8 Dicembre 2022
Economia e finanza

DESI 2022: l’Italia risale dal 20° al 18° posto

Nel DESI 2022, la relazione della Commissione UE sulla digitalizzazione dell’economia e della società, il nostro Paese guadagna 2 posizioni per i buoni risultati nella connettività e nell’integrazione delle tecnologie digitali, ma rimane ancora indietro rispetto alla media europea per i servizi pubblici digitali e soprattutto per scarse competenze.

La Commissione UE ha pubblicato il 28 luglio 2022 l’annuale relazione Indice di digitalizzazione dell’economia e della società” (DESI) che registra i progressi compiuti dagli Stati membri dell’UE nel proprio sviluppo digitale.

Ne emerge che durante la pandemia di Covid-19, gli Stati membri hanno compiuto progressi nei loro sforzi di digitalizzazione ma le imprese stentano tuttora ad adottare tecnologie digitali fondamentali, come l’intelligenza artificiale (IA) e i big data, permane lenta la diffusione di reti 5G avanzate, e le competenze digitali sono un altro settore importante in cui gli Stati membri devono compiere progressi più ampi.

Il dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRD), lo strumento fondamentale al centro di NextGenerationEU per aiutare l’UE ad uscire dalla crisi più forte e resiliente, sottolinea la Commissione UE, con circa 127 miliardi di euro destinati a riforme e investimenti nel settore digitale, offre un’opportunità senza precedenti che l’UE e gli Stati membri non possono lasciarsi sfuggire, per accelerare la trasformazione digitale.

Il ritmo della digitalizzazione si sta intensificando – ha affermato Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale – La maggior parte degli Stati membri sta compiendo passi avanti nella costruzione di una società e di un’economia digitale resilienti. Dall’inizio della pandemia abbiamo compiuto sforzi notevoli per sostenere gli Stati membri in questa transizione, ad esempio tramite i piani per la ripresa e la resilienza, il bilancio dell’UE o, più di recente, anche tramite il dialogo strutturato su istruzione e competenze digitali. Perché dobbiamo sfruttare al massimo gli investimenti e le riforme necessari per conseguire gli obiettivi del decennio digitale nel 2030. Quindi il cambiamento deve realizzarsi da subito.”

Poiché gli strumenti digitali diventano parte integrante della vita quotidiana e della partecipazione alla società, le persone prive di adeguate competenze digitali rischiano di essere lasciate indietro. Solo il 54% degli europei di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base. L’obiettivo del Decennio digitale, presentato nel settembre 2021 e che dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno, è di arrivare almeno al’80% entro il 2030. Inoltre, sebbene tra il 2020 e il 2021 siano entrati nel mercato del lavoro 500 000 specialisti di TIC, i 9 milioni di specialisti dell’UE sono ben al di sotto dell’obiettivo di raggiungere i 20 milioni di specialisti di TIC entro il 2030 , e non sono sufficienti a rimediare alla carenza di personale qualificato che sta affliggendo le imprese. Nel 2020 oltre metà delle imprese dell’UE (il 55%) segnalava difficoltà nel coprire i posti vacanti di specialisti in TICTale carenza rappresenta un pesante ostacolo alla ripresa e alla competitività delle imprese dell’UE. La mancanza di competenze specialistiche sta inoltre frenando gli sforzi dell’UE per conseguire gli obiettivi del Green Deal. Sono quindi necessari sforzi ingenti per la riqualificazione e lo sviluppo delle competenze della forza lavoro.

Ci stiamo avvicinando ai nostri obiettivi digitali e dobbiamo continuare a impegnarci per fare dell’UE un leader mondiale nella corsa alla tecnologia – ha aggiunto durante la Conferenza stampa di presentazione il Commissario per il Mercato interno, Thierry Breton – Il DESI ci mostra dove dobbiamo impegnarci ancora più a fondo, ad esempio per stimolare la digitalizzazione dell’industria, comprese le PMI. Dobbiamo intensificare gli sforzi affinché nell’UE ogni PMI, ogni impresa e ogni settore disponga delle migliori soluzioni digitali e abbia accesso a un’infrastruttura di connettività digitale di prim’ordine“.

Il DESI 2022, come di consueto, contiene i profili nazionali per aiutare gli Stati membri a individuare i settori di intervento prioritari, e capitoli tematici, che forniscono un’analisi a livello dell’UE nei 4 principali ambiti strategici: capitale umano; connettività; integrazione delle tecnologie digitali; servizi pubblici digitali. Inoltre, le relazioni nazionali DESI offrono, oltre alla valutazione delle politiche digitali nazionali, una panoramica degli investimenti e delle riforme digitali contenuti nei Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR).

In particolare, il PNRR italiano, il più cospicuo dell’intera UE, ammonta a 191,5 miliardi di euro, di cui il 25,1 % ossia 48 miliardi di euro è destinato alla transizione digitale

Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia restano all’avanguardia dell’UE. Ma anche questi paesi presentano lacune in settori chiave: la diffusione di tecnologie digitali avanzate quali l’IA e i big data, che rimane al di sotto del 30% e molto lontana dall’obiettivo del decennio digitale del 75% per il 2030; la diffusa carenza di personale qualificato, che rallenta il progresso generale e porta all’esclusione digitale.

Secondo la Commissione UE, vi è una tendenza complessivamente positiva alla convergenza: l’UE continua a migliorare il proprio livello di digitalizzazione e gli Stati membri che sono partiti da livelli inferiori stanno gradualmente recuperando terreno, crescendo a un ritmo più rapido. In particolare, Italia, Polonia e Grecia hanno notevolmente migliorato i loro punteggi DESI negli ultimi cinque anni, implementando investimenti sostenuti con un focus politico rafforzato sul digitale, supportato anche da finanziamenti europei.

Il nostro Paese quest’anno si pone al 18° posto, avanzando di 2 posizioni rispetto al DESI 2021.

Poiché l’Italia è la terza economia dell’UE per dimensioni, i progressi che essa compirà nei prossimi anni nella trasformazione digitale saranno cruciali per consentire all’intera UE di conseguire gli obiettivi del decennio digitale per il 2030 – sottolinea la Commissione UE nel profilo dell’ItaliaL’Italia sta guadagnando terreno e, se si considerano i progressi del suo punteggio DESI negli ultimi cinque anni, sta avanzando a ritmi molto sostenuti. Negli ultimi anni le questioni digitali hanno acquisito attenzione politica, in particolare grazie all’istituzione di un ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, all’adozione di varie strategie chiave e al varo di molte misure strategiche. Ciò premesso, la trasformazione digitale sconta ancora varie carenze cui è necessario porre rimedio”.

Per quanto riguarda il Capitale umano, emerge che l’Italia sta colmando il divario rispetto all’UE in fatto di competenze digitali di base, tuttavia ad oggi oltre la metà dei cittadini italiani non dispone neppure di competenze digitali di base; la percentuale degli specialisti digitali nella forza lavoro italiana è inferiore alla media dell’UE; le prospettive per il futuro sono indebolite dai modesti tassi di iscrizione e laurea nel settore delle TIC. Se si desidera che l’UE consegua l’obiettivo del decennio digitale in termini di competenze digitali di base e specialisti TIC, è assolutamente necessario un deciso cambio di passo nella preparazione dell’Italia in materia di competenze digitali.

Per la Connettività, si si sono registrati progressi in termini di diffusione dei servizi a banda larga e di realizzazione della rete. Rimangono alcune carenze per quanto riguarda la copertura delle reti ad altissima capacità (compresa la fibra fino alla sede dell’utente), che è ancora molto indietro rispetto alla media UE, nonché rispetto all’obiettivo del decennio digitale di una copertura universale entro il 2030.

Integrazione delle tecnologie digitali. La maggior parte delle PMI italiane (il 60 %) ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale; l’utilizzo di servizi cloud, in particolare, ha registrato una considerevole crescita. Se da un lato l’Italia si colloca in una buona posizione da questo punto di vista, e le cifre citate gettano le basi per un significativo contributo agli obiettivi del decennio digitale in fatto di digitalizzazione delle imprese, dall’altro la diffusione di altre tecnologie cruciali come i big data e l’intelligenza artificiale è ancora alquanto limitata.

Servizi pubblici digitali. L’Italia sta compiendo progressi nell’offerta di servizi pubblici digitali, riducendo così le distanze rispetto alla media UE. È necessario proseguire negli sforzi già intrapresi per consentire all’Italia di realizzare l’obiettivo del decennio digitale relativo alla disponibilità online del 100 % dei servizi pubblici principali per le imprese e i cittadini dell’Unione, e di rendere pienamente operativi i fascicoli sanitari elettronici. Benché solo il 40 % degli utenti di internet italiani faccia ricorso ai servizi pubblici digitali (rispetto a una media UE del 65 %), tale indicatore ha registrato una crescita considerevole negli ultimi due anni (con un aumento di 10 punti percentuali tra il 2020 e il 2022).

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