 2 ppm.
Durante gli anni diEl Niño, i livelli di gas serra tendono ad aumentare perché la vegetazione più secca e gli incendi boschivi riducono l’efficienza dei pozzi di carbonio terrestri.
“Il Bollettino avverte che ci troviamo di fronte a un potenziale circolo vizioso– ha aggiuntoKo Barret,Vicesegretario generale della WMO –La variabilità climatica naturale gioca un ruolo importante nel ciclo del carbonio. Ma nel prossimo futuro, il cambiamento climatico stesso potrebbe far sì che gli ecosistemi diventino fonti maggiori di gas serra. Gli incendi boschivi potrebbero rilasciare più emissioni di carbonio nell’atmosfera, mentre l’oceano più caldo potrebbe assorbire meno CO2. Di conseguenza, più CO2 potrebbe rimanere nell’atmosfera accelerando il riscaldamento globale. Questi feedback climatici sono preoccupazioni critiche per la società umana“.
Secondo l’indice annuale dei gas serra dellaNational Oceanic and Atmospheric Administration(NASA), dal 1990 al 2023 il forzante radiativo, ovverol’effetto di riscaldamento sul nostro clima, causato dai gas serra di lunga durata,è aumentato del 51,5%, con la CO2 responsabile di circa l’81% di questo aumento.
Finché continueranno le emissioni, i gas serra continueranno ad accumularsi nell’atmosfera, portando all’aumento della temperatura globale. Data la vita estremamente lunga della CO2 in atmosfera,il livello di temperatura già osservato persisterà per diversi decenni, anche se le emissioni venissero rapidamente ridotte a zero netto.
L’ultima volta che sulla Terra si è verificata una concentrazione diCO2 paragonabile è stata 3-5 milioni di anni fa, quando la temperatura era più alta di 2-3 °C e il livello del mare era più alto di 10-20 metri rispetto a oggi.

Anidride carbonica (CO2)
LaCO2 è il gas serra più importante presente nell’atmosfera legato alle attività umane, responsabile di circa il 64% dell’effetto riscaldante sul clima, dovuto principalmente alla combustione di combustibili fossili e alla produzione di cemento.
L’aumento del 2023 di CO2 nell’atmosfera è stato superiore a quello del 2022, sebbene inferiore a quello dei tre anni precedenti. L’aumento annuale di 2,3 ppm ha segnato il 12° anno consecutivo con un aumento superiore a 2 ppm, mentre l’aumento nell’anno 2023 è stato uno dei più grandi (2,8 ppm).
L’aumento di CO2 a lungo termine è dovuto alla combustione di combustibili fossili, ma ci sono variazioni di anno in anno dovute all’El Niño-Southern Oscillation(ENSO) che ha un impatto sull’assorbimento di CO2 fotosintetica, sullo scambio respiratorio e sugli incendi. A maggio 2023, la Terra è passata da una La Niña lunga 3 anni a El Niño.
Metano (CH4)
Il CH4, potente gas serra che rimane nell’atmosfera per circa un decennio, è responsabile di circa il16% dell’effetto riscaldante dei gas serra di lunga durata. Circa il40% del metano viene emesso nell’atmosfera da fonti naturali (ad esempio, zone umide e termiti), e circa il 60% proviene da fonti antropogeniche(ad esempio, ruminanti, coltivazione del riso, sfruttamento dei combustibili fossili, discariche e combustione di biomassa).
La crescita del metano atmosferico nel 2023 è stata inferiore a quella del 2022, ma è stata da record per il periodo di cinque anni. Un’analisi dettagliata indica un aumento delle emissioni da fonti quali zone umide e agricoltura, che potrebbe essere dovuto almeno in parte al feedback climatico in corso che aumenta ulteriormente le emissioni di gas serra dai sistemi naturali.
Protossido di azoto (N2O)
Il protossido di azoto è sia un potente gas serra che una sostanza chimica che impoverisce l’ozono. Rappresenta circa il6% del forzante radiativo dei gas serra di lunga durata. N2O viene immesso nell’atmosfera siada fonti naturali (circa il 60%)sia dafonti antropiche (circa il 40%), tra cui oceani, terreni, combustione di biomassa, uso di fertilizzanti e vari processi industriali.
Per il protossido di azoto,l’aumento dal 2022 al 2023 è stato inferiore a quello osservato dal 2021 al 2022,

