23 Maggio 2022
Efficienza energetica Energia Fonti rinnovabili

ETC “Mission possible”: come raggiungere un’economia net zero al 2050

Il nuovo Rapporto della Commissione per le Transizioni Energetiche (ETC) “ Rendere possibile la missione” evidenzia le azioni necessarie per raggiungere un’economia decarbonizzata entro il 2050, comprese le priorità delineate dagli esponenti del settore energetico, industriale, finanziario, accademico e ambientalista, che fanno parte della coalizione.

Un’economia globale a zero emissioni entro la metà del secolo è tecnologicamente ed economicamente possibile e richiederà una profonda trasformazione del sistema energetico globale.

È questo l’assunto contenuto nel nuovo Rapporto Making Mission Possible. Delivering a Net-Zero Economy” pubblicato il 16 settembre 2020 da Energy Transitions Commission (ETC), una coalizione di ONG nata nel 2015 per promuovere l’Accordo di Parigi, di cui fanno parte banchieri, professori universitari e rappresentanti di istituzioni internazionali sia di carattere ambientalista, come Rocky Mountain Institute e World Resources Institute, sia dell’industria, anche petrolifera e mineraria, quali ArcelorMittal, Snam, Iberdrola, Ørsted, Volvo Group e BP.

Il Rapporto sottolinea che l’elettrificazione pulita sarà la via principale per la decarbonizzazione, integrata da idrogeno, biomassa sostenibile e combustibili fossili combinati con la cattura del carbonio (CCS) ed esorta i Governi, gli investitori, le aziende e la società civile a collaborare per accelerare l’implementazione di soluzioni a zero emissioni di carbonio prima del 2030, in modo da mettere a portata di mano gli obiettivi di metà secolo.

In termini economici, ETC sostiene che è tecnicamente ed economicamente possibile avere un’economia senza emissioni di carbonio a un costo totale pari allo 0,49 del PIL globale, adottando 3 passaggi
Utilizzare meno energia, migliorando al contempo il livello di vita nelle economie in via di sviluppo, conseguendo notevoli miglioramenti nell’efficienza energetica e passando a un’economia circolare.

Aumentare la fornitura di energia pulita costruendo enormi capacità di generazione di energia pulita a basso costo, tramite investimenti nelle fonti rinnovabili 6 volte superiori rispetto ai livelli del 2019, espandendo altre fonti di energia a zero emissioni di carbonio come l’idrogeno che potrebbe rappresentare il 15-20% della domanda finale di energia.

Utilizzare l’energia pulita in tutti i settori dell’economia, elettrificando molte applicazioni negli edifici, nei trasporti e nell’industria, implementando nuove tecnologie e processi che utilizzano l’idrogeno, la biomassa sostenibile o la cattura del carbonio in settori che non possono essere elettrificati (come l’industria pesante, il trasporto a lunga distanza e l’aviazione).

Rispetto ai numerosi altri Rapporti che si susseguono in questi mesi per indicare ai Governi  come riprendersi dalla pandemia di Covid-19 e utilizzare il maggior tempo per il differimento di un anno della COP26 per rivedere i propri contributi nazionali (NDC) di riduzione delle emissioni, come previsto dall’Accordo di Parigi, il Rapporto dell’ETC si caratterizza per non fare eccessivo affidamento su soluzioni basate sulla natura o sui crediti per lo stoccaggio del carbonio, comuni in molti programmi di decarbonizzazione sia pubblici che privati.

Il Rapporto delinea 3 priorità critiche per gli anni 2020 e le azioni pratiche che le nazioni e le parti non statali possono impegnarsi in vista della COP26 per mettere a portata di mano gli obiettivi di metà secolo.

1. Accelerare l’implementazione di comprovate soluzioni a zero emissioni di carbonio. I Governi, gli investitori e le aziende devono lavorare congiuntamente per sviluppare le enormi capacità di generazione di energia a zero emissioni di carbonio per consentire l’elettrificazione pulita dell’economia.

2. Creare la giusta politica e l’ambiente di investimento. Rimuovere i sussidi ai combustibili fossili; aumentare i prezzi del carbonio in combinazione con aggiustamenti per introdurre un prezzo del carbonio sulle importazioni di prodotti (carbon border adjustment) in assenza di un prezzo concordato a livello internazionale; mettere in atto regolamenti – come specifiche sui combustibili (mandatory fuels) o obblighi sulle emissioni del ciclo di vita per i prodotti – che creino le condizioni per incentivare la decarbonizzazione  laddove i segnali di prezzo sono insufficienti; collaborare con le istituzioni finanziarie per incanalare gli investimenti non solo verso le attività verdi ma anche verso le industrie ad alta intensità energetica che stanno effettuando la loro transizione.

3. Portare sul mercato la prossima ondata di tecnologie a zero emissioni di carbonio per i settori che hanno difficoltà a ridurle. Concentrare l’attenzione negli anni 2030-2040 sulla R&S pubblica e privata per le tecnologie decisive (comeidrogeno, combustibili sostenibili o cattura del carbonio) per creare la domanda di nuovi prodotti e servizi verdi (“club di acquirenti verdi”, appalti pubblici e regolamenti sui prodotti), finanziando i progetti pilota su scala commerciale attraverso un uso intelligente dei fondi pubblici e di riduzione dei rischi insieme al capitale privato.

Il percorso proposto dalla ETC consentirebbe a tutte le economie sviluppate di raggiungere le emissioni nette zero al più tardi entro il 2050, compresa la Cina che ha le risorse e la leadership tecnologica per diventare una ricca economia sviluppata a zero emissioni di carbonio, mentre gli altri Paesi in via di sviluppo sarebbero in grado di net zero emissions al più tardi entro il 2060, ma sono necessari finanziamenti per lo sviluppo per ridurre i rischi e attrarre investimenti verdi privati.

Non c’è dubbio che dar vita ad un’economia zero carbon di cui abbiamo bisogno entro il 2050 è possibile sia tecnologicamente che economicamente – ha affermato Lord Adair Turner, Co-Presidente di ETC – Ma zero deve significare zero emissioni, non un piano che faccia affidamento sull’uso permanente e su larga scala di “compensazioni” per bilanciare le continue emissioni di gas serra. L’azione nel prossimo decennio è cruciale, altrimenti sarà troppo tardi”.

Il Rapporto riconosce che rimangono importanti sfide politiche ed economiche. Ad esempio, si evidenziano gli impatti negativi sull’occupazione in tre settori: estrazione del carbone, produzione di automobili e allevamento di bestiame. Tuttavia, le difficoltà per i lavoratori determinate dalla transizione energetica sarà “molto meno significativa” rispetto ad altre trasformazioni già in atto, come l’automazione e la digitalizzazione.

Il Rapporto integra i risultati del precedente Rapporto del 2018 e dei successivi studi specifici per regione con analisi aggiornate per riflettere le ultime tendenze nella disponibilità e nei costi delle tecnologie chiave per la riduzione delle emissioni.

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