27 Maggio 2022
Manifestazioni e celebrazioni Risorse e rifiuti Sostenibilità

Ecowaves: coordinamento transnazionale per la gestione sostenibile dei rifiuti portuali

Durante un Seminario tecnico del progetto svolto in Ancona i rappresentanti dei partner hanno potuto toccare con mano la qualità e l’efficienza delle attrezzature e del know how di Fulmar Barcaioli Ancona Srl, da decenni in prima linea per il ritiro dei rifiuti solidi e liquidi dalle navi e per la prevenzione ed il disinquinamento da idrocarburi/sostanze oloese nello scalo dorico.

di Alberto Piastrellini

Il futuro della gestione sostenibile dei rifiuti prodotti dalle navi si arricchisce di una rete transfrontaliera fra i porti dell’Adriatico e dello Ionio che hanno sottoscritto un Accordo durante il Seminario tecnico transnazionale sulla gestione dei rifiuti in porto del Progetto europeo Ecowaves che si è tenuto in Ancona in data 24 febbraio presso la sededell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale alla presenza dell’Ambasciatore Fabio Pigliapoco, Senior Advisor Segretariato Iniziativa Adriatico-Ionica e di Sergio Prete, Presidente dell’Adsp del Mare Ionio-porto di Taranto che coordina il progetto.

Assieme all’Ammiraglio Giovanni Pettorino, Commissario straordinario dell’Adsp del Mare Adriatico Centrale erano presenti alla firma i rappresentanti dei soggetti partner del progetto: l’Autorità portuale di Igoumenitsa in Grecia, il Porto di Valona in Albania, il Ministero del Montenegro per il trasporto e gli Affari Marittimi, le Agenzie di sviluppo locali della Contea di Zara in Croazia, la Regione della Primorska settentrionale in Slovenia, e l’Associazione commerciale per gli investimenti Eco zone Ada Hujia della Repubblica Serba.

Ecowaves nasce con l’obiettivo di prevenire l’aumento di rifiuti plastici e non solo nel mare e all’uopo intende sostenere lo sviluppo e il coordinamento di metodologie transnazionali per la gestione sostenibile dei rifiuti prodotti dalle navi nei Paesi coinvolti dal programma Adrion (che promuove lo sviluppo economico e sociale sostenibile nelle aree adriatiche e ioniche) nella Macroregione Adriatico Ionica.

La considerazione che ha mosso i promotori dell’iniziativa è scaturita dalla consapevolezza della presenza di rischi ambientali legati all’eventuale scarico illegale dei rifiuti delle navi e alla gestione, talvolta, non sempre adeguata dei rifiuti portuali.

La firma dell’Accordo durante il Seminario Tecnico

La necessità di agire in termini di prevenzione impone, dunque, l’elaborazione di una strategia transnazionale per la gestione dei rifiuti in ambito portuale e la costituzione di una rete transnazionale per la protezione ambientale in ambito portuale.

Il corso del progetto Ecowaves ha già visto i partner coinvolti nell’analisi dettagliata sullo stato ecologico degli specchi acquei portuali, sulla produzione di rifiuti da parte delle navi e sulla loro modalità di gestione; a questo punto si prevede la realizzazione di studi di fattibilità e azioni pilota volti a definire un modello da applicare all’area Adriatico-Ionica.

Il mare, come ha sottolineato l’Ammiraglio Giovanni Pettorino è: “Una risorsa così preziosa di cui siamo talvolta inconsapevoli e che, in Italia, interessa 8 mila chilometri di costa su un totale di 46 mila dell’area mediterranea, con una superficie marina di 500 mila chilometri quadrati, il doppio di quella terrestre di 300 mila km quadrati. Uno spazio che offre opportunità economiche e di cui dobbiamo valorizzare il grande valore ambientale”. Di qui la necessità di sviluppare attività sinergiche fra i Paesi europei per prevenirne l’inquinamento.

A fargli eco il Capitano di Vascello Donato De Carolis, Comandante del Porto di Ancona che ha rimarcato come l’evento sia “una preziosa e proficua opportunità per fare squadra nello sforzo che ci accomuna, pur nell’ambito delle diverse competenze, di elevare a sistema e in modo concreto l’implementazione di processi di transizione ecologica nei settori produttivi marittimo-portuali”.

Le questioni ambientali sono di fondamentale importanza quando si parla di mare e del nostro Pianeta”, ha affermatoIda Simonella, Assessora al Porto del Comune di Ancona;“Ancora di più – ha rimarcato nell’illustrare le peculiarità dello scalo dorico – quando parliamo di un porto che è dentro la città”.

Al termine del Seminario, i convenuti hanno visitato alcune aziende storiche che fanno parte del sistema portuale di gestione dei rifiuti portuali e, per approfondire la questione, con una di queste, la Fulmar Srl abbiamo rivolto alcune domande alla titolare, Esther Marianna Moretti.

Visita alla motonave “Marco”

Può raccontarci l’esperienza di Fulmar all’interno del porto di Ancona?

La nostra è una realtà storica ben radicata nel Porto di Ancona con oltre trenta anni di esperienza nei servizi di trasporto merci e personale porto-navi e viceversa, nonché nel ritiro dei rifiuti solidi e liquidi dalle navi in rada e nel ritiro dei rifiuti liquidi dalle navi ormeggiate in porto.

Non solo, i nostri operatori lavorano con le migliori tecnologie ed un invidiabile know how negli interventi di antinquinamento, di disinquinamento e tutela ambientale portuale: sia per quanto concerne la prevenzione dei rischi di sversamento di sostanze oleose e idrocarburi, sia in caso di incidente.

In questi casi possiamo contare sulla nostra motonave “Marco” attrezzata con panne a bordo, ulteriori panne in magazzino pronte ad essere impiegate in caso di bisogno, uno skimmer di ultimissima generazione e tutti i più innovativi materiali assorbenti, molto più efficaci e meno dannosi per l’ambiente delle sostanze disperdenti che venivano utilizzate un tempo.

Quali feedback avete ricevuto durante la visita dei partner del Progetto europeo Ecowaves?

Al termine del Seminario tecnico abbiamo accolto tutti i partner del progetto Ecowaves presso la banchina ove era ormeggiata la motonave “Marco” per consentire loro di “toccare con mano” le tecnologie e le strumentazioni che utilizziamo per il ritiro dei rifiuti liquidi e per le operazioni di antinquinamento e di disinquinamento.
Devo dire che le reazioni sono state molto positive, abbiamo ricevuto diverse manifestazioni di interesse anche per le dimensioni dell’imbarcazione stessa che su 24 m di lunghezza ha la capacità di stoccare 150 m3 di rifiuti liquidi. La cosa che ci ha inorgogliti di più è stata la considerazione fatta da alcuni rispetto all’opportunità che ogni porto dovrebbe avere in termini di simili attrezzature.

Quali sono, dal vostro punto di vista le problematiche legate alla gestione dei rifiuti in ambito portuale?

Purtroppo, ci scontriamo ancora con una certa rigidità nel voler conferire, in questo, devo dire che la declinazione del concetto di “mentalità green” è più ancorata al colore dei soldi più che all’ambiente.

Però c’è un obbligo al conferimento…

Certo, ma sui rifiuti di tipo alimentare sui quali non si può derogare. Per tutte le altre categorie, invece, vi sono casi nei quali le navi sono autorizzate a partire in deroga secondo le singole capacità di stoccaggio per ogni categoria di rifiuto.

Senza un controllo transfrontaliero della intera filiera c’è la possibilità di eludere la norma e avere pesanti conseguenze ambientali, soprattutto in considerazione che su un bacino chiuso e molto trafficato come l’Adriatico non tutti i Paesi applicano con uguale severità regole controlli.

Senza contare un aspetto problematico costituito dagli scarichi a mare di quelle navi che hanno a bordo impianti di trattamento di acque nere e grigie. Questi impianti vengono controllati e autorizzati al momento dell’installazione, ma poi non esistono altri controlli per verificare la composizione delle acque che vengono poi sversate a mare post-trattamento.

Quindi, per rispondere alla sua domanda, da un lato perdura una scarsa propensione a conferire, nel nostro caso, rifiuti liquidi in impianti idonei; dall’altro maglie troppo larghe nella rete normativa che consentono una possibile elusione delle norme stesse.

Qual è la frazione più pesante in termini di materiale di scarto prodotta dalle navi tra i rifiuti liquidi che vengono conferiti?

La maggior parte è costituita da acque di sentina, ovvero acqua contaminata da residui oleosi, gasolio, lavaggi di olio minerale da trafilamenti in sala macchine, ecc.; a seguire troviamo acque nere/grigie e morchie, ossia residui densi di idrocarburi con bassa percentuale di acqua; queste ultime da scaricare con particolare attenzione data l’alta temperatura con la quale, solitamente, vengono trasferite.

Voi siete degli operatori locali con una esperienza pluriennale nel porto di Ancona, cosa vi sentite di suggerire ai decisori che dovranno elaborare una strategia transnazionale per la gestione dei rifiuti in ambito portuale?

A mio avviso il primo punto da inserire in una eventuale “agenda” è la maggior attenzione all’ambiente se si vorrà ancora avere un mare da vivere e da godere appieno.

Questa maggior attenzione dovrebbe concretizzarsi in norme più stringenti e maggiori controlli; le autorità competenti dovrebbero controllare meglio ciò che viene dichiarato nel porto di partenza e in quello di arrivo, che vi sia, cioè una corrispondenza fra le varie documentazioni: rifiuti dichiarati/rifiuti prodotti/rifiuti conferiti/rifiuti trattenuti a bordo.

Non guasterebbe un tracciamento di quello che la nave produce durante la sua navigazione e quello che poi dichiara per conferimento.

Spesso le autorità italiane hanno difficoltà a ricostruire questi passaggi perché si rapportano anche con Paesi dove controlli similari sono meno accurati e, pertanto, ben vengano iniziative di cooperazione mirate all’elaborazione di una strategia univoca per la gestione dei rifiuti portuali e la costituzione di una rete fra porti di diversi Paesi finalizzata a contribuire alla protezione dell’ambiente anche a partire da ciò che avviene in ambito portuale.

Consideriamo, infine, che se è pur vero che gran parte dell’opinione pubblica è costantemente sensibilizzata al problema gravissimo della plastica in mare, sia quella galleggiante, sia quella immersa a vari gradi pezzatura, è altrettanto vero che una frazione importante dell’inquinamento marino è data dallo sversamento di rifiuti liquidi che è meno visibile nel quotidiano (al di là dei grandi incidenti che escono sulle cronache) ma altrettanto grave in termini ambientali.

Foto di copertina: Gruppo dei partner presso la motonave “Marco”

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